Amarcord Interviste Rivista Stagione 2015/2016

“Ricordati di me…” – Gianni Bui e la meravigliosa avventura

banner

Gianni Bui_Catanzaro 1966_Coppa ItaliaL’Alessandria quest’anno è riuscita ad arrivare in semifinale della Coppa Italia “maggiore”, perdendo poi nettamente contro il Milan. Ma il Catanzaro, cinquant’anni fa, riuscì a fare molto di più: il 9 febbraio 1966, al “Comunale” di Torino, il Catanzaro sconfisse per 2-1 la Juventus a domicilio, con un’autorete di Leoncini su tiro di Tribuzio e un rigore trasformato dallo stesso attaccante giallorosso, intervallati da una staffilata rasoterra dell’allora regista bianconero Luis Del Sol (ex Real Madrid). Fu un doppio trionfo, anche grazie alla Juventus che, con la consueta supponenza di cui è stata sempre dotata, si rifiutò di giocare a Catanzaro e ottenne quindi l’inversione di campo. Ma i giallorossi, contrariamente ad ogni pronostico, castigarono i “gobbi” e conquistarono il diritto a giocare la finalissima a Roma contro la Fiorentina, che nel frattempo aveva eliminato l’Inter.

Per rievocare quella mitica Coppa Italia, abbiamo intervistato uno che c’era e che segnò ben 4 gol in quell’edizione: Gianni Bui, nato a Serramazzoni (Modena) il 5 maggio 1940. Centravanti di ottima stazza e con superbe doti realizzative, molto forte nei colpi di testa, Bui militò nel Catanzaro dal 1965 al 1967, mettendo a segno 33 gol in 67 partite e vincendo la classifica del cannonieri (con relativo Premio Chevron) nella prima stagione. Appassionato di pittura – “Non mi piaceva giocare a carte e quindi preferivo dipingere, e anche Nils Liedholm quando era mio allenatore al Verona apprezzava questa mia passione” – nonché grande gentleman, Bui è stato il primo in Italia a non esultare da ex dopo un gol, in un Catanzaro-Torino 1-3 del 1972.

Lo contattiamo a distanza mentre si trova in un parco pubblico di Verona con i nipotini, e subito ci rivela una curiosità: “Lei mi sta chiamando ora e guarda caso proprio oggi ho incontrato dopo vent’anni Cesare Maccacaro, che abita qui vicino, a Bussolengo. E logicamente abbiamo rievocato i nostri begli anni da calciatori del Catanzaro e pure quella finale di Coppa Italia”.

L’avventura di quella Coppa Italia iniziò il 29 agosto 1965 con il primo turno: Catanzaro-Messina 2-0 con doppietta proprio di Gianni Bui al 9’ e al 65’. Al secondo turno il Catanzaro inizia a misurarsi con le grandi squadre e la “prima” tocca al Napoli. La partita inizialmente doveva giocarsi a Catanzaro ma ci fu poi l’inversione di campo al “San Paolo”, con un indennizzo di venti milioni di lire alla società giallorossa per il mancato incasso casalingo. A decidere la partita fu ancora Gianni Bui, che a distanza di cinquant’anni commenta così: “Non ricordo l’azione, né come ho segnato, ma ricordo bene che in porta c’era il portiere di riserva”. Se gli almanacchi ci aiutano a dovere, dovrebbe trattarsi di Pacifico Cuman, biondo portiere varesino, “eterno secondo” al Napoli dal 1959 al 1969 (28 presenze in Serie A e B,  con una Coppa Italia vinta da titolare nel 1962). E dopo il Napoli, per il Catanzaro arriva la Lazio, sul “neutro” di Cosenza. Ed è un netto 3-1 con le reti di Bonfada, Bui e Tribuzio, intervallate dal gol biancoceleste di Mari. Ai quarti, è poi la volta del Torino allenato da Nereo Rocco. La partita si gioca finalmente a Catanzaro e dopo un combattuto 0-0 si decide ai rigori, con un 4-1 per i giallorossi.

E dopo la già raccontata semifinale a Torino con la Juventus, si passa alla finalissima del 19 maggio 1966 all’Olimpico di Roma, contro la Fiorentina. Davanti a 20.000 spettatori, con ottima rappresentanza calabrese, si gioca una finale tiratissima e decisa solo al penultimo minuto dei tempi supplementari. Al gol viola dello svedese Kurt Hamrin alla mezz’ora del primo tempo, segue il pareggio giallorosso al secondo minuto della ripresa dopo una superba azione dei giallorossi conclusa alla grande da Pippo Marchioro con un tiro imprendibile per Albertosi. L’equilibrio viene spezzato, come già detto, negli istanti finali con un rigore originato da un fallo di mano in area di Sardei, trasformato da Mario Bertini e che dà la Coppa Italia ai viola. Bui, quella finale la ricorda così: “Giocai una brutta partita. Mi rimproverò anche l’allenatore, Dino Ballacci. Forse ci tenevo troppo e mi tradì proprio l’emozione. Ancora oggi, il non aver vinto la Coppa Italia con il Catanzaro è il più grande rimpianto della mia carriera”.

La finalissima fu commentata, il giorno dopo, su un grande quotidiano come “La Stampa” di Torino da una firma d’eccezione come Vittorio Pozzo, ct della Nazionale italiana vincitrice dei Mondiali nel 1934 e 1938. All’età di ottant’anni – morì poi nel 1968 – Pozzo si dedicava con grande frequenza all’attività giornalistica. E così commentò la prestazione dei giallorossi, nel resoconto post-partita: “Ma un vivo e aperto elogio va tributato all’undici del Catanzaro per il contegno tenuto in campo. La squadra calabrese, dopo un inizio veramente brillante di campionato era decaduta alquanto, ultimamente, per quanto concerne il valore tecnico e agonistico, ma oggi ha ritrovato tutto d’un colpo, per l’occasione, le sue antiche virtù e si è portata in modo degno di ogni encomio, lottando da pari a pari e senza nessun timore per l’avversario che oggi vestiva la maglia viola”

Un ulteriore merito, a futura memoria, per la grande impresa di Gianni Bui e compagni che all’epoca entusiasmò tutta la Calabria.

 

Aurelio Fulciniti (da “Il Giallorosso Magazine”, Marzo 2016, N.8 Anno IV)

Related posts

Infantino dal ritiro: “Per il Matera non sarà facile”

admin

“Guardiamo l’ultima prestazione e miglioriamola”: Anastasi indica la strada

admin

Taekwondo, Salvatore Chiodo e gli antichi valori – L’INTERVISTA

admin