L'avversario di turno

SI GIOCA CONTRO… La Reggina

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Sarà pure un derby fra deluse, fra squadre che possono vantare un passato nella massima serie, ma Reggina-Catanzaro adesso equivale ad uno scontro diretto, dal sapore di finale, per non retrocedere. Forse decisiva, la gara del “Granillo”, offre la grande opportunità agli amaranto, di fare un balzo in avanti, per raggiungere la salvezza; dal canto loro, i giallorossi si giocano la chance di restare attaccati al treno che conduce al mantenimento della categoria passando, per la porta principale. Tre le lunghezze di differenza tra le due compagini, con la consapevolezza del vantaggio negli scontri diretti per chi dovesse vincere. Un pareggio andrebbe analizzato dal punto di vista dei gol fatti in trasferta. All’andata ricordiamo l’1-1 grazie all’errore tecnico di Grandi sul tiro di Bianchimano, al 94′. L’US era andato in vantaggio con il rigore di Giovinco. Poi aveva prevalso solo la prudenza nelle Aquile, che avevano arretrato il proprio baricentro fino a subire il gol beffa.

La Reggina viene da quattro risultati utili consecutivi con due pareggi seguiti da due importantissime vittorie con Melfi e Taranto. I 35 punti conseguiti sin qui, sono frutto di sette vittorie, quattordici pareggi (terza squadra dopo il Fondi ed Andria ad aver ottenuto il segno X, più volte) e dodici sconfitte. In casa le sei vittorie, sette pareggi e tre sconfitte hanno prodotto 25 punti. Diciannove a diciassette il computo delle reti. Insomma, non sarà una passeggiata per gli uomini di Erra, tutt’altro.

In terra amaranto sono stati giocati ventisei incontri. Dodici successi casalinghi, dieci pareggi e quattro vittorie giallorosse. Trentatré a diciotto per la Reggina, il totale delle reti. L’ultima volta, due stagioni fa, alla penultima giornata, si imposero i padroni di casa per 3-1 con gol di Viola, pari momentaneo di Razzitti, poi a segno Di Michele e Maimone. Sconfitta che mandò su tutte le furie il presidente Cosentino (per lui, la sfida, ha un sapore particolare) e che costò, inevitabilmente, il posto a mister Sanderra. Stesso identico punteggio l’ultima volta che si erano affrontate nel lontano 1989, con la doppietta di Paciocco e la rete di De Marco; per le Aquile autogol di Armenise. Senza reti lo scontro del 27 ottobre 1988. Andando a ritroso troviamo un pareggio per 1-1 con Costantino che rispose a Sasso. Un rigore di Saviano, per gli amaranto, invece equilibrò il vantaggio di Cascione per i giallorossi, nel 1984. Per intenderci, il Catanzaro non ottiene un successo dalla gara vinta a tavolino del 1959, che sul campo era terminata 1-2. Sarebbe ora di invertire il trend delle statistiche.

Mister Zeman dovrebbe schierare i suoi con il 3-5-2. In porta Sala; difesa composta da De Vito, Gianola e Kosnic; Cane, De Francesco, Knudsen, Botta e Porcino a centrocampo; Coralli e Bianchimano in avanti.

Sfatare un tabù che perdura da cinquantotto anni, consentirebbe al Catanzaro di lottare ancora per la salvezza, facendo un passo avanti. I dati, i numeri, contano poco, servono solo a riempire gli annuari, tuttavia. Per quel che conta, occorre scendere in campo con la stessa cattiveria vista con Juve Stabia, Catania e Foggia, senza commettere quelle ingenuità, fatali contro i Satanelli, mercoledì scorso. La tensione sarà molto alta: nervi saldi e concentrazione, saranno determinanti: il Catanzaro può farcela.

Ferdinando Capicotto

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