Una decisione che sa di non decisione
La sconfitta contro il Mantova fa male. Fa male per il risultato, per quello che si è visto in campo e per tutti i dubbi che, inevitabilmente, tornano a galla quando le cose non vanno come dovrebbero. A Catanzaro l’umore non può essere dei migliori, perché questa piazza vive di calcio, di passione e di un legame con la squadra che va ben oltre i novanta minuti.
E in un momento come questo, a far discutere non è soltanto la sconfitta, ma anche la conferma di Gorgone, che sembra avere più il sapore di una fiducia a tempo che quello di una scelta convinta.
Una decisione che non sa di decisione, appunto.
Perché confermare un allenatore dovrebbe significare credere nel suo lavoro, dargli la possibilità di portare avanti le proprie idee e metterlo nelle condizioni di lavorare con serenità. Se invece la sensazione è che tutto possa cambiare già dopo la prossima partita, diventa difficile capire quale sia la reale posizione della società. Si va avanti perché si crede in Gorgone oppure perché, almeno per il momento, non si è ancora deciso diversamente?
È una domanda che tanti tifosi si pongono, ed è comprensibile. Quando arrivano le sconfitte, le incertezze aumentano e le parole rischiano di non bastare più. A quel punto servono i fatti, soprattutto da parte di una squadra che deve ritrovare sé stessa e dare risposte a chi continua a seguirla con affetto e sacrificio.
Detto questo, sarebbe sbagliato lasciarsi trascinare soltanto dalla delusione. Il calcio è fatto anche di momenti difficili, di passaggi complicati e di situazioni nelle quali bisogna avere la lucidità di non prendere decisioni sull’onda della rabbia. La società ha il diritto e il dovere di valutare, di riflettere e di scegliere ciò che ritiene più giusto per il Catanzaro.

Ed è proprio per questo che, nonostante le perplessità, la fiducia nella società deve rimanere. Una fiducia che non significa essere d’accordo con tutto, né rinunciare a fare critiche quando qualcosa non convince. Significa riconoscere il lavoro di chi ha la responsabilità di guidare il club e aspettarsi che, anche in questa occasione, sappia trovare la strada per uscire dalla tempesta.
Adesso, però, bisogna guardare avanti. C’è Verona e, inevitabilmente, l’attenzione sarà tutta lì. Non sarà una partita come le altre, almeno per il momento che sta vivendo il Catanzaro. Servirà una squadra capace di lottare, di restare unita e di dimostrare che le difficoltà possono essere superate. Non basterà magari il risultato a cancellare tutti i dubbi, ma una prestazione convincente potrebbe rappresentare un primo passo importante.
Dopo Verona, forse, avremo qualche risposta in più. Capiremo meglio quale sia la condizione della squadra, quanto margine ci sia per ripartire e quale direzione si voglia prendere. E sarà anche più chiaro se la conferma di Gorgone rappresenti davvero l’inizio di un percorso oppure soltanto una pausa prima di altre decisioni.

Nessuno pretende miracoli, ma a questa squadra si chiede di ritrovare carattere, idee e soprattutto quella voglia di lottare che il tifoso giallorosso vuole vedere sempre, anche quando il risultato non arriva.
Perché si può perdere, fa parte del calcio. Quello che diventa difficile da accettare è non riuscire a capire dove si voglia andare e quali siano le reali prospettive.

Il momento è delicato, inutile nasconderlo. Ma non è ancora il momento di arrendersi, né di trasformare ogni difficoltà in una sentenza definitiva. Il Catanzaro ha bisogno di ritrovare serenità, la società di fare chiarezza e la squadra di rispondere sul campo.
Fiducia alla società, dunque, con la speranza che sappia trovare la soluzione giusta e riportare il Catanzaro fuori da questa tempesta. La tifoseria merita chiarezza, ma soprattutto merita di tornare a guardare avanti con entusiasmo.
Ora tocca al campo parlare. Verona dirà qualcosa in più, forse anche sul futuro di Gorgone. E allora capiremo quale Catanzaro uscirà da questa partita: una squadra pronta a rialzarsi e a ripartire oppure una squadra che avrà ancora bisogno di ritrovare la propria strada.
Per il momento, l’unica cosa saggia è restare vicini alle Aquile e alla Società. Criticare è legittimo, avere dubbi è normale, ma la speranza è che questa fase difficile possa diventare soltanto un passaggio complicato di una stagione ancora tutta da scrivere.
Perché il Catanzaro viene prima di tutto. Degli allenatori, dei risultati e delle polemiche. E adesso più che mai ha bisogno di ritrovare unità, fiducia e la voglia di dimostrare chi è davvero!



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