Rivista Stagione 2016/2017 Rubrica "Riforme Istituzionali"

Rubrica “Riforme Istituzionali” – di Danilo Ciancio

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riforme istituzionali_rubrica_danilo ciancio_cnelIl Referendum Abrogativo del CNEL

Anche se con riflessi meno eclatanti rispetto al Senato, il referendum del 04 dicembre porterà novità anche per il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, in caso di vittoria del “si”.

La riforma abolisce infatti l’articolo 99 della Costituzione dedicato al CNEL, organo di consulenza delle Camere e del Governo composto da esperti e da rappresentanti delle categorie produttive, con possibilità di proporre iniziative legislative in materia di economia e lavoro e di fornire pareri su questi argomenti. Probabilmente l’organo statale, grazie al quesito referendario, vive un piccolo momento di notorietà ma con giudizi non proprio lusinghieri, considerando i commenti che negli anni si sono susseguiti, dalla Bicamerale di D’Alema del 1997 fino alla recente “Commissione dei saggi” nominati nel 2013 dall’ex Presidente della Repubblica Napolitano che concluse i lavori suggerendone una sua riforma ovvero la soppressione.

Nel tempo l’organismo non è risultato di effettiva utilità finendo, forse un po’ troppo ingenerosamente, ad essere il simbolo dell’“Ente inutile”.

Questo piccolo parlamentino di esperti sindacali, imprenditoriali e sociali, fino al 2011 era composto da 121 membri, poi dimezzati a 64 e oggi ridotti a 24 visto che ben 40 si sono nel frattempo dimessi senza provvedere alla loro sostituzione. Nel periodo del massimo splendore è arrivato a costare 22 milioni di euro l’anno, mentre oggi costa 4 milioni, sostanzialmente spesi per i dipendenti e la sede, un’elegante palazzina romana di Villa Borghese costruita tra il 1906 e il 1908 per ospitare l’Istituto Internazionale di Agricoltura, precursore della Fao per iniziativa del botanico Davide Lubin, di cui porta il nome. Dal 2015 i consiglieri non hanno più indennità (era di 2.154 euro al mese) e rimborsi spese. Nei suoi 60 anni di vita il Cnel ha prodotto 96 pareri, 350 osservazioni e proposte, 270 rapporti e studi, 90 relazioni, 130 convegni e 14 disegni di legge. Forse numeri un po’ troppo esigui in rapporto al suo costo. Esistono oggi, d’altronde, molteplici forme alternative attraverso le quali il Parlamento e il Governo possono dialogare con la società e avvalersi in modo trasparente del contributo conoscitivo degli esperti e dei rappresentanti delle categorie produttive: un organo ad hoc, di rilevanza costituzionale, costituisce il retaggio di una visione corporativa ormai superata.

In un momento storico dove la campagna di denigrazione e delegittimazione del Cnel è proseguita senza sosta negli ultimi tempi, oltremodo amplificata dai mezzi di comunicazione, di sicuro la sua attuale configurazione non ha funzionato anche perché la sua legge ordinamentale risale al 1986, fotografia di un’Italia profondamente diversa da quella attuale.  Tuttavia, aldilà degli evidenti errori che le parti sociali nel passato hanno fatto nella gestione dell’Ente, una riflessione sul valore di democrazia economica e sociale espresso dai corpi e dalle formazioni intermedie andrà fatto. Basta pensare ai Comitati Economici e Sociali (CES) esistenti in tanti paesi dell’UE e nel mondo (Brasile, Cina, Russia, Sudafrica), ovvero allo stesso Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) inserito di diritto nel processo normativo dell’Unione Europea, luogo veramente utile al dialogo sociale e che ovviamente nessuno osa accusare di “inutilità”. Pertanto, a prescindere dall’esito del referendum (che in caso di vittoria del “si” avrebbe l’effetto immediato dell’abrogazione dell’art. 99 della Costituzione), occorrerà che tutte le forze politiche reimparino presto a dialogare all’interno di un nuovo luogo casa-istituzionale delle formazioni sociali – sindacali e datoriali -, ce lo chiede la comune coscienza democratica europea e gli stessi Trattati su cui si è costruita l’Unione.

 

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