Da Cotronei a Roma con la sua Fiat Uno targata UC, Sandro: “Ora vivo il Catanzaro con la mia famiglia, non ha prezzo”
La storia di Sandro Schipani che il Catanzaro l’ha sempre seguito: “Vengo da Cotronei e in classe con mio cugino ci chiamavano i giallorossi”. Gli anni a Roma dove ha messo su famiglia: “In classe di mia figlia tutti tifano Dybala ma lei Pietro Iemmello!”. Dal 2024 fa parte del primo club intitolato al capitano
I tergicristalli che sbattono sul parabrezza facendo su e giù a seminare le gocce d’acqua, con le luci che invece un po’ stanche fanno il verso sulla strada. Ai piedi dell’asfalto l’iconica Fiat Uno, rigorosamente targata Catanzaro, a fare da spola da Nord a Sud. Di viaggi consumati tra ragazzi, quando a trascinarti è l’adrenalina del momento perché si vive di una passione e il resto non conta.
La storia di Sandro Schipani

Trasuda passione vera, di un tempo che forse non esiste più, la storia di Sandro Schipani. Di chi da Cotronei ha iniziato a seguire il Magico sin dai tempi della scuola. “Il primo flash in giallorosso è il 20 aprile 1997, Catanzaro-Battipagliese – ricorda con minuziosi particolari Sandro – Nella mia testa converso l’immagine della prima coreografia in Curva Capraro, dove mi trovavo, e il sole di un colore simile al giallo e rosso. Lo stadio era pieno perché il Catanzaro si giocava la Serie C1: la gara finì sullo 0-0 con il rigore sbagliato dal nostro Francesco “Ciccio” Libro. Io da Cotronei ero partito con gli amici e i miei cugini”.

Cotronei un piccolo borgo, alle spalle di Crotone, ma custode di cuori giallorossi. “Erano gli anni in cui il Crotone usciva dai Dilettanti e posso raccontare un episodio particolare. All’epoca facevo geometra a Crotone, tra i miei professori c’era Mimmo Borrelli che diventò poi lo storico e ancora oggi preparatore atletico di Gasperini dai tempi del Crotone. Il professore a me e mio cugino ci chiamava “i giallorossi”, perché eravamo in classe gli unici a tifare Catanzaro: in un contesto che non ci apparteneva, per il periodo storico diverso delle due squadre, per noi era un orgoglio”.
Roma, una seconda casa. E quella Fiat Uno…
Oggi Sandro ha 44 anni. La vita e la carriera di ingegnere ambientale hanno spostato sogni e ambizioni nella culla della civiltà occidentale: Roma. “L’impatto con la capitale è stato molto agevolato perché salii a Roma per studiare all’università e già da due anni viveva mio fratello, con cui sono cresciuto. Inoltre avevo anche degli zii qui e dunque il contesto è stato molto familiare. Ricordo le trasferte di Frosinone, ai tempi della C, che mi diedero modo di conoscere persone e coltivare le prime amicizie: furono anni spensierati quelli dell’università”. A bordo di una macchina che custodisce preziosi aneddoti. “Si può dire che dal mio arrivo a Roma negli anni Duemila abbia vissuto una seconda vita giallorossa. Eravamo un gruppo di ragazzi che tifavano Catanzaro, con una Fiat Uno targata Catanzaro con tanto di bollino degli Uc. Facemmo praticamente tutte le trasferte: Scafati, Pescina, Val Di Sangro, Celano, Taranto. Ogni viaggio comunque era divertente, all’epoca le partite con il Giulianova le giocavamo d’anticipo il venerdì sera, nella galleria del Gran Sasso a fare le salite a 80 all’ora! – esclama sorridendo ndr – Penso che sia la passione ad accomunare tutti noi tifosi a fare queste pazzie. L’annata più bella, coincisa a livello sportivo, è stata senza dubbio quella del 2003-2004 con la promozione in B e l’entusiasmo incredibile. Di quello c’è un ricordo piacevole che si lega all’anno dopo, quando a Crotonei organizzammo un memorial per Gianluca Girimonte, un ragazzo d’oro tifosissimo del Catanzaro che scomparve prematuramente a causa di un incidente stradale di ritorno dalla Sila: fu uno shock per tutta la famiglia, amica di tutta la comunità. E noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di onorare la sua grande passione trasformando quell’evento tragico in una festa, riuscendo a portare tutta la squadra giallorossa a Crotonei e gli ultras”.
Il Catanzaro di Braglia è rimasto nel cuore. “Sì perché ho iniziato a seguire il Catanzaro dal ’97 – prosegue Sandro – ed era una squadra fortissima, con Briano, Toledo, Ferrigno, Ascoli, Pastore: un Catanzaro spettacolare che ho avuto la fortuna di poterlo seguire. Facemmo 13 trasferte quell’anno. Come allenatore sono legato a Braglia mentre Corona è il mio idolo ma poi arriviamo al Catanzaro di questi anni, l’attuale grande stima per Pietro Iemmello e comunque per Vivarini, nonostante la separazione traumatica le gioie ci sono state, merito anche della società e del direttore Foresti. Ma ricordo anche le finali con il Sora e l’Acireale, i viaggi fatti pure in treno e il rientro triste, di quando uscivo dallo stadio e dicevo “ancora appresso a sto Catanzaro!”. Ora se ripenso a Salerno, alla gara contro la Gelbison, è una sensazione impagabile: quella partita ha scacciato via tutti i ricordi, tutti i traumi. E aggiungo che forse ne è valsa la pena, dopo tutto quello che abbiamo vissuto. Al gol di Enrico Brignola ho abbracciato mia figlia, in quell’abbraccio ho mandato via anni di delusioni, prese in giro e tanta tristezza. Ogni anno partiva il campionato con le solite speranze disattese, le finali perse, le sofferenze…però dico anche che quel percorso personalmente mi ha fortificato, ho seguito il Catanzaro ovunque a prescindere dalle categorie e se ho seguito il Catanzaro nei campetti più disperati ora non ho paura di niente”.
La nascita del Catanzaro Club Roma Pietro Iemmello
La gioia di Salerno, di quel 19 marzo del 2023, ha preso vita qualche mese più tardi con la nascita del Catanzaro Club Roma Pietro Iemmello e di cui Sandro, dal 2024, fa parte del Direttivo. “Siamo 11 persone animate dalla stessa passione. Insieme a me ci sono: il presidente Giuseppe Benincasa, il vice infermiere Leonardo Graziano che sono stati i fondatori del sodalizio; Giovanni Bonaccolta che fa il segretario, il nostro tesoriere Natale Rachiele, Maria Rita Martelli che si occupa della comunicazione, Antonio Rachiele, Fabio Dario Strancia, Francesco Bisogni, Pasqualino Mazzotta e Rosario Nicodemo. L’intuizione dietro al club è stata di intitolarlo a un giocatore ancora in attività e dal ritiro di Cascia è stato ufficializzato tutto: oggi siamo 150 soci e possiamo vantare una bella amicizia con il nostro capitano. Pietro è un ragazzo molto disponibile, nonostante il suo carattere introverso: è geniale in campo e per fortuna ha le spalle larghe altrimenti sarebbe andato già via da Catanzaro per le critiche che riceve da qualche “tifoso”. Noi siamo solo che riconoscenti e lo saremo sempre: ci ha tirato fuori da un incubo e ci sta facendo vivere un sogno”.
Qual è il tuo rapporto con le partite? “Non sono scaramantico e non ho ansia. Forse l’aver girato l’Italia ai tempi della C e anche adesso in B mi fa percepire diversamente le cose. Spero sempre di vincere ma anche se si perde o si pareggia sono contento uguale. Il momento più bello è quando vado in trasferta con mia moglie Daiana, i miei figli Aida, Teo ed Enea: qualcosa di unico e particolare. Quando viaggio per seguire il Catanzaro non sento la mancanza di giù: arrivo nel settore ospiti ed è come se mi ricongiungessi con la mia terra. È bello poter condividere assieme l’amore per il Catanzaro, lo faccio in primis con la mia famiglia: a scuola mia figlia è l’unica a tifare Catanzaro nella sua classe, tutti tifano Paolo Dybala e lei risponde sempre Iemmello”.
“Aquilani può trasferire tanto a questo ambiente”
Sognando magari un giorno di vedere le due formazioni giallo e rosse avversarie nello stesso campionato. “Vedo un Catanzaro pianificato sapientemente da proprietà e dirigenza, la nostra fortuna è avere la proprietà Noto che ha scelto persone competenti come i direttori Morganti, Polito per la prima squadra e Bava per il settore giovanile. In campo si riflette questa organizzazione: non è facile cambiare ogni anno 15 giocatori e l’allenatore, lo puoi fare solo con una struttura anche perché la B non perdona gli errori. Detto questo sono molto fiducioso, Aquilani è un allenatore umile, ha giocato in grandi palcoscenici e può trasferire tanto: bisogna avere pazienza, sostenere i ragazzi perché ci toglieremo le nostre soddisfazioni”.
Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Una ragione di vita, senza è impossibile. Il fatto di viverla oggi insieme a mia moglie, i miei figli e agli amici in una città diversa da Catanzaro è qualcosa che non ha prezzo. È qualcosa di straordinario, è il richiamo con le proprie radici. Non è solo una maglia, è l’attaccamento alla terra: siamo il Catanzaro e siamo tornati a rappresentare la Calabria”.

















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