Il Punto Primo Piano

Era Cosentino: errare è umano, perseverare è diabolico

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248Uno spettacolo indecente, indecoroso. Questo è stato il derby per il pubblico di fede catanzarese. 19 marzo 1950 era datata l’ultima ed unica vittoria del Cosenza al “Ceravolo”. Prima o poi doveva succedere, intendiamoci, specialmente in un anno strano nel quale la Germania fa fuori l’Italia in una competizione. Perdere così no, dopo 66 anni, fa male, fin troppo. E’ come ricevere tre brutte pugnalate al cuore. Si dice che prevenire sia meglio che curare. Beh il Catanzaro dopo la batosta rimediata ieri per 0-3 non ha certamente prevenuto con le scelte scellerate della società in estate e sinceramente non sappiamo nemmeno se si possa curare una ferita così grave.

Spader_Cosenza 2016Dal punto di vista tecnico non c’è stata partita, con una compagine che sapeva esattamente cosa fare in campo e l’importanza del match. Ben nove undicesimi dei calciatori cosentini ha giocato gli ultimi derby e soprattutto si conoscono alla perfezione. Questo è quello che si chiama progetto, non snaturare la squadra ogni 6 mesi. Quello non è progetto, ma rivoluzioni continue a testimonianza di aver compiuto scelte sbagliate. Errare è umano, perseverare è diabolico. Ah sì, l’altra scesa in campo non era certamente una squadra, ma undici uomini che indossavano la maglia giallorossa che palla al piede non era assolutamente consci di cosa fare. Nonostante tutto il risultato alla fine del primo tempo era di 0-0 senza grosse chance né da una parte né dall’altra, al di là di un’incursione di Statella e di due occasioni nel finale di frazione, gentile concessione di Grandi (almeno la prima). Ma Gambino che salta indisturbato al 44’ su calcio d’angolo, quello sì che era un campanello d’allarme. Nella ripresa accade un qualcosa che probabilmente non si vede nemmeno nell’Eccellenza. Tre gol subiti su calcio piazzato. Il primo Caccetta salta da solo e mette dentro. Il secondo cinque minuti dopo: Grandi si accorge che nessuno marca e prova l’uscita disperata e sbagliata. Risultato che Gambino lo anticipa e segna. Ma il terzo fa veramente ridere o piangere, scegliete voi. Caccetta si posiziona sul secondo palo. È solo e chiama la palla che non gli arriva direttamente, ma addirittura rimbalzando senza che nessun uomo in maglia giallorossa si degni di seguirla o di spazzare. Già sette giorni prima contro il Roccella si era capito che le aquile erano fuori condizione ed una volta subito il gol facevano fatica a reagire. Il problema è che ieri hanno addirittura perso la testa passati in svantaggio.  E questi, dispiace dirlo, sono chiari errori tecnici. Già perché in panchina a guidare quegli uomini c’è un allenatore che ha tanta voglia di fare, a cui bisogna dar atto di essersi preso una grossa responsabilità, ma che rimane sempre una scommessa. E non è la prima. Già l’anno scorso la società aveva dato la guida tecnica delle squadra ad un esordiente. Ecco queste scelte a Catanzaro non le si possono fare né ora, né mai. Specialmente se fino a metà agosto si tiene il tecnico dell’anno scorso, quello che ha compiuto un vero miracolo nel salvare la squadra senza passare dai play-out, e poi solo perché – GIUSTAMENTE – si lamenta della qualità dell’organico ed impaurito per il pericolo di rivivere un campionato come il precedente quando a gennaio arrivarono calciatori come Firenze, lo si esonera. No, questo è masochismo, non è nemmeno rischiare. Perché si rischia quando un minimo di chance di riuscire ce l’hai, non quando si è consapevoli che le proprie scelte saranno distruttive.

A Catanzaro sono ormai anni che si parla di progetti. Sì, è vero si parla, ma a livello di fatti non se ne vedono e probabilmente per ora non se ne vedranno. Arrivano Direttori Sportivi che portano propri calciatori di fiducia, magari pure infortunati. E su questo si apre un altro capitolo. Ieri è uscito Sabato. Ennesimo problema fisico di una squadra che sembra un lazzaretto e siamo solamente alla prima giornata.

Capraro_Melfi_2016Lo si sapeva che il derby, la partita a cui la piazza tiene di più, all’esordio era un pericolo troppo grande, un’arma a doppio taglio. Se lo si vinceva, entusiasmo a mille. Ieri c’erano 6000 spettatori, il pubblico che il Presidente del Catanzaro vorrebbe sempre. Beh, sarà molto difficile rivederne 1000 dopo lo spettacolo indecente a cui hanno dovuto assistere. Probabilmente la maggior parte di loro non avevano nemmeno vissuto quello 0-1 del 1950. Invece si è perso, si è stati umiliati ed ora, come dichiarato dal capitano Di Bari, l’US ha tutto contro e noi aggiungiamo che siamo solamente all’inizio. Cominciare un campionato così non è il massimo, anzi probabilmente non c’è cosa peggiore.

Ora cosa fare? Rialzarsi non sarà facile, ma un segnale forte deve provenire dalla società. Basta con gli acquisti al risparmio nella speranza di fare il miracolo e di cambiare calciatori ogni 6 mesi, riempiendosi la bocca della parola progetto. Questi ultimi giorni di mercato bisogna fare acquisti di categoria anche superiore. È logico che usare le parole di Mister Allegri con il Catanzaro non c’entra niente, ma: “buoni calciatori o niente”. Sui Tre Colli devono assolutamente giungere calciatori che facciano compiere il salto di qualità ad una squadra lenta, impacciata e macchinosa, a qualsiasi prezzo e non rifiutarli solo perché hanno l’ingaggio un po’ elevato.

CATANZARO MERITA RISPETTO.

Ferdinando Capicotto

 

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