Santa Caterina dello Ionio, i figli Daniel e Mattia e l’esultanza giallorossa. Vincenzo: “La passione per il Catanzaro ce l’hai in ogni categoria”

Santa Caterina dello Ionio, i figli Daniel e Mattia e l’esultanza giallorossa. Vincenzo: “La passione per il Catanzaro ce l’hai in ogni categoria”

Protagonista dell’appuntamento settimanale de Il Giallorosso nel cuore è Vincenzo Iorfida, originario di Santa Caterina dello Ionio. I ricordi dei viaggi organizzati da papà Giuseppe, il Catanzaro mai abbandonato e l’impegno come delegato regionale Aiac. “Quando da bambino vedi i colori giallorossi e non potendo andare allo stadio chiedi agli anziani del paese: “Chi ficiaru i giallorossi?”. Sono ricordi d’infanzia che fanno bene al cuore”.

Santa Caterina dello Ionio, profondo Sud. La vita che scorre lenta, nelle facce stanche di chi il lavoro lo consuma. È domenica. La piazza del paese straborda di religioso silenzio, avvolto dalle onde di un apparecchio. La radio, dalle cui frequenze esce flebile la voce che racconta le gesta di una squadra: il Catanzaro. La squadra dei giallorossi.

La storia di Vincenzo Iorfida

Vincenzo Iorfida, immortalato dal Catanzaro in occasione del gol di Donnarumma nei playoff contro il Brescia di qualche anno fa (credits: Us Catanzaro 1929)

Di pomeriggi trascorsi così, quando era piccino e allo stadio papà Giuseppe non lo portava ancora, Vincenzo Iorfida ne custodisce parecchi. “Il primo flash riguarda la prima partita che ho vissuto qua a Santa Caterina con i tanti appassionati del Catanzaro – ricorda Vincenzo – Parliamo della prima Serie A e io che abbia memoria si partiva già con i pullman per venire a Catanzaro. Contro l’Inter ero piccolino e non potei andare, però la mia prima partita allo stadio fu Catanzaro-Novara finita 3-0 per noi. Era il 17 giugno del 1976, la ricordo bene quella partita perché fu rigiocata a causa dell’infortunio del guardalinee (il celebre incontro venne ripetuto dopo il ricorso presentato dai giallorossi in seguito alla scoperta che il sig. Mario Negro, offertosi per sostituire il sig. Percopo, non aveva valida la tessera Aia, ndr). Stavamo lottando per la promozione e il giovedì dopo ci sarebbe stata la trasferta di Reggio Emilia. Con il gol di Improta festeggiammo il ritorno in massima serie quell’anno. Ero piccino ma l’emozione è stata grandissima tale da sentirla ancora oggi!”.

“Sono legato a questo impianto, ripenso alla mia gioventù”

Il Catanzaro di Gianni Di Marzio e di un pubblico che faceva la differenza. Già allora. “Mi capita ogni tanto di leggere alcuni post sui gruppi social, magari anche di altre tifoserie che ci prendono in giro per la capienza di tifo. Quando ribatto a loro e dico che eravamo 25-30mila persone non sto dicendo il falso, anzi: eravamo stipati come sardine, tutti alzati, a parte la tribuna numerata. E poi noi bambini non si pagava il biglietto, accompagnati dai genitori o da chi era più grande. Una volta c’erano le gradinate e oggi invece entri e vedi lo stadio come un teatro con i posti a sedere. Ma quale stadio nuovo? Va bene dove si trova! Sono legato a questo impianto, penso alla tribuna dove mio portava papà e ogni tanto la Curva Ovest sotto la “pignara”, che appartiene alla storia di tutti noi tifosi”.

Gli aneddoti si consumano con la voce fragorosa di chi il Catanzaro lo porta nel petto. “Un’altra cosa che ricordo con piacere fu quando andavo all’Industriale, facevo il quarto. Un giorno chiusero tutte le scuole, erano le 10 di mattina: questo perché era in programma quel giorno il recupero di Catanzaro-Roma (giocata il 13 gennaio del 1982 dopo il rinvio deciso a dicembre a causa del forte vento, ndr). Lo stadio strapieno e tutto giallorosso. Sempre all’Industriale, poi, non è che si andasse sempre a scuola: infatti si andava spesso con gli amici a vedere gli allenamenti e nel 1983 il Catanzaro non andava benissimo. Criticavamo addirittura il sig. Iiritano, il custode che ci inseguiva per le nostre marachelle, raccontarla oggi sembra una barzelletta (sorride, ndr)”.

Papà Giuseppe, i viaggi in bus e quel provino mancato…

Il Catanzaro una passione di famiglia. “Mio papà Giuseppe organizzava i bus la domenica, per salire da Santa Caterina su a Catanzaro. Erano gli anni in cui ballavamo dalla A alla B, quando girava male terminavamo quinti in campionato oppure perdevamo gli spareggi. Era proprio appassionato mio papà e i miei tutti, anche mio fratello più grande Raffaele. Lui, a differenza mia, riuscì ad andarselo a vedere Catanzaro-Inter, la prima in Serie A: lasciarono la macchina al ponte, il primo ponte, facendosela a piedi fino allo stadio con papà. E poi, questo anche dopo con me, si portava vino e cibo allo stadio. Mamma mia che ricordi. Trasferte? Penso a un Barletta-Catanzaro con il gol di Palanca o anche a Messina-Catanzaro di Serie B, un derby infuocatissimo. Con la macchina, anche se allora più di adesso era rischioso fare viaggi di questo tipo”.

Nel mezzo del racconto l’occasione per ricordare i giallorossi più amati. “Uno può ricordare Seghedoni o Sereni ma ho nel cuore Mazzone perché è stata la prima volta che una volta saliti si cambiò l’allenatore. E per la prima volta ci salvammo in Serie A, qualcosa che ancora oggi sembrava un sogno. Pure Bruno Pace voglio citare, il suo calcio spettacolo: all’epoca giocavo, facevo gli Allievi nel Soverato e si era creata la possibilità di giocare nel settore giovanile del Catanzaro. Ma a causa della distanza non potevo andarci. Se ci ripenso il rammarico c’è perché entrare nel Catanzaro era il sogno di tutti, soprattutto per tutti noi ragazzi dell’epoca che guardavamo la nostra squadra in Serie A. I giocatori che più mi hanno entusiasmato sono sicuramente Massimo Palanca, che metto in cima alla lista, mentre adesso metto chiaramente Pietro Iemmello”.

Un’amichevole del 1995 disputata proprio a Santa Caterina dello Ionio contro il Catanzaro di allora

Santa Caterina dello Ionio, la percezione del grande Catanzaro e un popolo intero a seguirlo. “Da Locri a Roccella, passando per tanti paesini del reggino, ci sono sempre stati tanti tifosi delle Aquile. Anche a Vibo, cito ad esempio Mongiana che è un paese feudo del Catanzaro, con tifosi che ogni domenica vanno allo stadio. Per noi la Serie C apparteneva ai Dilettanti, cosa che capitava di fare a Reggina, Cosenza o Crotone fino a qualche anno fa. Noi rappresentavamo la Calabria, cosa che tuttora facciamo. Il Catanzaro l’ho sempre seguito, anche nei momenti difficili perché la passione, quando ce l’hai, c’è in qualsiasi categoria. Quando da bambino vedi i colori giallorossi e non potendo andare allo stadio chiedi agli anziani del paese: “Chi ficiaru i giallorossi?”. Sono ricordi d’infanzia che fanno bene al cuore”.

La passione trasmessa ai figli Daniel e Mattia

L’amore per il pallone diventata una professione, con la gavetta sparsa per i rioni della provincia. Da Guardavalle a Caulonia, prima da allenatore-giocatore e poi da tecnico. I campionati vinti e l’impegno con i più giovani. “Ce ne sono di ricordi e di incontri che ho custodito in questi anni, abbiamo creato delle belle stagioni qui a Santa Caterina vincendo i campionati dilettanti e arrivando a giocarci la Prima Categoria. E adesso, che ho 60 anni, ho deciso di mettermi da parte per fare largo ai giovani anche se continuo a dare supporto all’ambiente con il mio incarico di delegato regionale Aiac. Il rapporto con le partite? Diciamo che ho uno sguardo tecnico ma quando sono dentro lo stadio sono prima di tutto un tifoso. Addirittura sono stato immortalato dal Catanzaro qualche anno fa, con il gol di Donnarumma nei playoff di Serie B contro il Brescia: era il 97’ e mi hanno tenuto dalla tribuna, stavo cadendo giù. Questa passione pazzesca che ho l’ho trasmessa anche ai miei figli Daniel e Mattia”.

Che idea ti sei fatto su questa stagione? “E’ tutto da vedere ancora, certo abbiamo avuto in passato Vivarini che come puoi non amarlo, ma anche Caserta e Aquilani non erano proprio partiti benissimo. D’Alessandro sta recuperando e io credo in generale che ci siano squadre più scarse della nostra. Non è che dobbiamo fare sempre i playoff ogni anno: con Iemmello in campo e con la famiglia Noto penso che siamo coperti. Lunga vita a loro”.

“Il Catanzaro è una passione che nasce naturale”

L’ultima, di rito. Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Una passione nata da piccolo, non puoi descriverla. Da tifoso, cosa che sono sempre stato. Per noi è come se ci fosse una grande passione che rimane dentro, ce l’hai sin da quando sei piccino e ti accompagna per tutta la vita. Nasce naturale”.

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Il Giallorosso nel cuore