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Bentornato Catanzaro! – Il Punto

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Un bagliore di luce dopo anni di buio, sentimenti dimenticati che risalgono con forza e ti infiammano. Quella palla calciata come ottavo rigore del Chievo è fuori e malgrado Covid e stadio vuoto tutti i cuori giallorossi hanno fatto tremare gli schermi. Il particolare momento storico ha impedito alle Aquile di giocare in casa, già perché quanti supporters giallorossi si sarebbero recati in quel di Verona a supporto dei propri beniamini!?

Una sensazione unica, dal sintetico di Potenza al “Bentegodi” di Verona dove, anche grazie agli ultimi innesti, Calabro fa impallidire il suo collega ed ex reggino Aglietti. Un’esperienza che dovrebbe fare capire alle fasce generazionali più giovani e soprattutto alla Proprietà che ha vissuto certe emozioni, cosa potrebbe essere il Catanzaro. Lo stesso impeccabile Agostinelli commenta a cuore aperto:” Catanzaro è una piazza blasonata, è unica, basta poco anche qualche vittoria per riempire lo stadio e creare entusiasmo!”.

L’adrenalina scorre a fiumi e soprattutto dopo l’incornata vincente di Martinelli, il Popolo giallorosso comincia a stare in punta di seggiola e aumenta il battito cardiaco. Riggio espulso? Inferiorità numerica fuori casa innanzi ad una delle candidate alla promozione in serie A? Non fa nulla, cambia poco, anzi … Si respira un’aria diversa in campo e i nuovi innesti emergono per impegno, dedizione e udite, udite “fisicità”. Curiale, Casoli e Carlini sono inesauribili su tutti i palloni. Corapi nella solita impeccabile cabina di regia fino a quando l’ottimo Calabro non lo sostituisce per far spazio a forze fresche. Branduani, una garanzia. Ma è l’intero gruppo nel suo complesso che va lodato al di là della qualificazione che ha comunque il merito di riportare un po’ di riflettori sul nostro Catanzaro! Che bello sentirlo e risentirlo pronunciare dallo speaker! Una vera e propria terapia che guarisce da anni di anonimato e fa risalire prepotente e forte un orgoglio mai realmente sopito di chi pretende perché, è bene ripeterlo, il Catanzaro non è una squadra qualunque che può o deve permettersi il “lusso” di accontentarsi. Chi allena il Catanzaro, chi gioca per questi colori, chi dirige unitamente a chi rappresenta l’US, deve comprendere che questa strabiliante vittoria è la più “scomoda” della recente storia delle Aquile.

Al bando allora l’inutile razionale contenimento, petto in fuori e orgoglio alle stelle, questo è l’atteggiamento giusto da parte di tutti, dalla Proprietà ai tifosi, da chi scrive di sport a chi è investito politicamente di ruoli rilevanti. Sopravvivere? No, grazie! Vivere? Neanche! Lottare e vincere o mettercela tutta per farlo, quello si, perché senza passioni, senza obiettivi, la vita diventa una banale attesa della fine.

Ed allora decidiamoci una volta per tutte e chi ha tempo non aspetti tempo. Per noi stessi in primis, per la storia che rappresentano questi colori, per le future generazioni. E quando quei palloni calciati da Palmiero e Jean vengono il primo fermato da Branduani ed il secondo va a fare visita alle stelle, non c’è spazio che contenga la felicità che ne consegue. Ed ora c’è “Marassi”, sponda rossoblù, e poi? Meglio non pensare, la pazzia è dietro l’angolo! Si dietro l’angolo come l’obiettivo che da anni rincorriamo tutti e basta decidere, così come hanno deciso Corapi e compagni a Verona. Volere è potere e si può, come potrebbe questa Proprietà spinta da suoi tifosi. Male tergiversare, la pazienza è agli sgoccioli così come lo sono le occasioni che vanno colte, perché noi che siamo il Catanzaro lo rivogliamo, lo pretendiamo. Questa vittoria potrà essere preziosa solo se capitalizzata anche per l’obiettivo che per una società come il Catanzaro dovrebbe essere il minimo: la serie “B”. Se il più che ottimo Calabro e i suoi ragazzi metteranno in campo quella stessa voglia e attenzione vista al “Bentegodi”, quest’anno determinati obiettivi potrebbero non essere proibitivi.

Ed ora dal Chievo Verona al Trapani, per un viaggio da intraprendere con la massima determinazione.

Avanti Catanzaro! Il presente è impaziente di un futuro che non può più aspettare.

Giuseppe Mangialavori

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