Amarcord Interviste Rivista Stagione 2015/2016

“Ricordati di me…” – Massimo Savio: una carriera da terzino

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Massimo Savio_amarcord_aurelio fulcinitiMassimo Savio, una carriera da terzino, è nato a Magnago (Milano) il 21 luglio 1969. Dopo la trafila nelle giovanili dell’Inter arriva a vestire la maglia giallorossa in un periodo nel quale il Catanzaro era appena retrocesso dalla Serie B in maniera bruciante, con conseguenze che – è doloroso ammetterlo – finora non sono state mai riassorbite, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Ed è lo stesso Savio a raccontarci del suo arrivo in città: “Arrivavo a Catanzaro nel 1990 dalle giovanili dell’Inter con Alfredo Bassani e Giuliano Gentilini, che poi fece una buona carriera, soprattutto con il Chievo Verona. In quegli anni il presidente Pino Albano aveva ottimi rapporti di mercato con il presidente di allora dell’Inter, Ernesto Pellegrini. Nei campionati precedenti erano arrivati a Catanzaro anche altri calciatori provenienti dalle giovanili nerazzurre, come Pasquale De Vincenzo, che sarà poi uno degli alfieri del Foggia di Zeman, Teodoro Piccinno e Aldo Monza”.

Gli anni che Massimo Savio ha trascorso in maglia giallorossa sono stati per lo più “accidentati”, come già detto, ma è solo ascoltando le parole dell’ex calciatore che ci si rende conto di una realtà dove la tensione era realmente palpabile: “Sono stati cinque anni fra alti e bassi, con presidente Albano che era in rotta con la tifoseria e inoltre le dichiarazioni che faceva esasperavano ancora di più lo scontro con i tifosi e si ripercuotevano su noi calciatori. Nel Campionato 1991-92, dopo la retrocessione a tavolino e la sconfitta con l’Altamura che ci tolse le possibilità di promozione ad una giornata dal termine, lo scontro si era aggravato ancora di più. In quegli anni, ogni martedì, alla ripresa degli allenamenti, c’erano regolarmente 200 tifosi che contestavano. Alcuni calciatori erano più scafati ed abituati alle contestazioni, ma altri ne risentivano in modo particolare. Alle volte capitava di giocare in otto anche se in campo eravamo regolarmente in undici, perché qualcuno, inconsciamente, non dava il cento per cento in campo perché era condizionato dalla situazione che si veniva a creare. E il pallone “scottava”, come si dice in questi casi. In cinque stagioni ci fu solo un anno e mezzo di “tregua”, ma per il resto le contestazioni erano all’ordine del giorno. Ogni anno si costruiva la squadra per vincere, ma poi le cose non andavano bene e questo si ripercuoteva su tutto l’ambiente”. Ancora oggi quella di Catanzaro è una piazza dove le contestazioni sono all’ordine del giorno, forse un po’ meno accese rispetto a quegli anni lì. Ma, forse, un ambiente meno spigoloso caricherebbe meglio la squadra, oggi come allora.

Savio con le Vecchie Glorie dell'US
Savio con le Vecchie Glorie dell’US

Ma anche in quegli anni non mancavano dei brani interessanti di calcio: “Come momenti particolarmente intensi ricordo soprattutto i “Memorial Ceravolo” dove avemmo modo di giocarcela contro grandi squadre come la Juventus, l’Ajax e gli inglesi del Tottenham”. Grande appuntamento di quegli anni, il Memorial Ceravolo. Il suo unico difetto fu di avere come organizzatore un lametino, che nulla aveva a che fare con il sentimento giallorosso e che nell’ultima edizione ebbe persino la dabbenaggine di non invitare il Catanzaro ad un evento organizzato in nome di Nicola Ceravolo. Una follia, che fece giustamente fallire le stagioni del Memorial.

A Catanzaro, Massimo Savio ha giocato 162 partite di campionato e segnato un gol. Difensore di grande temperamento, provava spesso il tiro dalla media o lunga distanza, pur non segnando: “A livello giovanile, nell’Inter, con gli allenatori Giampiero Marini e Mario Corso ci insegnavano a provare sempre il tiro da fuori area. Ma questa non doveva essere l’iniziativa solitaria di un giocatore, bensì la conclusione di un’azione corale. E segnai un solo gol, col Catanzaro, ma fu il classico “gol fantasma”. Fu un colpo di testa, in casa contro l’Astrea. Io non ho neanche guardato l’azione, ma l’arbitro e il guardalinee diedero subito il gol. Ancora oggi non sono tanto convinto che la palla sia entrata, ma è andata bene così”.

Dopo 491 partite di campionato e 3 gol in carriera, oggi Savio ha perso un po’ l’interesse per il calcio ma è rimasto comunque nel mondo dello sport: “Ho giocato per 17 anni fra C/1 e C/2 e poi anche fra i dilettanti. Oggi collaboro con mia moglie ed altri soci nel gestire una palestra. Col mondo del calcio sono sempre in buoni rapporti, ma tutti i “contatti” che avevo o si sono ritirati o stanno fuori dal giro. E poi, diciamolo, ci sono meno soldi e più improvvisazione”.

 

Aurelio Fulciniti (da “Il Giallorosso Magazine”, Settembre/Ottobre 2015, N.3 Anno IV)

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