Da Oristano al suo mare di Calabria, le geometrie del cuore di Teresa sanno di giallorosso: “Il Catanzaro è un sentimento”
La storia di Teresa Valerio, geometra di professione che dalla Sardegna segue sempre le vicende dei giallorossi. Gli inizi in curva, con le amiche dell’adolescenza, e il rapporto distante ma sempre vivo. “C’è un filo che mi lega alla mia terra e ai suoi colori”.
Il profumo della focaccia appena sfornata, con il vociare della gente in fila per non perderne un pezzo. Sullo sfondo il sole che riscalda i tetti delle case e i balconi che sembrano schiudersi all’unisono, sotto lo stesso cielo di trepidante attesa. I tornelli, i gradoni e i cori alzati prima del calcio d’inizio all’ingresso degli undici beniamini giallorossi.
La storia di Teresa Valerio

Teresa Valerio se li ricorda bene quei pomeriggi passati con le amiche fuori dallo stadio. Un rituale cadenzato, quasi fisso: il ritrovo a Lido, in piazza, il bus per Catanzaro preso ore prime per respirare la brezza del quartiere stadio. Quelle giornate di festa, di giubilo, Teresa se li ricorda bene, anche adesso che vive lontana dalla sua Catanzaro. “A maggio del 2019 mi sono trasferita in Sardegna per motivi professionali – spiega Teresa, geometra nella vita di tutti i giorni – Sembrerà strano ma magari qualcuno che abita fuori potrà capirmi: quando sei lontana, avverti una forte malinconia quasi da sentire un richiamo naturale a cui non puoi fare a meno. Se c’è una cosa che mi manca è il mio mare: può sembrare un paradosso visto che risiedo in una regione come la Sardegna ma a me manca il mio mare, ad esclusione ovviamente della mia famiglia che è sempre con me nel cuore e nella mente”.
Che di giallorosso, in questa storia, non ha prodotto sorgente nella giovane Teresa. “La passione per il Catanzaro è un qualcosa che ho fatto mia – dice – Mio fratello si è trasferito molti anni prima di me a Como e per l’aggiunta in famiglia non si andava allo stadio. E allora, dai tempi dell’adolescenza, frequentando vari gruppi di amici nacque in me questa passione visto che si seguiva e si parlava spesso del Catanzaro. E poi, sin da ragazzina, a me è sempre piaciuto il colore giallorosso. Mi emoziona molto e ogni tanto quando qualcuno posta sui social i video dello stadio, della curva con i cori, è un colpo al cuore”. Per sentire meno la distanza, si è anche iscritta al club Catanzaro Milano Giallorossa. “Sono membro da ormai due anni circa, grazie al mio amico Alessio, mi piace perché in questo modo ho potuto legare non solo l’amore per i giallorossi ma anche il fatto che mi piace molto il Nord”.
Se ti chiedo del Catanzaro, invece, qual è la tua prima immagine in mente? “Il primo flash appartiene a quando da ragazza andavo allo stadio con le mie amiche, rigorosamente in curva, anche se poi da grande ho iniziato ad andare nei Distinti. Ricordo i derby, la Catanzaro blindata, e noi che con un pizzico di incoscienza ci piaceva stare dove c’erano dei casini. Ci incontravamo in piazza a Lido (Teresa è originaria del quartiere Fortuna, ndr) e salivamo allo stadio: c’era un bel clima, incontravamo tante persone. Ci organizzavamo mangiando qualcosa da Giacinto oppure stavamo fuori. Eravamo un gruppo tutto nostro, un’entità unica”.

Il rapporto con le partite e le lacrime di Salerno
Il rapporto con le partite? “Non eravamo in prima linea anche se seguivamo. Onore a chi fa davvero i chilometri: penso ai gruppi che mantengono gli ideali al di là del risultato, la nostra tifoseria è importante. Come la nostra non ce ne sono in giro, sarò di parte, ma lo penso davvero. Mi piace tutto della nostra tifoseria, dai cori al modo di vivere la partita. Da questo punto di vista mi mancano i derby, soprattutto con il Cosenza. Penso anche al Crotone nell’anno del ritorno in B. Ero ad Oristano, con il cuore in gola per il derby. È stata una delle partite che mi ha tenuto con il fiato sospeso. Non potevamo perdere, non quella partita… Sappiamo tutti come è andata a finire. Il giorno di Salerno mi trovavo in un autogrill. Il mio telefono, nella chat di WhatsApp, sembrava sul punto di esplodere: messaggi su messaggi, uno dopo l’altro, mentre la gioia cresceva. E così, quasi senza rendermene conto, mi sono ritrovata con il viso stracolmo di lacrime. A un certo punto una persona si è avvicinata e mi ha chiesto se avessi bisogno di aiuto. Ho alzato lo sguardo e, tra le lacrime, le ho risposto: “Grazie del pensiero, ma oggi è una giornata bellissima, oltre ad esserci un sole a catinelle””.
La curva il punto di riferimento, una condizione di appartenenza. “Diciamo che vedere lo stadio smantellato ha creato in me un effetto malinconico. Certo è che dal punto di vista tecnico è un discorso fatto per rendere migliore la sicurezza. In merito alla questione che lo stadio resti in città, invece, è indubbiamente una situazione particolare, bella dove è nato il tutto ma forse opterei per traslocare l’impianto più a sud: ad esempio l’area di Germaneto, che peraltro si presta ai grandi eventi, e poi per chi magari viene dalla provincia o altre zone limitrofe può essere un po’ più comodo”.
“Il Catanzaro si riprenderà, ci vuole tempo”
Il presente invoca riflessioni. “L’anno scorso abbiamo vissuto una bellissima annata. Durante la finale di Monza ero a casa, a Oristano, ma con il cuore ero “A CASA”, in quel di Catanzaro. Quella sera mi avevano invitato a cena, ma ho disdetto perché volevo vedere la partita. Ricordo che, sia con una mia amica sia con un mio amico, eravamo in contatto tramite messaggi: l’emozione e l’adrenalina erano incontenibili. Credo che il segreto sia stato l’unione sia della dirigenza che della squadra. Quest’anno, bisognerà capire poi i meccanismi che ci sono stati dietro, si è diciamo “smantellata” una bellissima squadra. Credo tuttavia che ci si riprenderà, i ragazzi sono nuovi e ci vuole tempo affinché si conoscano per entrare in sintonia. D’altronde è come quando una persona deve iniziare un lavoro”.

Il futuro invece custodisce un sogno nel cassetto. “Mi sono promessa che un giorno dovrò andare a Roma perché il giallorosso come dicevo prima mi piace assai e poi perché seguo anche i lupacchiotti. Magari andrò all’Olimpico per assistere a Roma-Catanzaro, sperando che quel giorno saremo tornati dove abbiamo scritto la storia. Anche se il mio sogno è di vedere presto Cagliari-Catanzaro: abito qui da anni e chiaramente andrei anche da sola allo stadio. Per i sardi rappresenta la squadra emblema della regione, anche se in studio da me si parla molto poco rispetto a quanto facciamo noi con il Catanzaro. Loro sono forse più giudiziosi di noi nell’osservare la squadra, di come si comporta generalmente in partita, il nostro invece è un modo più sanguigno. Genuino, insomma”.
“Il Catanzaro rappresenta un sentimento, per noi è tutto”
Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Un sentimento. Per noi è tutto: la nostra città e la mia gente, cosa che dico sempre…Un tempo potevo vivere in prima persona, in mezzo alla mia gente, la passione per il Catanzaro; oggi, nonostante la distanza, c’è un filo rosso che continua a legarmi profondamente alla mia terra e ai suoi colori”. Un fremito a riscaldare la voce, posando la parola fine alla chiacchierata della ragazza dal giallorosso nel cuore.



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