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Il Punto Primo Piano

Aquile in perenne “stato embrionale” – Il Punto

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Due passi indietro per il Catanzaro di Calabro. Questo ci restituisce la trasferta del “San Nicola” di Bari dove il mister salentino imposta una gara per rintuzzare unicamente le velleità baresi, come in quel di Terni, nella speranza di uscire indenni. E mentre il Bari si conferma la vera e, forse, unica rivale della Ternana per il primo posto, il Catanzaro naviga nella disperata ricerca di un’identità, in quel percorso di crescita che non si sa quando possa concludersi e diventare maturità.

 

GLI EX IN CASA BARI

Le motivazioni le avrebbe dovute avere il Catanzaro per dimostrare che Terni fosse stata solo una parentesi: in realtà Maita e compagni ne hanno dimostrate molte di più. L’ex capitano delle Aquile, letteralmente indemoniato, ha disputato una partita eccellente, come mai ammirato al “Ceravolo”. Ottima prestazione anche per D’Ursi e De Risio, Celiento il solito disciplinato combattente. In “zona mista” a fine gara un Auteri naturalmente soddisfatto del gol di Antenucci con il quale riesce a castigare il “suo” ex Catanzaro.

SPONDA GIALLOROSSA

Se la qualità dell’attaccante barese sono note, dalla parte opposta, la sufficienza con la quale Di Massimo indirizza nel primo tempo il tiro verso Frattali è disarmante. Il subentrato Evacuo delude nella conclusione che poteva valere il pareggio, colpendo malamente di testa. Le ripartenze spesso inconcludenti. Carlini tra le poche note liete, il solito faro a tutto campo, prova inutilmente a tesorizzare il proprio lavoro con compagni in zona d’attacco poco ispirati. L’atteso riscatto di Di Piazza non c’è stato, Curiale non pervenuto. Nella ripresa la situazione peggiora, nessun segno di costruzione di gioco, solo lanci lunghi alla ricerca del colpo di fortuna, facili preda della solida difesa barese. Una formazione concepita con gli antichi “vizi” che portarono il DG Foresti al famigerato sfogo: la prestazione di Avellino e quelle successive avevano illuso, mentre le dichiarazioni (con inaspettata serenità) del tecnico giallorosso nel dopo gara dove ha parlato di crescita come unico obiettivo per il Catanzaro, diventano insopportabili. Un segnale quasi di resa o, peggio, di rassegnazione a manifesta inferiorità.

STATO ATTUALE

La cosa negativa percepita da questa sconfitta è che il Catanzaro sembra possa permettersi il lusso di perdere, perché la fotografia attuale di questo gruppo e di questa Società è quella di un perenne stato embrionale che anno dopo anno riesce a partorire solo intenzioni future, nuovi progetti. Poteva e doveva essere la partita per consacrare il Catanzaro a vestire i panni dell’outsider di Ternana e Bari, ma forse le aspettative da tifosi sono diverse. Dal “Palermo day” in poi, con i tre gol rifilati all’Avellino e soprattutto la vittoria contro il Teramo, questo passo indietro (ma anche due) lascia perplessi.

COSA CI ATTENDE

A questo punto, oltre a Foresti dovrebbe intervenire la Proprietà in persona perché, se può sembrare “normale” perdere a Bari, o ancora peggio “ci può stare”, per i tifosi giallorossi non è facile rassegnarsi ad un altro campionato di transizione, l’ennesimo. Se poi il Catanzaro è ufficialmente diventata una squadra come le tante che albergano la Lega pro, è bene saperlo! Lo scorso campionato la Reggina, quest’anno la Ternana o il Bari, l’anno prossimo chi lo sa, il Palermo o l’Avellino. Ma è lecito chiedersi: l’anno del Catanzaro quando sarà? L’embrione impiega nove mesi per venire al mondo e noi non abbiamo a disposizione l’eternità.

 

Giuseppe Mangialavori

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