Bologna la sua vita, il Catanzaro il suo centro. Lucilla: “Tifosa d’amore, i giallorossi la mia ancora di salvezza”
Torna la rubrica “Il Giallorosso nel cuore”, che oggi ha per protagonista Lucilla Saccà, catanzarese doc che dal 2006 vive a Bologna. “Ho deciso di trasferirmi per frequentare l’università, da allora vivo qui ma il legame con la mia terra non si è mai spezzato”. La passione del Catanzaro, l’incontro con Massimo Palanca e il futuro disegnato assieme al Club di Bologna che porta il nome di O’Rey.
La storia di Lucilla Saccà

Se ti chiedo del Catanzaro, la tua prima immagine qual è? Il primo flash in testa che ti passa?
“Se chiudo gli occhi penso subito alle trasferte. Il flash più vivido è il post-partita, quando la squadra cammina compatta verso lo spicchio del settore ospiti per salutare e ringraziare noi tifosi che abbiamo viaggiato per chilometri. Questo pensiero mi riporta dritto a Monza, dove abbiamo sfiorato il sogno della Serie A. È stata dura, ma incredibilmente bellissima: ricordo le lacrime dei ragazzi della mia età, dei signori anziani, dei bambini...un’emozione pura che unisce le generazioni”.
La tua prima volta allo stadio Ceravolo, se ti ricordi. Con chi eri, in che settore e che ricordi hai.
“Ero una ragazzina delle scuole medie, facevo la seconda o la terza. All’epoca il Catanzaro giocava in Lega Pro e lo stadio non si riempiva facilmente, così la società invitava le scuole della città. Ricordo perfettamente i settori in cui ci portarono: la Curva Est e la Tribuna Est. C’era quell’eccitazione tipica della preadolescenza, eravamo tutti esaltati all’idea di quell’evento, chi più, chi meno, ma rigorosamente tutti vestiti di giallorosso. È lì che è iniziato tutto”.
La tua prima volta ma in trasferta.
“Per molti anni, tra i 20 e i 35, ho vissuto il tifo in modo sporadico, facendo pochissime trasferte. Negli ultimi anni, invece, la mia vita è cambiata: ho iniziato a farle praticamente tutte. È successo quando ho incontrato i ragazzi del Catanzaro Club Massimo Palanca di Bologna, un’associazione nata da pochi mesi. In quel momento la mia vita era ferma, avevo bisogno di una scintilla che le ridasse linfa. Trovare il club è stato come ricevere una boccata d’aria fresca, un modo per sentirmi di nuovo a casa. La mia prima vera trasferta con il Club è stata il 3 settembre 2023 a Lecco: siamo partiti in macchina ed io ero letteralmente entusiasta! All’inizio ero un po’ impacciata, non conoscevo nessuno, ma sono stata accolta subito a braccia aperte. Condividere la stessa passione, riunirsi, indossare gli stessi colori… mi ha fatto rinascere. Se devo pensare alla trasferta del cuore, dico quella a Brescia del 2024: per me è stata incredibilmente emozionante a livello personale e, complice un pareggio finale che abbiamo vissuto e festeggiato come una vera vittoria, tutto in quel giorno è stato semplicemente perfetto“.
A chi devi la passione per il Catanzaro?
“Nella mia famiglia allargata, tra zii e cugini, il tifo per il Catanzaro c’è sempre stato, ma a casa mia, nel mio nucleo ristretto, non c’era una forte cultura da stadio. Anzi, ironicamente con i miei genitori è successo il contrario: oggi sono io ad aver trasmesso alla mia famiglia l’amore incondizionato e passionale per questi colori. C’è però una persona speciale che oggi non c’è più, che seguiva la squadra e andava sempre allo stadio finché ha potuto. In un certo senso, quando viaggio e tifo, sento di farlo anche per lei, come se stessi continuando a far camminare quella passione qui sulla terra. Una staffetta d’amore”.
Massimo Palanca e…Pietro Iemmello

C’è un Catanzaro a cui sei più legato?
“Sono legatissima al Catanzaro degli ultimi anni perché è quello che ho vissuto e assaporato di più, quello che mi ha regalato emozioni uniche. Per seguirlo anche in casa mi sono abbonata e continuerò a farlo, voglio sostenere la società in ogni modo. Nel campionato 2025/2026 ho seguito 17 trasferte su 19! Ho dovuto saltare solo Palermo e Avellino per i noti impedimenti e le restrizioni di ordine pubblico, ma per il resto sono partita anche da sola, senza gli amici del club, perché sentivo il bisogno fisico di esserci. Il Catanzaro è la mia ancora di salvezza dalla routine quotidiana. Se devo fare dei nomi, dico Massimo Palanca per la storia: non l’ho vissuto da bambina, ma ne ho sentito sempre parlare e quando l’ho conosciuto di persona ho scoperto una persona squisita. E oggi dico Pietro Iemmello: avere un capitano catanzarese così forte ti dà un senso di appartenenza e di legame viscerale con la nostra terra”.
Che tipo di tifosa ti definiresti? Qual è il tuo rapporto con le partite? Sei scaramantica?
“Sono una tifosa d’amore, non di risultato. A me interessa l’emozione, l’impegno, tutto il contorno umano che si crea attorno alla partita. Non sono una che urla o sgrida i giocatori; io mi fido ciecamente della società. Se un giorno torneremo in A, o se dovessimo tornare in C, per me l’amore rimarrà identico. Scaramantica? Di base direi di no, però ai play-off ho indossato rigorosamente sempre una maglietta della società ad ogni singola partita… quindi forse, sotto sotto, un pizzico scaramantica lo sono anche io!”.
“La passione non ha sesso”

Veniamo al tuo impegno con il Club Massimo Palanca di Bologna. Di cosa ti occupi al suo interno? Quale insegnamento ti sta lasciando questa esperienza?
“All’interno del Catanzaro Club Massimo Palanca di Bologna faccio parte del direttivo. Mi occupo principalmente del supporto burocratico, della segreteria e dell’archivio dei documenti, oltre a collaborare con gli altri per organizzare i viaggi in trasferta e i ritrovi per vedere le partite insieme. Cerco di essere sempre presente. Questa esperienza mi sta regalando esattamente ciò di cui avevo bisogno: un pezzetto di casa a chilometri di distanza, tanta passione e amore puro”.
Una donna che tifa Catanzaro, un qualcosa che (finalmente) oggi è usuale. Ma fino a qualche tempo fa non era così tra stereotipi e mentalità maschile. Che pensiero hai a riguardo? Il tifo può essere fonte di emancipazione secondo te?
“Il calcio e lo stadio sono stati spesso etichettati come mondi prettamente maschili, ma il tifo non ha genere, la passione non ha sesso. Fortunatamente oggi si è capito che l’amore per una squadra è una sensazione totalmente condivisibile. A volte, è vero, si percepisce ancora un pizzico di diffidenza o di distanza da parte di qualcuno, ma credo dipenda dalla mentalità del singolo individuo, non dall’ambiente del calcio in sé che trovo invece sempre più inclusivo e accogliente verso le donne. Sì, il tifo può emancipare, perché dimostra che negli spazi di passione collettiva siamo tutti uguali, uniti sotto la stessa sciarpa”.
Il presente e il futuro in giallorosso
Pensiero sulla nuova stagione, come la vedi? E il futuro come te lo immagini?
“La nuova stagione la vedo durissima. Quando ogni anno si cambia guida tecnica o si modificano assetti importanti nella rosa, serve tempo per rodare i meccanismi ed è un percorso impegnativo. Ma, come ho detto, io mi fido della società. Tutti possono sbagliare, ma questo progetto merita il nostro supporto totale, sia quando siamo d’accordo che nei momenti di dissenso. Incrocio le dita, non voglio smettere di sognare e il futuro me lo immagino bellissimo”.

Ultima. Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro?
“È una domanda difficilissima a cui rispondere, perché il Catanzaro non ha una sola definizione, è una costellazione di significati. Se dovessi sintetizzarlo direi: appartenenza, casa, famiglia. In una parola, per me il Catanzaro è vita. È l’adrenalina nell’aspettare il giorno della partenza, la bellezza di entrare in un settore ospiti sempre nuovo, l’emozione di guardare il campo. È tutto semplicemente meraviglioso”.



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