Il Punto Primo Piano

Delusione e timore di un futuro incerto: il “day after”

banner
(foto Rosito)

Amarezza, delusione, rammarico, rimpianto e soprattutto tanta rabbia. Questi, i sentimenti che accomunano i tifosi giallorossi, all’indomani della cocente sconfitta di Vibo Valentia.

L’ennesima occasione gettata al vento, un’altra chance di rimanere aggrappati alle flebili speranze di bissare il miracolo della passata stagione, con una salvezza diretta. Nulla da fare. Anche dal “Luigi Razza” il Catanzaro è tornato senza alcun punto. Una gara persa con lo stesso copione recitato in casa con Messina e Paganese ad inizio campionato ed in egual misura delle trasferte di Taranto, Melfi e Reggio: scontri diretti alla portata di una squadra capace di battere 3-1 il Matera in casa, il Siracusa o il Catania, di sfiorare l’impresa a Castellammare e di giocarsela a viso aperto contro il Foggia, approdato in Serie B. Perché? Prima di analizzare il match perso ieri, occorre guardare dei numeri, piuttosto emblematici.

Il Catanzaro, in trasferta ha ottenuto a malapena nove punti in diciotto gare, con una media di 0,5 punti a partita. Nella tabella dei match disputati in trasferta, l’US appare ultimo, ed è l’unica compagine a non essere ancora arrivata in doppia cifra. Alla stregua della Reggina, i giallorossi hanno vinto una sola gara, realizzando appena undici gol, ma gli Amaranto hanno la salvezza a portata di mano. Troppo poco, veramente numeri da retrocessione.

Un dato eloquente risalta agli occhi: trentatré reti incassate nelle seconde frazioni di gioco, contro i quattordici dei primi quarantacinque minuti; dei ventisette gol subiti lontano dal “Ceravolo”, diciannove sono giunti nella ripresa. Cosa vuol dire? Molto semplice. La concentrazione dei giallorossi perdura meno di un’ora! Come se non bastasse, l’incontro fondamentale di Vibo, ha contribuito negativamente ad infoltire il numero delle espulsioni: con quella rimediata, stupidamente, da capitan Patti, sono dieci i cartellini rossi presi; ovviamente, tutti in trasferta!

 

Il pareggio di Sowe
(foto Rosito/calabriasport24.net)

Ma ripercorriamo le fasi salienti dell’incontro del “Razza”. I proclami durante la settimana sono stati i soliti; lo stesso mister, alla vigilia, si era espresso annunciando: “Andremo a battagliare”, “Bisognerà giocare con il coltello tra i denti”, “Sarà la gara decisiva”, frasi fatte e dichiarazioni di rito, che non hanno trovato riscontro nella realtà. Una novità? Assolutamente no. Il campo ha parlato chiaro e ha emesso due verdetti pesanti: la Vibonese è più forte e preparata (anche dal punto di vista mentale) del Catanzaro; la squadra vista ieri, non sembra pronta mentalmente e, di conseguenza, fisicamente, a disputare i playout.

In questo caso, viene in nostro “aiuto” la risposta di mister Campilongo, proprio ad una nostra domanda, nel post partita: <<Noi sappiamo benissimo quale sia il nostro ruolo in questo campionato. Vogliamo la salvezza e ci siamo, dal punto di vista psicologico. La determinazione, ci dà l’input per fornire buone prestazioni, sotto l’aspetto della corsa e dell’intensità, in campo>>. Parole ponderate, che non lasciano spazio ad equivoci, quelle pronunciate dal tecnico rossoblù, a cui va’ riconosciuto il merito d’aver preparato la sfida nei minimi particolari.

I suoi ragazzi hanno meritato ampiamente. Perché? Hanno corso il doppio dei giocatori in maglia bianca a bande giallorosse e lo hanno fatto per tutta la partita, non per un solo tempo! Hanno messo sotto l’US fin dalle prime battute, sebbene fosse stato il Catanzaro a passare in vantaggio con Zanini, lesto ad anticipare Legras, siglando la sua rete in giallorosso. Le chance per il raddoppio non sono mancate, è vero, ma né Mancosu né Giovinco, elemento al quale si chiede sempre quel qualcosa in più, essendo dotato di estro e tecnica, sono riusciti a capitalizzare delle buone situazioni. Banalità che si pagano a caro prezzo.

 

De Lucia

Certo, se le Aquile hanno mantenuto il vantaggio, evidenti meriti sono da attribuire al portiere De Lucia, bravo a salvare due volte su Minarini. Per il resto, anche la gradinata ospite dello stadio era a conoscenza dell’enorme potenziale di Sowe, centravanti del Gambia di proprietà del Chievo, verso il quale occorreva adottare le dovute contromisure, per arginarlo. Invece, l’attaccante africano è stato devastante e per poco non si è portato a casa il pallone, creando lo scompiglio nella retroguardia ospite per tutta la sfida; probabilmente, proprio come da noi sottolineato in sala stampa, sarebbe stato in grado di correre per un’altra intera partita!

Ci venga consentita un’osservazione. Sinceramente non crediamo che la Vibonese disponga di risorse economiche superiori a quelle del Catanzaro: certamente, trovando a gennaio un tecnico valido come Campilongo, mentre sul libro-paga di Cosentino gravano tre esoneri, prima tentando la via – rischiosa- di promuovere il mister delle giovanili (l’inesperto Spader, per quanto promettente); poi, il pluriesonerato Somma (più opinionista da studio tv, che uomo di campo, ormai); infine, il “timido” e poco spregiudicato Zavettieri.

Il calcio, molto spesso, è anche fortuna, non solo oculatezza e intuito, in sede di mercato. Intanto, i fatti dicono che la Vibonese si è aggiudicata Sowe, mentre l’US ha acquistato Gomez, al posto di Tavares! Giudicate voi. L’atavico problema dei gol ha afflitto questo Catanzaro dall’inizio dell’anno: assurdo, essere arrivati a gennaio senza risolverlo! Pensate un po’: la coppia Giovinco-Sarao è quella che ha debuttato contro il Cosenza ed è ancora la titolare. Con pregi, ma soprattutto tanti limiti: il numero 10 non riesce a prendere la porta lontano dal “Ceravolo”, mentre l’alto attaccante ex Lumezzane, per quanto si “danni l’anima” sacrificandosi, l’ha messa dentro solo quattro volte.

Le partite si possono perdere, anche quelle decisive; però la squadra non può rientrare in campo, dopo l’intervallo, “molle” e senza testa, come successo anche a Taranto o Reggio. Il gol di Sowe non avrebbe rappresentato niente di irrimediabile, se Patti non avesse combinato la frittata, con un tempo intero da giocare! Proprio dal capitano, dal più esperto, nessuno si sarebbe atteso un simile gesto! Tra l’altro, fu Patti a lasciare i suoi in inferiorità numerica, l’anno scorso, negli ultimi dieci minuti di Ischia, alla penultima giornata. Indubbiamente, è stato questo l’episodio a cambiare la partita, perché poi i Leoni vibonesi hanno preso coraggio, giocando con ardore, vincendo i contrasti e fiondandosi in avanti per chiudere i conti, mentre Erra lanciava Gomez, lasciando per l’ennesima volta a Basrak solo uno scampolo di gara. Il serbo ha segnato tre gol, senza godere di molte chance da titolare, mantenendo comunque una media realizzativa superiore a quella di alcuni compagni: allora perché perseverare con le stesse scelte?

Gli elogi, a parte la Vibonese, sono per gli ottocento supporters presenti, nell’ennesimo “viaggio della speranza” finito male. Un’altra umiliazione per dei tifosi straordinari, che continuano a macinare chilometri e sostenere la maglia, senza niente in cambio.

L’US è ai playout. Stavolta è realtà. Un contesto verso il quale noi ci troviamo disarmati, impreparati, così come l’80% dell’organico, composto da ragazzi che non hanno la fibra mentale e l’esperienza per sostenere una simile responsabilità: tirare fuori gli attributi, rendendo onore alla maglia che si indossa, è il dovere della squadra. La proprietà, poi, potrà fare ciò che ritiene, ma ha l’obbligo di mantenere la categoria. 

 

Ferdinando Capicotto

Related posts

Tutti all’Open Day

admin

Ti vogliamo così

admin

Caputa e Giampà, arriva l’ok della Lega: in campo contro la Lupa Roma

admin