Rivista Stagione 2016/2017 Rubrica "Riforme Istituzionali"

Rubrica “Riforme Istituzionali” – di Danilo Ciancio

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La riforma del sistema delle aree naturali protette

Seppur in sordina rispetto ad altre riforme che hanno ricevuto maggiore attenzione mediatica nell’ultimo scorcio di anno, dopo oltre 30 anni  è stata riformata la legge quadro che norma le aree naturali protette, la n.394 del 1991.  Nel mese di novembre l’approvazione in Senato della riforma della Legge quadro sulle Aree protette, una disciplina molto complessa che ha ricevuto forti critiche in particolare dalle associazioni ambientaliste (dal Cai al Wwf, Greenpeace, Legambiente,etc.) che hanno inviato ai senatori un documento unico chiedendo, di fatto, un’altra riforma. A tale proposta hanno poi aderito anche oltre cento esperti e docenti del mondo della cultura, tra cui professori universitari nel campo giuridico e naturalista, nonché diversi direttori di parchi. L’opinione, comunque, non è unanime.

La legge di riforma riguarda 871 aree protette italiane, 24 parchi nazionali, 29 aree marine e 152 parchi regionali nati allo scopo di salvaguardare uno dei patrimoni di biodiversità più ricchi d’Europa: vediamo quali sono le novità e i pareri a favore e sfavore.

Innanzitutto la “governance dei parchi” che verrebbe snellita e rafforzata. Diventa più forte il ruolo del Presidente del Parco, che viene sempre nominato con decreto del ministro dell’Ambiente d’intesa con i presidenti delle Regioni in cui ricade il territorio dell’area protetta. Viene modificata la composizione del Consiglio direttivo, che avrà dai 6 agli 8 membri e sarà designato per il 50% dalla Comunità del Parco. In questa revisione della composizione dei Consigli direttivi le Associazioni avrebbero valutato positivamente  l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica  e beni culturali.

In secondo luogo il “controllo della fauna selvatica nelle aree naturali protette”con l’introduzione dei “piani di gestione” ”, di competenza dell’ente parco, prevedono il contenimento delle specie che possono comportare danni alla biodiversità e rischi per l’incolumità umana, a partire dai metodi incruenti fino alla cattura e in ultima istanza all’abbattimento, sempre con il parere vincolante dell’Ispra. Le Associazioni evidenziano i rischi di voler legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale.

Ancora la “semplificazione amministrativa”. Per semplificare le procedure del Codice Urbani, che dal 2004 prevedeva la doppia autorizzazione dell’ente parco e della Soprintendenza anche per interventi di modesta entità, è previsto, in vigenza del piano, il nullaosta unico rilasciato dall’ente parco. La proposta di modifica prevede tuttavia la sostituzione dell’art. 13 della legge quadro introducendo nella procedura del nulla osta rilasciato dagli Enti Parco sulle nuove opere e progetti all’interno dell’area protetta il silenzio assenso dopo 60 giorni. Un provvedimento che rischierebbe di ridurre la capacità di controllo degli Enti Parco sulle trasformazioni del territorio, in considerazione anche delle ridotte e inadeguate piante organiche degli Enti di gestione.

Ulteriore novità, il finanziamento dei parchi attraverso royalty. I gestori di impianti idroelettrici di potenza superiore a 220 Kw, attività estrattive, impianti a biomasse, coltivazione di idrocarburi, oleodotti, metanodotti ed elettrodotti non interrati, pontili di ormeggio per imbarcazioni, già presenti e attivi all’interno dei parchi al momento dell’entrata in vigore della legge, dovranno corrispondere un contributo agli enti per i servizi ecosistemici offerti. Anche questo punto contestato dalle Associazioni ambientaliste per il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco mentre in realtà si dovrebbe porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili, pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività il più delle volte non compatibili con la specifica qualità ambientale dei Parchi italiani.

Da ultimo, vengono istituiti 2 nuovi parchi nazionali: del Matese e di Portofino, nonché attribuita al governo una delega per la nascita del Parco interregionale del Delta del Po attraverso il riordino delle aree naturali protette della zona deltizia che attualmente ricadono nelle Regioni Emilia Romagna e Veneto.

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