Plusvalenze e pressioni, l’ossimoro da cui dipenderà la stagione dei giallorossi
Le prime sgambate a Giovino aprono la stagione, in attesa della partenza per Pinzolo. Nel mezzo una riflessione sul campionato di Serie B: chi lo dice che si vince solo con i giocatori più esperti? Le statistiche dell’ultimo torneo non tradiscono…
Quattro ufficialità in poco più di dieci giorni. È un Catanzaro al piccolo trotto quello che sta conducendo la campagna acquisti estiva. La strategia è parsa chiara sin da subito: prima la linea verde, poi (chissà) la ricerca degli uomini d’esperienza.
“Veterani? No, grazie” titolavo la settimana scorsa, con quella sensazione che ancora oggi – a distanza di qualche giorno – accompagna i miei pensieri. Il Catanzaro non è mai stata una società portata ad acquistare tanto per: forse una ricerca “all’impazzata”, di un’artiglieria pesante, i giallorossi l’hanno strutturata ai tempi della serie C comprando elementi su cui si basò la scalata alla B. I ricordi, in questo senso, riaffiorano su alcune sessioni di calciomercato, in particolare quella del mercato di gennaio 2022 (il ritorno a casa di Re Pietro e i colpi Sounas e Biasci targati Pelliccioni) e, soprattutto, quella dell’estate dello stesso anno: quando Magalini arrivò per consegnare a Vivarini elementi solidi e di lusso per la categoria (pensiamo a Brighenti e Fulignati, su tutti).
Ma ai tempi, qualcuno obietterà, l’ossessione era vincere il torneo. E si sa che, vuoi o non vuoi, i campionati si vincono con chi in fatto di vittorie ha un’attitudine quasi naturale. Il senso del gruppo è pur sempre corroborato da elementi dall’indubbia leadership e a parte, in generale, qualche giovane ragazzotto temprato da un talento naturale, l’andamento di una stagione vincente passa dai piedi dei “top” player.
Tolta questa esperienza, breve ma intesa, il Catanzaro ha sempre condotto la sua politica di valorizzazione dei giocatori. Un’attenta analisi dei calciatori futuribili, intercettando quelli ad un passo dalla sublimazione, dallo spiccare il volo. E anche quest’anno non sarà diverso.
Il calcio del resto è cambiato, non solo nel modo di raccontarlo. Ma anche nelle sue dietrologie, nei meccanismi che si celano dietro alla concezione di chi sia “over” in termini di range anagrafico (e d’esperienza) e chi sia “under”. Ragionamenti che, se guardiamo il campionato cadetto, hanno portato un po’ tutte le società di serie B a investire su giocatori di media fattura. Pensiamo allo Spezia, giusto per fare un esempio: un gruppo squadra composto da un mix equilibrato di gioventù ed esperienza, di giovani seppur non di proprietà ma pieni di talento insieme a una retroguardia più strutturata. Lo stesso Spezia che due anni fa si ritrovò a salvarsi per il rotto della cuffia, quest’anno ha sfiorato la massima serie contro una Cremonese indubbiamente più esperta. Ma se andiamo a vedere gli stessi grigiorossi, il dato che rappresenta fedelmente il ragionamento a monte viene dall’età media della rosa: 26.6 anni. Continuando questo esercizio, possiamo anche menzionare i casi di Sassuolo e Pisa: i neroverdi hanno vinto il torneo facendo ancora meglio con un’età media di 23.9 anni mentre il Pisa si è fermato a 24.7 secondo quanto raccolto da Transfermarket.
Cosa significa tutto questo? Che ormai, la cultura del giocatore “vecchio” o semplicemente “fatto e finito” si poggia su dati anagrafici diversi, più bassi rispetto a qualche anno fa. Oggi un calciatore di Serie B di 23 o 24 anni che ha già svolto due o tre stagioni in cadetteria può considerarsi esperto? Per chi scrive sì. E questo lo si deve, bisogna sottolinearlo, grazie a una politica attenta e rivolta al futuro del sistema da parte della Serie B a cui i club hanno guardato con interesse. In primis economico, non peccheremo certo di venialità a marcare questo aspetto centrale per tutte le aziende-squadre: spesso si leva il coro di chi sostiene, legittimamente, che i giovani giocano solo perché portano soldi nelle casse della società. Discorso che trova chi scrive d’accordo, ma allo stesso modo l’intento di questa politica, di questo modo di fare, può portare a un sistema di scoperta dei giovani, ad allenarli in un contesto stimolante (la B) prima di poter provare la Serie A e magari un giorno vestirsi con la maglia della Nazionale. Un discorso che non riguarda tutti, certo, ma l’estremo fine non può che prescindere da questa “missione”.
Over, under, giovani ed esperti. Le caselle mancanti sul percorso di allestimento della rosa rincorrono queste categorie “Always on My Mind” nel lavoro che sta svolgendo il diesse Ciro Polito. A proposito del claim sulla campagna abbonamenti che partirà il 18 luglio una breve considerazione: bello e anche finalmente. La società ha lavorato a un progetto di avvicinamento e fidelizzazione dei tifosi sui social rimarcando i tempi d’attesa che separano dal ritorno del campionato. Un ritorno alla comunicazione di qualche anno fa, indubbiamente perfettibile e ancora da implementare, ma la speranza è che la società capisca che anche sulla comunicazione e sui social il “brand” Catanzaro gioca un ruolo importante.
Dicevamo over e under. I giallorossi partiranno nelle prossime ore per Pinzolo e alla comitiva agli ordini di mister Aquilani si uniranno altri giovani. Rispoli e Seha i primi ad aggiungersi ma ovviamente non finirà qui. Al tecnico romano il compito di valutare se siano, chi più e chi meno, pronti a giocare in campionato: è lecito, in questo senso, aspettarsi che qualche ragazzo sia mandato a farsi le ossa. Anche perché il diktat dei 25 elementi massimo su cui lavorare è parso come una sentenza in conferenza stampa.
L’altra, di sentenza, arriverà dal campo. E insieme a lui dalla piazza. Perché se la società giallorossa annusa l’odore della plusvalenza, l’unico vero segreto oggi di essere un modello sostenibile, sarà l’umore della piazza a far capire se i buoni intendimenti estivi avranno fatto centro. Una cosa in comune ha segnato le presentazioni di Marietta, Alesi, Frosinini e Bashi: tutti hanno parlato della piazza di Catanzaro, del clima e del modo di stare a fianco della squadra. Senza avventurarci troppo in congetture o pensieri negativi, lo sappiamo fin troppo bene come funziona una stagione: se i risultati arrivano l’entusiasmo si alimenta, in caso contrario si cominceranno a storcere di una smorfia insofferente, per non dire polemica, i primi tifosi. E allora, in un’estate così calda, sarà bene tenere a bada anche la pressione…in tutti i sensi.



Commento all'articolo