Donne e Violenza Rivista Stagione 2016/2017

Rubrica “Prima le donne e i bambini” – di Elisa Cossari

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Giù le mani dalle donne!

Se volessi camminare per strada per tenere a bada i pensieri o la paura, non potrei.

I miei pensieri rimangono qui, assieme alla paura, ora non posso più uscire di casa.

Prima pregavo, ora non ci riesco più; non vado in chiesa, non vado al mare, non vado a scuola.

Non ho più bisogni. So solo che non voglio fuggire, non è colpa mia. Non ho meta, non ho niente. Ho solo il mio passato.

“Malanova”, è la parola che mi fa più male.

Per il mio paese, per la Calabria intera sono io la brutta notizia, la creatura maledetta, e come le cattive notizie nessuno mi vuole vedere, capire. E’ più facile allontanarmi.

“Malanova”, odio questa parola, la odio con tutta me stessa. Sembra il nome di una stella, una stella che porta distruzione e pestilenza. Una stella che assorbe luce e vita che risucchia tutto e lascia niente.

Voglio togliermi di dosso  questa maledizione, voglio tornare libera!!!

Tratto da MALANOVA di Anna Maria Scarfò con Cristina Zagaria.

Siamo nel 2016, ci siamo evoluti… e tanto! Ma la violenza sia fisica che psichica nei confronti delle donne, è sempre più attuale, intollerabile! E lo è di più se rivolta ad adolescenti, non ancora del tutto donne. Ragazzine, poco più che bambine, che dovrebbero vivere il quotidiano con le coetanee sui banchi di scuola, sognare il primo amore, uscire con le amiche, godere della spensieratezza della loro giovane età. A volte, purtroppo, non è così. E’ notizia di qualche settimana fa la vicenda di una tredicenne calabrese che subiva da anni ogni forma di violenza da parte di un gruppo di giovani nell’assoluta indifferenza del paese intero, che sapeva. Ancora più assurdo, ingiustificabile il silenzio da parte dei genitori colpevoli di conoscere il dramma vissuto dalla loro figlia ma che, per vigliaccheria, tacevano permettendo ai mostri di proseguire nell’orrendo comportamento. Il clamore suscitato dai media è di grande rilevanza, ma una volta scemato, è fondamentale tenere alta l’attenzione nei confronti della giovane vittima segnata nel corpo e nell’anima da un dolore indelebile che si porterà dietro per tutta la vita. E incancellabile sarà anche l’aver vissuto l’abbandono da parte di coloro che, dandole la vita, avrebbero dovuto proteggerla da tutto e tutti, anziché lasciarla in balia del male, in balia dei mostri. La famiglia, la mamma (donna anche lei), ma sopratutto il papà, eroe di ogni figlia, il primo uomo della vita. Bisogna avere fiducia? A chi rivolgere il grido di aiuto se il tuo eroe ti abbandona, voltandosi dall’altra parte mentre la tua fanciullezza viene violata e crudelmente distrutta? Solo alla società civile, alla società che non giustifica questi mostri e che non colpevolizza le vittime dicendo “Se l’è cercata!”. Per tutte le donne calabresi, figlie, nipoti, amiche, per tutte le bambine leviamo un grido di ribellione. Un grido di giustizia si levi sempre più in alto, perché non si dimentichi, perché nessuna donna debba mai più subire l’onta di un abuso.

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