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Re Giorgio Corona al Premio “Sacco”: “L’obiettivo è far ricordare l’uomo prima che il calciatore”

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L’imperatore rimarrà sempre Massimo Palanca, è fuori discussione, ma il re, quello è il titolo dell’indimenticabile Giorgio Corona. L’attaccante che forse ha segnato la storia giallorossa avara di soddisfazioni degli ultimi vent’anni. Proprio quelle rare emozioni forti le ha procurate Re Giorgio con i suoi quarantasei gol, specialmente nella stagione 2003-2004 nella quale ha trascinato l’US allenato da Braglia alla conquista della Serie B.

Corona ha ricevuto il “Premio Sacco”, giunto alla sua nona edizione nella Località di Ruggero, organizzato dall’Associazione “Catanzaro nel Pallone” con l’Associazione “Insieme Per Ruggero”. Sul palco con lui alcune vecchie glorie come Adriano Banelli, Tato Sabadini, Albino Barbuto ed Emilio Barone. Presenti anche l’assessore allo sport Mungo ed il presidente onorario delle aquile l’avv. Cantafora. A  moderare la piacevole serata i giornalisti Nico De Luca e Carlo Talarico.

Corona ha sottolineato come tornare a Catanzaro gli evoca grosse emozioni. <<Qui vuol dire stare a casa>>, ha affermato l’ex punta. Non bisogna ricordare solo l’anno positivo, ma anche i due successivi culminati entrambi con retrocessioni dalla B. Corona fu sicuramente uno dei pochi, se non l’unico a sudare la maglia sino in fondo. Il suo obiettivo è far ricordare prima l’uomo e successivamente il calciatore. Il suo segreto per essersi mantenuto in forma per così tanto tempo? L’amore per il proprio lavoro.

Forse la notizia della serata l’ha offerta l’assessore Mungo quando ha dichiarato che al secondo piano della ormai famosa palazzina verrà allestito il museo del Catanzaro.

Ferdinando Capicotto

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