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Palanca a Eleven Sports: “Per vincere programmazione e settore giovanile”

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Gli occhi grandi e dolci, il sorriso tenero nascosto da quei baffoni, sempre i suoi. Sempre lui. Aneddoti e curiosità nuovi, altri già conosciuti nella nostra terra, eppure ascolteremmo per ore Massimo Palanca, come quello zio che ti racconta di “quella volta che…” mentre ci si trova seduti sulla poltrona, vicino al camino.

La storia, anzi, “le” storie di “O’ Rey” atterrano stavolta su Eleven Sports, durante “Eleven Home” la trasmissione condotta sui canali social da Jolanda De Rienzo: ospite d’eccezione, dunque, Massimo Palanca o “piedino di fata” per chi lo conosce e lo venera da sempre. Perché lui sarà sempre l’imperatore di Catanzaro, emblema di un’epoca che portò in Calabria il calcio che conta, con gente proveniente dalla regione intera per assiepare gli spalti dell’ex “Militare”. La stessa gente, i cui figli oggi sembrano disconoscere quel passato. Ma di passato non si vive, questo è altrettanto vero: il presente dipinge un Catanzaro che ancora si barcamena nella terza serie ed è sempre “lì lì” per fare il grande passo, salvo poi inciampare nei momenti topici. Anche sull’attualità Palanca è stato incalzato dalla giornalista partenopea e dalla moltitudine di commenti giunti durante la diretta social, non solo da utenti di stampo giallorosso: “Io mi sento il ‘primo tifoso’ delle Aquile, perciò se le cose non vanno, ci rimango male – dice -. Come ho sempre sostenuto, resto dell’idea che occorra una programmazione nel tempo, allestendo una squadra sulla quale intervenire l’anno successivo in caso di carenze, non cambiare tanto e gettare all’aria quanto fatto la stagione precedente”.

Questo il pensiero che, come di consueto, Massimo non manca di esprimere ogni volta che ne ha l’opportunità. E aggiunge: “Qualsiasi società deve avere un settore giovanile efficiente, senza affidarsi sempre ai prestiti di altri club. I calciatori serve crescerli in casa, in Calabria ci sono talenti che a quindici anni vanno via e poi approdano in società importanti, quando potrebbero far comodo per programmare una stagione nella città d’origine”. Non fa una piega.

Ed ecco la sua storia, che sembra presa da un testo di narrativa, colmo di speranza per chi vuole arrivare al successo, partendo dal basso, dalla periferia, ma mantenendo sempre umiltà e passione, fin dai primi calci all’oratorio: “Sono quinto di otto figli e di fatto abitavamo ‘dentro’ un campo sportivo! Ho vissuto di ‘pane e calcio’ a Porto Recanati, apprendendo i rudimenti dello sport tra oratorio e strada, cosa impensabile per i ragazzi di oggi. Per quelli della mia generazione è stata una fortuna”, rivela O’ Rey, evidenziando quanto fosse stata importante per lui la presenza della famiglia, nella sua crescita professionale, anche. Tempi che furono, dal fascino difficilmente individuabile oggi. Storie che il tifoso giallorosso conosce bene e che non si stancherebbe mai di ascoltare. Così come la vicenda che lo vide conteso tra la Reggina e il Catanzaro, tra Oreste Granillo e Nicola Ceravolo, alla fine conclusa col suo approdo sui Tre Colli, con grande dispiacere da parte dell’allora presidente amaranto: “Sì, è vero, ero stato promesso alla Reggina qualora fosse rimasta in B. Quando scelsi Catanzaro ricordo che Granillo, un signore d’altri tempi, pianse. Ma raggiunsi un’altra persona eccezionale, che era Nicola Ceravolo. Erano questi i signori del calcio calabrese. Persone perbene, nei confronti delle quali molti presidenti di oggi non reggono il confronto! Anzi, semmai sono convinto che Ceravolo e Granillo avrebbero fatto comunque del bene, oggi”.

Frosinone, Catanzaro, il salto di qualità fallito a Napoli ed il ritorno in Calabria, i gol da calcio d’angolo, sono alcuni dei passaggi salienti della sua carriera. Ma cosa metterebbe sul podio, Massimo Palanca, tra i suoi gol in giallorosso? Alla precisa domanda da parte di un utente, ‘piedino’ risponde: “Di sicuro il gol da corner a Roma, ma anche il mio primo gol a Catanzaro, ossia la rovesciata contro l’Atalanta. Un altro gol a cui sono affezionato, il tiro al volo in Coppa Italia contro il Cesena”.

In chiusura, la domanda delle domande, quella che forse più di ogni altra gli è stata posta, negli anni. Un po’ come il refrain che vorrebbe Maradona presidente del Napoli, un domani: “Io in società, prima o poi? Se n’è parlato spesso, però nessuno ha preso seriamente in considerazione un mio ritorno – rivela -. Mi sarebbe piaciuto, è chiaro. A dire il vero, quando smisi di giocare, con l’allora presidente Albano avevamo stabilito una mia permanenza in società, tant’è che io iniziai a lavorare, tentando di far riappacificare il presidente ed il sindaco del Capoluogo, Marcello Furriolo, ma poi furono cambiate le carte in tavola a mia insaputa dopo un paio di mesi. Avevo anche combinato un incontro tra le parti. Ecco, se si vuol vincere, è necessario che società, istituzioni e tifoseria siano tre componenti unite. Sempre”.

 

 

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