Il Catanzaro e il ricordo del Pescara di Zeman

Il Catanzaro e il ricordo del Pescara di Zeman

C’era una volta il Pescara di Zeman, quello del trio delle meraviglie composto da Lorenzo Insigne, Ciro Immobile e Marco Verratti. Era la stagione 2011/2012 e “Zemanlandia” conquistò la Serie B con il suo 4-3-3, un calcio offensivo, spettacolare e caratterizzato da un pressing particolarmente aggressivo. Gli abruzzesi chiusero il campionato al primo posto, conquistando la promozione in Serie A.

Quella squadra rappresentò anche un passaggio fondamentale nelle carriere dei suoi tre giovani talenti. Immobile, Insigne e Verratti avrebbero infatti raggiunto la Nazionale e vissuto successivamente esperienze di altissimo livello, seppure attraverso percorsi differenti.

Il paragone con il Catanzaro di Cissé, Liberali e Favasuli, in ordine di partenza dal capoluogo, va però affrontato con cautela. Le due realtà appartengono a epoche e contesti differenti e, soprattutto, il Pescara di Zeman riuscì a completare il proprio percorso con la promozione in Serie A. Il Catanzaro, invece, non è ancora riuscito a compiere quell’ultimo passo.

Resta comunque interessante osservare alcune analogie. Il “Modello Catanzaro”, definizione utilizzata anche da Ivan Zazzaroni e Xavier Jacobelli, ha raccolto negli ultimi anni consensi per la qualità della gestione societaria e per la capacità di valorizzare giovani calciatori. Un progetto che ha prodotto risultati importanti e che ha riportato stabilmente le Aquile nella parte alta della Serie B.

Proprio per questo, però, è inevitabile che siano cresciute anche le aspettative. Le due semifinali playoff e la finale raggiunte nelle ultime tre stagioni testimoniano un percorso solido, ma al tempo stesso hanno alimentato la legittima ambizione di provare a fare un ulteriore passo avanti.

Monza ha lasciato qualche tossina e generato aspettative che non possono essere ignorate. Ma sarebbe ingeneroso considerare il percorso del Catanzaro soltanto attraverso ciò che non è stato ancora raggiunto. La società ha costruito una realtà competitiva, mantenendo al tempo stesso una particolare attenzione alla sostenibilità economica. È proprio su questo equilibrio che si gioca il futuro del progetto.

Anche il paragone tra Zeman e Aquilani va quindi letto soprattutto come uno spunto di riflessione. Dopo la promozione, Zeman lasciò Pescara per approdare alla Roma, mentre Aquilani ha scelto di intraprendere immediatamente una nuova esperienza sulla panchina del Sassuolo. Due percorsi differenti, che tuttavia invitano a interrogarsi su ciò che accade quando un ciclo tecnico arriva al termine.

Il Pescara promosso in A venne successivamente profondamente modificato e nella stagione seguente incontrò enormi difficoltà nella massima serie. È un precedente che il Catanzaro deve certamente osservare, ma senza forzare il paragone: oggi la società giallorossa si trova in una situazione diversa e ha ancora tutti gli strumenti per correggere la rotta.

Anche perché, a differenza di quel Pescara, il Catanzaro può contare su un elemento di continuità particolarmente importante: Pietro Iemmello. Il capitano rappresenta non soltanto un patrimonio tecnico, ma anche un riferimento per lo spogliatoio e per l’ambiente. La sua presenza può assumere un peso ancora maggiore in una fase nella quale la squadra dovrà eventualmente affrontare cambiamenti e scelte importanti.

Il problema, oggi, è soprattutto il presente.

Dopo le prime tre battute d’arresto e il successo al fotofinish contro la Carrarese, arrivato anche grazie al doppio palo, la trasferta di Genova non ha fornito le risposte che l’ambiente attendeva. La prestazione ha evidenziato difficoltà sul piano del gioco, della personalità e della concentrazione, con la partita nuovamente decisa nei minuti finali da un errore difensivo.

La Sampdoria, peraltro, era in inferiorità numerica. Un dettaglio che rende ancora più difficile da digerire il modo in cui è maturata la sconfitta, al di là del risultato in sé.

Quattro sconfitte nelle ultime cinque partite rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato, soprattutto dopo un percorso che aveva abituato il Catanzaro a frequentare con continuità la zona playoff. Non si tratta di mettere in discussione quanto costruito negli ultimi anni, ma di capire rapidamente come intervenire per evitare che una fase negativa si trasformi in qualcosa di più difficile da gestire.

La proprietà ha più volte spiegato le ragioni delle proprie scelte, anche attraverso una comunicazione trasparente sui costi di gestione e sui limiti entro i quali il club intende muoversi. È una linea comprensibile, così come è comprensibile che una parte della tifoseria inizi a chiedersi se il semplice consolidamento possa continuare a rappresentare l’unico orizzonte possibile.

Tra ambizione e sostenibilità, del resto, il confine è sottile.

I prossimi venti giorni potrebbero diventare decisivi per comprendere quale direzione prendere. La squadra ha mostrato anche problemi caratteriali e di concentrazione che non possono essere risolti soltanto attraverso il mercato o attraverso un cambio di uomini. Servirà ritrovare identità, equilibrio e soprattutto continuità.

Il paragone con il Pescara di Zeman, dunque, può essere utile soltanto fino a un certo punto. Quel Pescara rappresentò la conclusione straordinaria di un ciclo e, successivamente, pagò il prezzo delle scelte compiute. Il Catanzaro si trova ancora nel mezzo del proprio percorso e ha la possibilità di scrivere un finale diverso.

Per farlo, però, occorre intervenire adesso. Non necessariamente per cambiare tutto, ma per capire cosa non sta funzionando e correggerlo prima che sia troppo tardi.

Chi pensa di avere tanto tempo, non aspetti tempo. Perché nel calcio, come nella vita, il tempo resta una risorsa preziosa.

Avanti tutta, Catanzaro.

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