Caro Pino ti scrivo... In evidenza

Scritto da  Lug 20, 2021
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La pandemia ha tracciato un solco dentro ognuno di noi, scavando nei nostri cuori, lasciando un segnalibro nelle pagine della nostra vita che andremo a ripescare.

Ancor più se si considera che questo capitolo l’umanità deve ancora finire di scriverlo: l’emergenza permane, ancora e chissà fino a quando.
Passerà dunque altro tempo prima di riacquistare una normalità piena ed effettiva. Nel frattempo la gente ha imparato a convivere con delle nuove consuetudini, divenute abitudini. Così come è diventata “normalità” una partita di calcio con gli stadi vuoti prima che l’Europeo (vinto con merito dalla Nazionale azzurra) restituisse il frastuono (non da "tutto esaurito", sia chiaro) dei gol, delle proteste o dei sani sfottò ai tifosi avversari, dirimpettai. Vale dappertutto, vale a Catanzaro.

Al “Nicola Ceravolo”, dove nessuno ha potuto rendere un plauso ad una squadra giunta seconda in campionato e poi eliminata ai playoff, era rimasto un simbolo. Ed è il caso di adoperare l’Imperfetto, come tempo verbale, perché, ahinoi, questo simbolo ha cessato di esistere, oggi, dopo tanti anni: questa mattina si sono avviate le operazioni per abbattere definitivamente il Pino situato dietro la Curva Ovest. Dopo quello eliminato nel 2008 (posto proprio all’interno della gradinata), purtroppo tocca al suo “gemello” essere abbattuto e, secondo quanto emerge, sarebbe un intervento inevitabile, per inderogabili motivi di sicurezza. Con rammarico, lo scriviamo appositamente con la lettera "p" in maiuscolo, come se facessimo riferimento ad un nome proprio, di persona. A nulla sono serviti gli sforzi di recuperarlo e rinvigorirlo: il pino, storico testimone del Catanzaro Calcio, conosciuto in tutta Italia negli anni della Serie A, non esiste più. Per il Capoluogo è l’equivalente di un giorno di lutto, o perlomeno di riflessione. E l’interrogativo amaro che ne consegue è: è stato fatto proprio tutto, con le giuste tempistiche, per evitare che ciò accadesse? Perché la città è come se avesse perso un figlio. Un figlio che ha vissuto vittorie e sconfitte, fallimenti e promozioni, successi e lacrime, i gol di Palanca da calcio d’angolo e le amarezze dei playoff. Da oggi, non più simbolo vivente ma leggenda nel cuore dei catanzaresi.

 

 

  • Ultima modifica il Martedì, 20 Luglio 2021 16:16
    Cosimo Simonetta

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