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Che sia la volta buona? – Il Punto

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Scivola un’estate strana con il Covid-19 come costante ad oscurare le certezze in ogni settore. Anche nello sport. Ma non colpevolizziamo troppo il virus, perché così facendo serviremmo sul piatto d’argento, a chi potrebbe aver operato male, un alibi che non merita. Così in politica, come nel calcio. Troppo comodo scaricare tutte le colpe sul virus che ha messo in ginocchio il pianeta. Certe situazioni erano già in essere, il virus le ha soltanto messe a nudo e in qualche caso peggiorate e, paradossalmente, una regione con tante problematiche da risolvere come la Calabria né è uscita vincitrice.

Il Crotone dei Vrenna riconquista la serie A ed il prossimo anno il manto erboso dell’Ezio Scida, CR7 e Lukaku, il Cosenza di Guarascio con il suo giovane allenatore Roberto Occhiuzzi raggiunge grazie a cinque vittorie consecutive una salvezza insperata tra i cadetti senza neanche passare dai playout, mentre la Reggina di Gallo approda in B e per il prossimo anno si appresta anche a rilanciare per raggiungere nuovamente la serie A. Chiamiamoli pure “fast Calabrian projects”. Il Catanzaro di Noto, dopo l’esperienza Maglione-Doronzo, ha conquistato un terzo ed un settimo posto con il “progetto Auteri” , perdendo l’ottava e la nona esperienza ai playoff. Dopo aver interrotto il rapporto con il DS Pasquale Logiudice, ha ufficializzato l’arrivo di Massimo Cerri e Diego Foresti rispettivamente quali Direttore Sportivo e Direttore Generale ed il tecnico salentino ex Viterbese, Nicola Antonio Calabro. Questa è l’attuale realtà calcistica: siamo gli ultimi!

Il restailing tecnico-dirigenziale operato dalla proprietà è stato presentato in una conferenza stampa che fa molta chiarezza sullo spessore economico e sui reali obiettivi di una proprietà che, a differenza del recente passato, apre all’ingresso in società ad altri investitori. Una conferenza quella di Floriano Noto molto incentrata a guardare in casa altrui senza però chiarire qual sia la strada seguire: così, spaziando dagli anni di impegno ed investimenti del Benevento di Vigorito, al “modello Cosenza” che senza grandi investimenti ha ottenuto traguardi insperati, finendo al Lecce capace di unire più forze imprenditoriali. Già il Lecce, territorio di provenienza del prossimo tecnico giallorosso Calabro che a detta di Noto è molto più ricco e con potenzialità di gran lunga più elevate di quello catanzarese.

Per quanto apprezzabile il tentativo di chiarezza che ha messo fine all’infinito bisbiglio che ha fatto da cornice al prolungato silenzio della società giallorossa, altrettanto chiari gli obiettivi, o meglio i “non obiettivi” che si è dato il Catanzaro targato 2020-2021.

Per anni, tutta Catanzaro sognava che a capo dell’icona cittadina potesse arrivare la famiglia Noto, pensando che la potenza economica del gruppo più importante del capoluogo, potesse garantire certezze di successo e soprattutto catalizzare gli step per il raggiungimento i fasti del passato. Tutto trovava fondamento nello spessore imprenditoriale, nella passione e nella volontà di chi si è accollato quest’onere. Il territorio catanzarese è contestualizzato in una regione nella quale vivono tutte le altre realtà calcistiche e imprenditoriali e Catanzaro non risulta sia inferiore alle altre province. Se Lecce è di gran lunga superiore a Catanzaro come tessuto imprenditoriale e reddito pro-capite (sarebbe stato preferibile essere più politically correct…), non risulta che lo siano realtà come Francavilla oppure Bitonto. Sarebbe stato meglio essere chiari sui mezzi economici che la proprietà intende investire nel Catanzaro senza quasi volersi giustificare con gincane valutative che interessano aspetti macroeconomici, che vanno a discapito del territorio in cui si opera. Quando il compianto Giuseppe Cosentino (molto bello il ricordo di cui è stato omaggiato dal presidente Noto) lamentava la totale assenza di sponsorship locale, tutti gli davano addosso, non dimentichiamolo. Le decisioni sono legittime, rispettabili e condivisibili, ma non richiedono per forza una giustificazione oppure un’analisi socio-economica, tra l’altro relativa.

Detto ciò, Floriano Noto ha investito parecchie risorse economiche in questi tre anni, bisogna riconoscerglielo. Ha cercato di costruire e di organizzare la società e ora ha finalmente deciso di avvalersi di un Direttore Generale, Diego Foresti oltre che di un nuovo Direttore Sportivo, Massimo Cerri. Avrà anche sbagliato e la buona sorte non sarà stata dalla sua parte, ma solo chi fa sbaglia e la buona sorte sorride a chi osa. I soldi che si investono in serie “C” è vero, sono gettati al vento, ma proprio per questo chi investe partendo dall’ultima serie del professionismo, cerca di abbandonarla in fretta. La serie B è tutt’altra cosa, figuriamoci poi la serie A! Chiedere ai Vrenna quanto percepiscono di diritti televisivi! Gallo lo ha compreso e dopo la promozione rilancia acquistando Menez e non solo! Ed allora, caro Presidente Noto, perché buttare il sangue in C ridimensionando se stessi ed il territorio in cui si opera e non decidere? Sì, decidere. Decidere di gonfiare il petto e (ovviamente in senso calcistico) e dichiarare guerra sportiva a tutto e tutti come sarebbe nelle possibilità dell’attuale proprietà.

Siamo fiduciosi che la nuova organizzazione data, rappresenti il prologo per un rilancio definitivo che ponga le basi per “ottimizzare” (verbo molto utilizzato in conferenza) i tempi e dare sin da subito i risultati sperati. Da questo punto di vista sarà prezioso il mercato, partendo già da una buona base.

La EYE Sport è il nuovo sponsor tecnico e si sta dando da fare con uno shop on line per garantire alla tifoseria i primi prodotti brandizzati “U.S. Catanzaro 1929”. Insomma lavori in corso per una razionalizzazione dei costi che è cosa diversa del già citato “ridimensionamento”, lasciando anche aperte le porte a eventuali nuovi soci.

Le conferenze stampa dove chi arriva a vestire i nostri nobili colori non recita i soliti ritornelli della piazza importante, della tifoseria passionale, della storia nobile del Club, della tifoseria che non merita la “C”, della conoscenza delle vecchie glorie, dell’orgoglio, dei mielosi salamelecchi, ne siamo già a conoscenza. E’ vero che il Bari ha fallito la seconda promozione di fila pur avendo fatto investimenti importanti e che la Reggiana è uscita vincente dalla finale con un investimento di gran lunga inferiore; è anche vero che Noto non sarà Rosso o Berlusconi, ma non è edificante buttarsi giù in questo modo! Se i catanzaresi hanno da sempre agognato l’intervento dell’attuale proprietà, ci sarà pure una ragione!

Si inizia un nuovo percorso con nuovi attori, si lavora e a fari spenti in un girone ancor più difficile di quello dello scorso anno e magari, ripartendo proprio dai giocatori arrivati nel mercato di riparazione che, a detta di tutti gli attori della press conference (Noto, Foresti e Cerri), farebbero le fortune di tanti allenatori.

Che sia arrivata la volta buona per stupire noi stessi e gli altri competitor? Ce lo auguriamo tutti. Buon lavoro presidente Noto, buon lavoro ai nuovi arrivati Foresti e Cerri, ma non dimentichiamo mai che “Noi siamo il Catanzaro”, la prima stella a brillare e rappresentare la Calabria nella massima serie! La Storia, se esiste, ha sempre la pretesa di ritornare a vivere.

Giuseppe Mangialavori

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