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Rubrica: "A tinte giallorosse"

“A tinte giallorosse”: Un calcio in quarantena

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Ci eravamo illusi, avevamo assaporato nuovamente l’ebbrezza di una partita dal vivo, con i nostri eroi a pochi passi da noi e non incastonati in un tubo catodico mal funzionante. Sembrava un nuovo inizio, un ritorno ai vecchi riti, alle antiche abitudini, ma l’illusione è durata solo lo spazio di miseri novanta minuti. Infatti, nel nuovo (l’ennesimo) DPCM emanato dal Presidente del Consiglio la falcidie delle restrizioni si è abbattuta – tra l’altro – anche sul calcio di Lega Pro, visto probabilmente come un figlio di un Dio minore.

Quindi, in buona sostanza, niente più – per il momento, poi si vedrà – mille spettatori, niente controlli ai tornelli, biglietti online, campagne pubblicitarie.

Niente da fare: dovremo abituarci all’impossibilità di essere felici per sottrazione dall’alto, ad assistere alle partite dei nostri beniamini da casa, sperando che i tecnici di Eleven Sports non ci facciano disperare, che il nostro amico dispettoso non ci comunichi il gol qualche attimo prima della sua realizzazione (come tutti sanno, gli eventi sono trasmessi in leggera differita) e poi, in ultima battuta, che i giallorossi non ci facciano brutti scherzi.

È un campionato anomalo, è già tanto se si arriverà fino alla fine, dovremo abituarci e sperare di svegliarci definitivamente da questo incubo che sta attanagliando il mondo intero. D’altronde, anche gli altri settori dello svago (cinema, teatri, musica dal vivo) stanno vivendo un anno maledetto con divieti che penalizzano migliaia di lavoratori, molti dei quali alle soglie della povertà. In cuor nostro, si spera che i provvedimenti presi dall’alto e senza alcun confronto con le parti, siano adottati in buona fede e non sulla scorta di spinte autolesionistiche e isteriche che potrebbero mandare il paese a carte quarantotto, con un impatto ben più devastante di questo orribile virus. Tornando al calcio giocato, non ci resta che ripetere un ritornello di Fausto Leali, in voga qualche anno fa: “non importa, io ti aspetterò “.

Antonio Ludovico