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“Ni portamu puru u pinu”: Ascoli, ricordi di sedici anni fa

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“Ni portamu puru u pinu”. Era questo il refrain di tutti i tifosi giallorossi nella settimana che avrebbe condotto al 16 maggio 2004, data dell’ultima promozione in B del Catanzaro. L’incontenibile entusiasmo induceva la lega di categoria a spostare l’ultima partita Chieti-Catanzaro, dal suo campo naturale, lo stadio dei neroverdi,  disponendo che la stessa si giocasse al ben più capiente – e glorioso – Del Duca di Ascoli. 

Per le aquile, pareva poco più che una formalità conquistare il punto necessario a sancire la matematica promozione in Serie B, vincendo al fotofinish un’entusiasmante testa a testa con i cugini del Crotone. Tuttavia, memori le fresche disfatte rimediate, addirittura in casa, contro Sora (2001) e Acireale (2003), parallelamente all’euforia, anche l’ansia saliva vertiginosamente. Molte le comitive di amici e le famiglie che già due giorni prima della gara, si recavano nelle Marche approfittando per una breve tour tra i borghi i colli tanto cari ad un certo Massimo Palanca, originario proprio di quei luoghi. Il grosso della tifoseria, invece, dopo aver sudato, nei giorni precedenti, le proverbiali sette camicie per reperire i tagliandi utili a non fallire l’appuntamento con la storia si preparava all’evento dandosi appuntamento per la tarda serata di sabato.

Lunghe file in sede ed ai botteghini, interminabili elenchi di partecipanti ai vari autobus che da ogni quartiere della città, ma anche dalla provincia e dalla regione, erano stati organizzati e riempiti in un batter d’occhio. Vessilli giallorossi ovunque. In questa atmosfera, arrivava finalmente la tarda serata di sabato 15 e molti pullman iniziavano a mettersi in carreggiata in un clima di festa e, per molti aspetti, da gita fuori porta. Colazioni prelibate – su tutte l’immancabile morzello nella pitta – vino e birra a fiumi e ugole al vento, c’era di tutto su quei torpedoni. Cantavano anche gli autisti, con inusitato entusiasmo perchè si stava andando ad Ascoli finalmente per vincere e gioire. La ore notturne trascorrevano lente e praticamente tutti erano svegli alternando momenti di  sonnolenza ad attimi di goliardia sfrenata. E cosi albeggiava, era un nuovo giorno per i tifosi delle aquile, era il 16 maggio 2004, era il giorno della serie B dopo tanti anni trascorsi  a mangiare polvere su anonimi campetti di periferia. Arrivati nella città marchigiana alla buon’ora, iniziavano a notarsi abbracci sfrenati di gioia. Erano abbracci tra tanti catanzaresi, molti dei quali fuori sede per studio o lavoro,  che si rivedevano magari dopo anni in occasione di quella partita. Già, perchè  il Catanzaro, aveva, ed ha ancora, un’enorme funzione sociale. Intanto la temperatura, e non solo quella meteorologica, saliva ed il sole, coperto da una coltre di nuvole che originavano una leggera pioggerellina, iniziava a fare capolino tra i colli intorno ad Ascoli. 

I supporters calabresi principiavano ad assiepare le scalee del Del Duca, e tanti altri autobus, frattanto giunti dalla Calabria, riempivano le strade  intorno all’impianto sportivo davanti al quale, alle 14 circa, accolto da un boato, arrivava anche l’autobus della squadra con la dirigenza al seguito. Un’ora prima dell’incontro la curva destinata ai supporters giallorossi era già stracolma, ma sebbene continuavano ad arrivare autobus da ogni dove. I cori iniziavano a salire forti al cielo ad ai cancelli si assiepava gente festante. La squadra, in questa cornice svolgeva il riscaldamento tentando di mantenere elevata la concentrazione mentre i teatini , tra le cui fila era esploso in quella stagione un certo Quagliarella, avevano dalla loro la forza di chi non ha nulla da chiedere al campionato . Alle ore 16 in punto, le due compagini  escono dagli spogliatoi e la torcida giallorossa dava il meglio di sè. Al calcio d’inizio  sembrava di essere al Ceravolo. Intanto, dopo i convenevoli di rito, le prime timide schermaglie tra le due squadre erano bagnate da una fitta e fastidiosa pioggia, che taluni tifosi giallorossi interpretavano quale presagio di buona fortuna, mentre ad altri ricavavano sensazioni negative. A proposito di tifosi, incredibilmente, in quegli stessi istanti un lungo torpedone di pullman conduceva gli ultimi ritardatari fans calabresi allo stadio teatro dell’ìncontro. Uno, due, tre, quattro, cinque, fino a oltre 20. Erano gli autobus colmi di gente giallorossa che si era persa tra le strade interne delle Marche. Roba da far stropicciare gli occhi!

Ma ecco che, come d’incanto, questa atmosfera fiabesca viene bruscamente interrotta proprio mentre la curva inscena una memorabile sciarpata. Azione concitata, tiro del calabrese Lacanna e Lafuenti era battuto. Chieti in vantaggio! Sullo stadio però non cala il gelo, sebbene nelle menti di tutti i presenti i ricordi degli appuntamenti con la storia cui il Catanzaro aveva dato buca riapparivano nitidi. Compreso (in quel, guarda caso 15 maggio 1988) il maledetto gol di Monelli che nei meno giovani è ancora impresso in ragione dell’inizio della fine dell’epopea della squadra che fu del Presidente Ceravolo. Pensieri plumbei come le nubi che si addensavano sul Del Duca, albergavano, misti a speranza, nell’intimo dei catanzaresi mentre il gioco riprendeva e i ragazzi in maglia gialla si portavano subito avanti. Ed infatti, la travolgente azione susseguente del “sindaco” capitan Ferrigno, propiziava il tapin vincente del colored Toledo che appoggiava in rete la palla del momentaneo 1-1. Il boato dei 12.000 gelava anche gli animi dei tifosi del Crotone che proprio in quel momento, fra le mura amiche, esultavano perché gli squali si erano portati in vantaggio e godevano per il gol dei neroverdi appreso dalle radioline. In quella fase della partita, per soli due minuti, fino al gol di Toledo,  i pitagorici erano in B con tanto di beffa per gli odiati cugini del Capoluogo. 

Ad Ascoli come a Crotone, termina il primo tempo con i giallorossi capolista. Ansie, speranze, riti scaramantici accompagnano i 15 minuti dell’intervallo ed alla ripresa, dopo pochi minuti, i tifosi giallorossi iniziano a portarsi nell’anello sottostante al fine di poter invadere pacificamente il campo alla fine della partita che, intanto, si trascinava stancamente verso l’epilogo. Mentre centinaia di supporters erano già intenti a scavalcare arrivava il gol della liberazione siglato da Corona, al secolo Re Giorgio,  il centravanti che per tutto l’anno aveva trascinato, a suon di reti spettacolari, il Catanzaro fino in vetta alla classifica. Scene di giubilo in campo, delirio a bordo campo e sugli spalti del Del Duca, quando solo poco più di 10 minuti separavano il Catanzaro dal ritorno in serie B. Ormai era chiaro, era fatta. E cosi, al triplice fischio, lacrime, abbracci, urla e cori accompagnavano il ritorno dell’Us Catanzaro 1929 in quella che era, fino ad allora, la categoria più disputata dalle aquile: la cadetteria. Conquistata con un’epica cavalcata da una squadra costruita, dal Ds Logiudice (sempre lui) e dal Dg Improta (chissà che non si concretizzi un suo ritorno) per vincere la C ed affidata ad un allenatore considerato emergente, ex proprio del Chieti la stagione precedente: Pierino Braglia,  bandiera giallorossa oggi un po’ sbiadita per via dei suoi recenti trascorsi in quel di Cosenza.

La gioia era incontenibile, molti tifosi addirittura strappavano dei ciuffi d’erba del vetusto ma affascinante Del Duca in ricordo di quella vittoria. Sfollare era difficile, e infatti gli autobus potevano ripartire solo in serata. Ma il viaggio del ritorno era dolcissimo, condito dalle solite prelibatezze e da innumerevoli brindisi. Le stazioni di servizio erano prese d’assalto dai calabresi di ritorno da Ascoli, i sorrisi ammorbidivano tutti i volti segnati dalla tensione del pomeriggio, anche del sindaco (quello vero) Abramo e di numerosi consiglieri e assessori che si erano recati in trasferta.

Alle prime luci dell’alba, i caroselli dei primi rientri di auto e pullman giunti a Catanzaro, svegliavano tutta la città che si univa alla festa in attesa dell’arrivo del resto della tifoseria e della squadra il cui volo aereo era previsto dopo qualche ora. Bar presi d’assalto, e ancora festa allo stadio Ceravolo, nelle more aperto al proprio pubblico, mentre molti tifosi si recavano all’aeroporto dove, dopo un po’ di attesa, una bandierina giallorossa sventolata dal pilota, annunciava l’atterraggio dell’aereo su cui avevano viaggiato i nostri eroi i quali, scortati da un lungo ed ininterrotto corteo, potevano toccare il suolo di Catanzaro per unirsi alla festa, che poteva iniziare, allo stadio Ceravolo proprio sotto quel pino che oggi non campeggia più nella vecchia curva ovest ma che è sempre un’icona nei cuori di ogni vero tifoso giallorosso

Gregorio Buccolieri 

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