Da cinquant’anni allo stadio, Nonna Concetta: “Ho trasmesso ai miei nipoti l’amore per il Catanzaro”
Intervista a Concetta Sinopoli, 68 anni ma l’animo da ragazzina. Appassionata di calcio, tanto da non perdersi neppure una partita: “A prescindere che si vinca o che si perda allo stadio bisogna andare a tifare. Assieme a mio marito Francesco ho trasferito l’amore per il Catanzaro ai nostri nipoti”.
La storia di un amore travolgente, di due giovani innamorati che sentono uno il respiro dell’altro. L’infatuazione che non conosce ragione e diventa sentimento, quello che ti fa esplodere il cuore di gioia. Anche a distanza di cinquant’anni dal primo incontro, dai primi sguardi. Di una maledetta nostalgia al solo pensiero ma che, in fondo, rivive e ti strappa un sorriso.
La storia di Concetta Sinopoli

L’amore della signora Concetta per suo marito Francesco ha avuto come colonna sonora il Catanzaro. Una storia, quella per il giallorosso, inconsapevole ma che l’ha affascinata così tanto da volerla vivere tutta d’un fiato. “Il mio primo ricordo in giallorosso risale alla mia prima partita vista allo stadio – afferma Concetta Sinopoli – Parliamo dello spareggio di Terni per andare in Serie A (il 26 giugno 1975 con la sconfitta delle Aquile per mano del Verona, ndr). Io non ero tifosa del Catanzaro e non conoscevo minimamente la squadra, ma all’epoca fu il mio fidanzato a coinvolgermi. Lui era tifosissimo del Catanzaro tanto che le domeniche quando il Catanzaro giocava in casa mi diceva sempre che lui doveva andare allo stadio e che ci saremmo visti dopo la fine della partita: io non capivo. Fu così che un giorno decise di invitarmi ad andare a vedere la partita a Terni, accettai e ci andai anche con mio fratello. Avevo 17 anni: allo stadio rimasi colpita da tutta l’atmosfera, me ne innamorai all’istante”.
Il marito Francesco e il rapporto con le partite
Quel fidanzato, poi, la signora Concetta se lo sposò e anche la storia con il Catanzaro cominciò. “È stato mio marito Francesco a trasmettermi la passione per il Catanzaro. E io insieme a lui ho trasferito lo stesso amore ai nostri nipoti che sono tifosissimi delle Aquile, a loro compro sempre le sciarpe e le maglie del Catanzaro. Dopo il matrimonio mi sono spostata da Squillace a Catanzaro e ho iniziato a frequentare lo stadio dai Distinti: vedevo sempre la curva piena a cantare e allora a mio marito dissi che volevo andare in curva. Siamo rimasti in curva tanti anni, a parte quando pioveva che ci rifugiavamo in tribuna. Nove anni fa sono rimasta vedova, dopo qualche tempo sono ritornata allo stadio con i miei figli”.
E ora non c’è domenica senza i giallorossi. “Vado allo stadio e quando non posso seguo il Catanzaro dalla tv. Abito con mia figlia Eleonora e insieme a lei e mio nipote Francesco andiamo in curva. Vado sempre presto, appena aprono i cancelli, perché devo sedermi e poi voglio vivere l’atmosfera. È la cosa che mi piace di più. Vedere la gente che scende per strada, la tensione prima della partita che si avverte e io che non riesco nemmeno a mangiare. La vivo con ansia, però mi piace: già dalla mattina mi preparo per essere pronta che poi scendo allo stadio. Il rapporto con le partite? Se devo andare allo stadio devo cantare, se no sto zitta?? Anche da casa grido e mi dicono di non gridare, in realtà non so stare ferma (sorride, ndr). Allo stadio devi partecipare: io canto, batto le mani e faccio la sciarpata. Quando segniamo mio nipote Francesco mi abbraccia e mi bacia, ormai è un rito. Io devo andare sempre con loro, anche quando piove mio nipote mi fa “No, nonna tu devi venire”. Per loro sono un divertimento. Quell’emozione coinvolgente, la gente e le macchine, che vidi a Terni mi è rimasta impressa: anche se non andò bene quello spareggio fu una festa bellissima”.
“In A bisogna rimanerci, mica fare come le altre”
C’è un Catanzaro a cui è più legata? “No, il Catanzaro vado a vederlo a prescindere da chi gioca. Comunque mi piacevano Corona, Braglia e Palanca. Ricordo anche l’ultima promozione in B con una grande lettera nello stadio ma sono più attaccata alla maglia, mi piace andare allo stadio al di là che si vinca o che si perda”. A proposito dello stadio, cosa ne pensa del progetto sul nuovo “Ceravolo”? “Mi piace, mi auguro sia la volta buona. Lo stadio spero resti in città, se lo faranno fuori un giorno e avrò la forza di seguirlo bene altrimenti sarò a casa e continuerò a seguirlo, questo è certo”.
La stagione è entrata nel vivo, le prossime sfide tracceranno il percorso dei ragazzi di Aquilani. “I giocatori ci sono, certo che come abbiamo iniziato non mi è piaciuto. Forse dovevano ancora capirsi, i giocatori che c’erano prima sembravano più affiatati. Sono andati via due ragazzi come Scognamillo e Biasci a cui tenevo, ma anche Situm di cui ho la sua maglietta che la mia famiglia mi ha regalato. Una volta all’Immacolata, invece, tramite l’allora direttore Magalini ho ricevuto una maglia con tutte le firme dei calciatori. Il futuro? Mi auguro che andremo un’altra volta in Serie A però non lo so. A me magari che stiamo in B mi va anche bene, vorrei solo che ci salviamo e basta: se si va in A bisogna rimanere, mica fare come le altre che scendono dopo un anno. Sono contenta del presidente Noto, di come parla, del suo modo di operare un passo alla volta: in Calabria non abbiamo niente, almeno lui qualcosa sta facendo. Vedo che tanta gente mormora ma io dico, anche se perdiamo, non è che possiamo vincere sempre! Siamo stati tanti anni in C2 e in C1 e ora che siamo in B stiamo facendo una bella figura e va benissimo così. Degli altri non mi interessa, non sono competente e non decido io cosa decide Noto, però sono fiduciosa e penso che una società del genere dopo tanti anni difficili dobbiamo tenercela stretta”.
“Il Catanzaro si deve amare, chi viene allo stadio venga a tifare”
Se dovesse spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conoscesse, che cosa rappresenta per lei il Catanzaro? “Io il Catanzaro non lo conoscevo ma appena andata a vederlo me ne sono innamorata subito. Non so se anche per gli altri sia andata così. L’impatto è stato bellissimo, l’atmosfera che ho vissuto: avevo 17 anni, magari avessi iniziato prima. Ora si va da bambini e non so se forse a mio nipote è accaduta la stessa cosa. Il Catanzaro si deve amare, se uno non è tifoso allora che cosa viene a fare allo stadio? Chi viene allo stadio venga a tifare. Chi non vuole non verrà, io sono troppo innamorata del Catanzaro ed è un amore rimasto nel tempo”.



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