La maglia numero dieci vissuta da bomber e l’idolo Petriccione, Domenico: “Quando entro nello stadio ho la pelle d’oca”
Intervista a Domenico Caporale, un passato da attaccante navigato nei campi della Calabria e ora il Catanzaro a sostenere la sua ragione di tifo. Anche se, sotto sotto, non manca una forte simpatia per la Juventus. “Se un giorno tornassero a sfidarsi in Serie A tiferei i giallorossi perché rappresentano le mie radici”
La maglia sgualcita con indosso il numero dieci, il terriccio a posarsi sugli scarpini per prenderne la misura della falcata. E quell’adrenalina che ogni domenica solletica lo stomaco.
La storia di Domenico Caporale

Domenico ha sempre giocato a calcio e forse anche per questo parlare del Catanzaro lo coinvolge da una visuale più speciale. È passione, qualcuno sosterrà. Quella che ti fa andare al campo d’allenamento nonostante il sole cocente e la pioggia fina. Solo un pallone, qualcuno sentenzierà. Ma lo stesso che, prima fatto di pezze e oggi di cuoio, rotola e segna la clessidra del tempo con lo stesso animo di quando al campo ci sei andato la prima volta. Le stesse “fottute” emozioni.

“Gioco a pallone sin da quando ero piccolino, avevo sì e no sei anni – racconta Domenico Caporale, oggi 49 anni sulla carta d’identità e da Santa Caterina dello Ionio con furore – Ho girato un po’ per i paesini qui limitrofi tra Santa Caterina, Davoli, Badolato e Chiaravalle facendo campionati di Prima Categoria e Promozione”. Il classico bomber di razza. “Giocavo spesso dietro le punte, il numero dieci per intenderci ma avevo una media di 30-40 gol a campionato, anche in età più matura mi sono sempre difeso – sorride, ndr – La mia prima immagine in giallorosso appartiene al recente passato perché sono pochi anni che vado allo stadio essendo che giocando a calcio, di domenica, ero sempre impegnato. Guardando le partite dei giallorossi, oggi, non nascondo il mio lato più tecnico tant’è vero che mi sono sempre piaciuti giocatori come Petriccione che è un po’ il mio idolo oppure Liberali e Cisse lo scorso anno. Anche se, in generale, quando poi vai allo stadio ti viene la pelle d’oca a prescindere”.
“La curva nuova tanta roba, penso migliorerà il tifo”
Oramai Domenico ha solo un’abitudine. “Quando vado al “Ceravolo” esco sempre alla fine, sento la curva che canta e mi piace vedere e ascoltare gli ultras quando restano da soli nel settore. Vado spesso in tribuna e quindi li vedo proprio davanti a me. Speriamo che la nuova curva venga inaugurata il prima possibile: penso che migliorerà il tifo, la curva più vicina è tanta roba. Le coreografie, il sostegno ai ragazzi, i cori: insomma, ci voleva”.
L’assenza di Brighenti e la carriera di bomber
Che idea ti sei fatto su questo nuovo Catanzaro? “Ho visto diverse partite, mi rifaccio alla sconfitta con la Sampdoria e penso che in difesa non siamo messi bene. Forse si avverte l’assenza di Brighenti, che era un mastino e con lui non si scherzava mai. Ci vorrebbe uno come lui ad affiancare Antonini perché insieme davano l’idea di un reparto più quadrato. Menomale, però, che abbiamo Pigliacelli che fa dei miracoli impressionanti. Secondo me non si ha la squadra dell’anno scorso: tutti criticavano ad esempio Pittarello e intanto partendo male poi si è ripreso segnando sempre, oggi ci manca secondo me un altro attaccante. Un vero numero 9”.
Un po’ come lo sei stato tu. “Ancora adesso mi chiamano bomber, almeno chi mi conosce. Non per presunzione ma le punizioni dal limite erano il mio marchio di fabbrica, su 10 ne sbagliavo una o due: dal limite ero una sentenza e in zona mi conoscevano per questa mia caratteristica. Di partite maschie ne ho vissute tante ma custodisco ricordi felici. Penso a quando vincemmo con il Badolato il campionato giovanile degli Allievi regionali e feci il gol della vittoria contro il Capo Vaticano: una volta tornati in paese fummo anche premiati. Oppure quando abbiamo vinto il campionato a Santa Caterina e ci aspettavano tutti in piazza, addirittura il sindaco ci ha ricevuto nella sala consiliare. Gli ultimi anni ho giocato ancora, sempre a Santa Caterina in Terza Categoria, dove siamo arrivati secondi e abbiamo vinto il playoff salendo in Seconda. Purtroppo in estate non ci siamo iscritti al torneo perché non c’erano fondi per farlo. Ma il pallone non lo lascio, con gli amici ci si trova sempre e disputo campionati amatoriali”.
La Provincia, quella da cui arriva Domenico: stereotipata e arroccata il più delle volte, ma feudo trainante da sempre. “Qui a Santa Caterina c’erano, ci sono e ci saranno sempre tifosi del Catanzaro. Ricordo quando da piccolino i ragazzi, che oggi sono persone anziane, sentivano alla radiolina il Catanzaro. E guai a chi glielo tocca, anzi si arrabbiano pure con chi magari tifa altre squadre. “Avete il Catanzaro, la squadra calabrese che è andata per la prima volta in Serie A”, ripetono sempre”.
“La Serie A? Non siamo ancora pronti”. E sulla Juve…
E tu alla massima serie ci credi? “A me piacerebbe, non so se il presidente ci vuole andare nel senso che non è ancora pronto. La situazione stadio penalizza, parliamoci chiaro: quando ci sono partite di cartello non si capisce niente in città. Secondo me la B per il Catanzaro è un lusso, è più che sufficiente invece che puntare alla Serie A e magari poi farti male”. Una simpatica confessione potrebbe comunque rimescolare le carte: “Lo ammetto. Sono un super tifoso della Juventus che seguo dall’anno zero: parto anche da qua per vedere i bianconeri a Torino. Se dovessi scegliere, tuttavia, chi tifare in un ipotetico Catanzaro-Juve direi sicuramente il Catanzaro perché rappresenta la nostra terra, le nostre radici. A Catanzaro se ne vengono con me i miei nipoti che giocano a calcio e a volte ho portato allo stadio mia moglie e mia figlia, anche se di pallone non vogliono troppo interessarsi”.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Un’emozione da vivere. Perché frequentando sai che cosa è, sai che cosa rappresenta. Una bella emozione, una bellissima esperienza che sto vivendo appieno”. In fondo, il campo da calcio richiama sempre, anche da prospettive diverse.






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