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Amarcord Primo Piano

Un po’ di Catanzaro nella qualificazione agli Europei dell’Ungheria

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Lo storico pass dell’Ungheria per il prossimo Europeo di calcio porta la firma di uno dei giocatori giallorossi dell’indimenticabile formazione delle Aquile di Pino Albano che sfiorò per un solo punto la serie A: Marco Rossi, Indiscusso protagonista nella stagione delle Aquile 1987-1988 ora ct della nazionale ungherese.

Una di quelle pagine che probabilmente avrebbe cambiato la storia delle Aquile, la stagione in B 1987-1988 che nei ricordi dei tanti tifosi giallorossi rievoca indimenticabili emozioni ma anche la triste delusione finale, per una serie A sfumata beffardamente nell’ultima giornata, concludendo il campionato al quinto posto, ad un solo punto di distacco dalla Lazio che, forte dei suoi 47 punti, andò ad occupare la quarta e ultima posizione utile per il passaggio nella massima serie, dopo Bologna, Lecce ed Atalanta. Proprio quel punto in più che costituisce una ferita mai rimarginata se si pensa al pareggio dei laziali per come maturato a recupero inoltrato da un certo Monelli, nell’allora “Comunale”.

In generale fu la stagione dei rimpianti e delle tante recriminazioni per episodi alla fine rivelatisi decisivi. Come l’assurdo gol subito al “Dall’Ara” con i massaggiatori giallorossi in campo per soccorrere un giocatore, mentre Marronaro correva indisturbato verso la porta di Zunico. Per non parlare dei gol annullati contro Cremonese e Udinese, o del rigore calciato sul palo in casa da O’Rey contro la Triestina all’ultimo respiro. Insomma un’annata stregata per il Catanzaro targato Pino Albano e di cui ancora il popolo giallorosso forse ne paga le conseguenze da oltre 30 anni.

Protagonista indimenticabile di quella formazione delle Aquile, matricola terribile in serie B guidata in panchina da Vincenzo Guerini, fu proprio un giovane Marco Rossi (allora ventitreenne), che i tifosi giallorossi ricorderanno sicuramente con affetto come uno dei difensori più completi della storia delle Aquile. Fisico da gladiatore, autentico dominatore della fascia sinistra, si conquistò la fiducia di tutti grazie ad una continuità di splendide prestazioni: ben 38 le gare disputate con la maglia giallorossa e tre reti, bottino di tutto rispetto per un difensore.

Classe ’64, piemontese, dopo lo sfortunato epilogo di quella stagione sui Tre Colli, passò al Brescia, squadra con cui dopo qualche stagione si tolse la soddisfazione di centrare l’ambita promozione in serie A, rimanendoci per un po’ di stagioni, grazie anche al successivo trasferimento alla Sampdoria. Poi l’esperienza all’estero (tra i pionieri italiani) in Città del Messico nelle fila dell’America e successivamente in Germania con l’Eintracht Francoforte, prima di rientrare in Italia in una nuova avventura in serie A col Piacenza, in quella che fu la sua ultima stagione tra i professionisti come calciatore.

 

La sua carriera da allenatore in Italia non è altrettanto fortunata: dopo alcune esperienze altalenanti in serie C, la svolta arriva sempre dall’estero, con il passaggio nel 2012 come allenatore dell’Honved, squadra della massima serie ungherese partecipante all’Europa League. Positiva l’esperienza nel club magiaro in cui milita per diverse stagioni con risultati in crescendo: da un buon 7° posto nella stagione 2015-2016, all’anno seguente con la semifinale in Coppa d’Ungheria e soprattutto la conquista del primo posto in campionato. Questo successo gli vale il premio come “allenatore dell’anno” del campionato ungherese e anche “la Panchina d’oro” a Coverciano, riconoscimento speciale riservato ai tecnici italiani vincitori di un campionato all’estero.

Dal 2018 è ct dell’Ungheria, con la quale conquista proprio qualche giorno fa, esattamente il 12 novembre scorso, uno storico accesso al campionato Europeo del 2021, battendo agli spareggi l’Islanda. Molti tifosi giallorossi, al suo nome citato con orgoglio nei tanti media italiani che lo hanno giustamente celebrato per l’impresa, saranno sobbalzati dalla sedia aprendo il cassetto dei ricordi di quella splendida stagione vissuta insieme a lui a Catanzaro. E siamo convinti che nel prossimo mese di giugno in tanti avranno attenzione anche alle sorti dell’Ungheria da lui guidata, sperando (ironicamente) non si confondano troppo con i colori della bandiera visto che – sia pur in posizione diversa – sono pur sempre gli stessi dell’Italia.

In bocca al lupo mister per la nuova avventura, a noi perenni nostalgici piace pensare che un domani le strade con il Catanzaro si potranno di nuovo incrociare e chissà, per entrambi, possa rappresentare la rivincita di quel triste epilogo.

 

Danilo Ciancio

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