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Il vizio della speranza – Il Punto

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È semplice programmare la memoria sui nove playoff persi e sull’errore di considerarli come fossero una roulette russa, perché nulla è affidato al caso, neanche la fortuna. È altrettanto semplice programmare la memoria sulle esternazioni rilasciate, quasi ostentate dal patron del Potenza Calcio al termine della gara persa in casa dai giallorossi al cospetto dei rossoblu, laddove il presidente potentino ringraziava di tanta ospitalità Floriano Noto & C. con parole che ognuno di noi potrebbe andare a riascoltare. I fatti però raccontano di una situazione che riguarda un certo Iuliano, i cui contorni non sono identificabili. Non ne ha parlato il Presidente Noto in sede di intervista al cospetto di quella RAI che tanto male porta ai nostri colori, di conseguenza non può farlo chi scrive. Però la domanda è semplice: tutte quelle belle parole, tutti quei ringraziamenti, quando si è trattato di dare dimostrazione di un’etica appena sufficiente, che fine hanno fatto? Sono lezioni che bisogna prendere e portare a casa unitamente al ritornello che ogni anno in queste circostanze si rischia di dover ripetere.

Se annualmente il tifoso giallorosso si preoccupa di andare a vedere quali squadre popoleranno il terzo gradino del professionismo pallonaro italiano del girone C (sì, avete letto bene: “si preoccupa”) e questa preoccupazione non è mai virale per le altre tifoserie, c’è qualcosa che non va.

Lo scorso anno dalla serie D arrivarono il Bari e l’Avellino il prossimo anno verranno il Palermo, la Turris e il Bitonto! Sarebbe curioso andare in casa altrui e finalmente scoprire che un supporter rosanero possa dire: “Caspita! Il prossimo anno c’è il Catanzaro!” e non viceversa. Dopo tre anni di programmazione, vista e considerata l’attuale proprietà, sarebbe il minimo! D’altronde, il vizio della speranza affidata ad un superenalotto calcistico (questi sono i playoff per i colori giallorossi) rischia di diventare un atteggiamento cronico infruttuoso per tutti gli attori di questo bruco che non ne vuole sapere di diventare farfalla, figuriamoci aquila! Dopo il gollonzo del destino di colui il quale aveva iniziato la stagione 2018 agli ordini di Auteri (parliamo di Murano), gli uomini in casacca gialla bordata di rosso che tanto avrebbe dovuto portar bene… non sono riusciti a fare un golletto agli avversari in evidente affanno fisico, se non all’ultimo respiro.

Con meno di sessanta secondi da giocare non ce l’avrebbero fatta a ribaltarla neanche undici Maradona. Una gara giocata in totale ansia e dopo il gol subito, più di un tempo e mezzo per rimettere le cose a posto. Il Catanzaro di Auteri non ce l’ha fatta. Non appelliamoci ai “se” e ad i “ma”, finiamola con questo sport che appartiene ai perdenti cronici. Quando la frenesia nel costruire si abbandona ai soliti cross in area sistematicamente ribattuti dalla muraglia potentina, quando non riesci a portare palla al piede e a dialogare con due compagni di fila, quando solo al 94’ Tulli (perché non farlo giocare nel primo tempo?) riesce a porgere a Urso che scarica un pallone che aumenta il rammarico del pianeta giallorosso, quando Di Piazza ad inizio non mette nel sacco un bell’invito di Martinelli, quando dopo il gollonzo (ed il pessimo posizionamento di Bleve) Kanoute sfiora il palo, quando in cuor tuo in fondo, in fondo ti dici “lo sapevo” ed allora bisogna guardarsi in faccia allo specchio, non cercare attenuanti e recitare i numerosi “mea culpa” per l’ennesima stagione, anzi la stra-ennesima stagione gettata alle ortiche. L’anno scorso la Feralpisalò, quest’anno il Potenza.

Ma ora basta, sì, basta. Dalla società che profonde ogni sforzo economico, ai quadri dirigenziali, agli stipendiati giallorossi, ai veri tifosi, ai pettegoloni mattacchioni che si divertono a sparare a zero un anno su questo, l’altro anno su quello, decidiamoci una volta per tutte a guardarci prima allo specchio e dopo in faccia, per dirci cosa vogliamo fare da grandi, oppure se vogliamo diventare e tornare ad essere grandi, in modo che quel tifoso rosanero – ad esempio – possa finalmente dire al proprio amico: ”Cavolo! Il prossimo anno c’è il Catanzaro di Noto”!

Un anno calcistico disgraziatamente complicato e fare un bilancio dopo i drammatici accadimenti che hanno visto il nostro Paese in ginocchio prima da un punto di vista pandemico ma anche e soprattutto da un punto di vista socio-economico, è veramente complesso. Dire Auteri-Grassadonia-Auteri bis riassume la policromia di emozioni/delusioni/speranze di una tifoseria che avrebbe il diritto di tornare a sorridere, di tornare a gonfiare il petto, di conservare con religioso rispetto il cassetto dei ricordi, per preparare l’atelier dei trionfi del futuro ed abbandonare il vizio della speranza per dissetarsi con il calice delle certezze.

 

Giuseppe Mangialavori

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