Come sogno avere per amico Palanca, oggi è realtà. Il Catanzaro Club Bologna: “Il giallorosso mai abbandonato”

Come sogno avere per amico Palanca, oggi è realtà. Il Catanzaro Club Bologna: “Il giallorosso mai abbandonato”

Intervista a Giuseppe Severino, che tre anni fa ha costituito il Catanzaro Club “Massimo Palanca” di Bologna. “Dalle lacrime di Padova è nato tutto. Ne abbiamo vissute di brutte brutte: ora se perdiamo tre gare di fila non mi interessa”. Il figlio Vincenzo e il curioso aneddoto con il presidente Noto

Una palla riciclata di carta e scotch e dei bambini che giocano ai piedi della Curva. I cori di incitamento, l’attesa prima della partita condensata in un sussulto di magia. Un luogo che profuma di casa, dove si posano i ricordi e le emozioni. Di un popolo festante nei giorni di sole e di quei pochi intimi nelle fredde giornate che la storia ha consegnato, senza però lenire mai l’ardore di un sentimento cullato di generazione in generazione.

La storia di Giuseppe Severino

La storia di Giuseppe Severino è dei figli degli anni Ottanta. Di chi nato a Catanzaro, cresciuto nei quartieri della città giallorossa, se n’è volato al Nord in cerca di fortuna. Ma che il Catanzaro non l’ha mai dimenticato. “Sono a Bologna da 15 anni – racconta Giuseppe – ma il Catanzaro è tutto per me. I miei primi ricordi in giallorosso risalgono al 1988, a quando avevo otto anni. Ero allo stadio con mio papà Vincenzo e ricordo quando Massimo Palanca sbagliò il rigore con la Triestina: piansi. Mi trovavo nei Distinti e ricordo che dove mi giravo tutti piangevano: Palanca era il mio idolo, insieme a Zunico, d’altronde erano gli anni di Holly e Benji”.

“Sentire parlare del Catanzaro su Italia Uno mi fece un certo effetto”

Papà Vincenzo e la curva Capraro. “Devo a mio padre il tifo per il Catanzaro. Ricordo partite come Catanzaro-Pescara, la Triestina appunto, insomma la B. La A mai assaporata, la ricordo come un sogno, ero troppo piccolo. Ma a 10 anni ero già in curva, con i giornali che facevamo il nastro dell’ultras e lì sotto, in curva, a giocare con una palla di carta e scotch. Insieme a mio papà, sono cresciuto anche con Alberto Spataro che che mi ha trascinato in curva mentre con Nicola Pellegrino ci vedevamo allo stadio: Nicola è venuto a mancare il 26 maggio del 2004, un mercoledì, ma il suo ricordo è più vivo che mai. Ero sempre con loro in curva, lato destro sotto il Pino, e posso dire di aver dato anche io il mio contributo. Ricordo e vogio anche citare chi la dirigeva, la curva, come Giuseppe Polverino e Pino Critelli, per tutti “Paperino”, con cui c’è una grande amicizia. Facevamo i cortei, si riempiva tutta la via dello stadio, eravamo molti, a volte troppi, sulla strada da via Paglia al cimitero. C’era come un comitato e al suo interno tanti partecipavano, come pure Massimo Capraro e Mimmolino. Come è cambiata la partecipazione della curva? Non sono mai entrato nel mondo ultras, sono cresciuto con i ragazzi di Pistoia, per la conoscenza di Alberto e poi dopo che è morto Nicola con il club dei Cani Sciolti, quindi diciamo che sono sempre stato a fianco. Posso dire che negli anni c’è stata un’evoluzione, i ragazzi sono bravi e organizzati: è cambiata la curva in meglio. La curva nuova mi piacerà, più all’inglese, moderna. Direi finalmente: anche le coreografie dei ragazzi ne gioveranno”.

La prima trasferta nel 1992 contro la Reggina, altri tempi. “Era un’amichevole, andai con il treno. Ricordo una città bellissima, sia prima che dopo la partita lo scambio di sciarpe: mi è dispiaciuto molto che si sia creato poi il clima che c’è adesso, purtroppo una questione tutta politica. Poi dopo qualche anno di stop sono emigrato al Nord la prima volta nel 1999, tra Brescia e Bergamo. Ma il Catanzaro l’ho sempre seguito, ho vissuto gli anni di Moscelli, la finale playoff con il Sora, e poi le trasferte con gli anni di Poggi-Parente. Ricordo Acireale, dove facemmo un bus con gli ultras e Andrea Amendola, e la vittoria di Ascoli contro il Chieti che valse il ritorno in B: avevo 20 anni, viaggio con la macchina insieme a dei miei amici”. Qualche aneddoto? “Quando ero a Bergamo, non essendoci i telefonini, mi collegavo dal televideo a vedere i risultati del Magico. Una sera però rimasi colpito perché su Italia Uno a Controcampo – storica trasmissione condotta da Sandro Piccinini, ndr – parlarono di Catanzaro: si trattava di un’aggressione a un arbitro. Al di là del fatto in sé, ci trovavamo in C2 e sentire parlare del Catanzaro su Italia Uno mi fece un certo effetto. Soprattutto per chi, come me, era impossibilitato ad andare allo stadio”.

L’arrivo a Bologna e il club

Nel 2010 l’arrivo a Bologna e un’ondata incredibile di amore giallorosso. “L’impatto con la città non è stato semplice, soprattutto perché era difficile staccarsi da Catanzaro. Sono andato avanti anche perché per necessità non c’erano altre soluzioni. Il Catanzaro, quello, non mi ha mai abbandonato. Anzi: a Salò, a Gorgonzola…andando a quelle partite constatai quanta gente come me tifasse giallorosso. Un’emozione speciale”. Che ha preso vita tre anni fa nella costituzione del Catanzaro Club “Massimo Palanca” di Bologna: la forza di un’idea sospinta da tanto orgoglio. “Il club è nato perché il Catanzaro navigava in Lega Pro – spiega Giuseppe – e quando andavi a vedere le partite incontravi parecchi tifosi di Milano o Bologna. Allora, facendo un po’ di raccolta e di informazioni, pensavo tra me e me a quanto sarebbe stato bello aprire un club per tutti noi tifosi. Quando ci fu la partita di Padova, alla punizione di Chiricò scattò tutto. Ho trascorso tutta quell’estate male, restando sotto con lo sguardo perso nel vuoto. A settembre, rientrato dalle vacanze, ho detto basta: volevo tradurre le delusioni in qualcosa di bello. Ebbene, a dicembre dello stesso anno – il 15 dicembre del 2022 -, è nato ufficialmente il club. Tanti pensavano che ero un pazzo, ma io nella mia testa avevo ancora le lacrime di Padova, la visione di tutti quei ragazzi che abitavano fuori. Parlai allora con Michele Camera (il presidente del Catanzaro Club “Massimo Palanca”, ndr) e con Salvatore Ferragina…iniziò questo passaparola su Whatsapp e in poche settimane arrivammo a più di 120 tesserati”.

Gli stessi che oggi animano il club. “Abbiamo la tesserata più piccola che ha 1 anno e abbiamo anche i più grandi, tifosi settantenni. A Pescara, in quel mitico 3-0 dell’Adriatico, facemmo la prima uscita con la nostra pezza “Bologna giallorossa”. Il club è un impegno che non mi fa mai staccare, tutti i giorni sono attivo tra telefonate e messaggi: anche ad agosto, che dovrei riposare, sono a Catanzaro sempre in giro. Il club è formato oltre che da me dal vicepresidente Francesco Angotti, da Gaetano De Santis il tesoriere, i consiglieri Massimo Labate detto “Lo straniero” perché di Taurianova, Antonio Rappoli, Marco Marchese, Paolo Simone Esposito e Lucilla Saccà. Abbiamo tanti soci provenienti da tutto il Nord, da Milano passando per Reggio Emilia, Mantova: ci sono anche coloro i quali non sono fidelizzati ma che partecipano alle nostre trasferte. È una bella comunità”. 

Il rapporto con le partite e Massimo Palanca

Il rapporto con le partite vissuto in maniera genuina. “Non ho riti, nel senso che sono molto sereno. Me la vivo bene, sia che vinciamo sia che perdiamo. Ma questo ora, prima avevo il muso a terra. Ora se perdiamo tre gare di fila mi metto a ridere: mi credi? Non mi interessa, per quello che abbiamo vissuto ne ho viste di brutte brutte. Il derby perso in casa con il Cosenza, quello anni prima in C2 con il Lamezia o addirittura quello contro il Rende. Se penso a dove siamo oggi, tutto il resto non conta”.

A quel bambino che ha vissuto Palanca come un mito e che ora ce l’ha come amico, che effetto ti fa? “Eh beh, è un’emozione forte forte – sorride, ndr – Massimo è bello, talmente bravo e umile che ti fa sentire a tuo agio. Una brava persona e io sono felicissimo di averlo conosciuto, più di questo che cosa vuoi? Il mio sogno l’ho già realizzato, mi vengono a trovare grazie al club campioni come Toledo, Carletto Borghi, lo stesso Massimo, e la festa che abbiamo fatto a dicembre per il terzo anno di vita dell’associazione mi ha riempito il cuore di gioia”.

Vincenzo, il più giovane abbonato della storia Noto

E gli occhi con un pieno di gratitudine alla vita, quando guarda suo figlio Vincenzo e ripensa a una storia davvero curiosa che lo lega al presidente Noto. “Mio figlio Vincenzo è stato il più giovane tifoso ad abbonarsi nel primo anno di presidenza dei Noto. Fu una “pazzia” buona, positiva, fatta per il Catanzaro. Era l’estate del passaggio di proprietà, la percezione con i Noto fu subito quella che eravamo salvi, in mani sicure. Conservo con me una foto scattata che ritrae il presidente con in braccio mio figlio di soli 3 mesi appena fatto l’abbonamento. E a distanza di 8 anni, la scorsa estate, con mio figlio a Catanzaro Lido durante un evento con il Club Massimo Palanca ho rivisto il presidente: gli ho detto “Presidè, ti ricordi del piccolo Enzo?”. Ha risposto di sì e ho rifatto la foto tutti assieme, strappandogli un sorriso”.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Rappresenta tutto, la città. Se devo spiegarlo agli altri quando glielo spiego, quando mi metto a parlare del Catanzaro qui al Nord, delle imprese del nostro mitico Palanca restano a bocca aperta. Il Catanzaro è tutto, la città: soffro questa distanza quando giochiamo in casa ma ormai mi sono abituato e vado avanti. Se dovessi descrivere il Catanzaro dico che è il Catanzaro di chi l’ha conosciuto e vissuto negli anni della A: tanta gente, anche qua a Bologna, si ricorda di quel Catanzaro e stando fuori ho scoperto che tanta gente è passata da Catanzaro e magari sono di Bologna. E quando parlo dei giallorossi, loro ci conoscono. E questo a me inorgoglisce”.

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Il Giallorosso nel cuore