Carlo, dalla Manica a Soverato vivendo il giallorosso: “Come una seconda pelle”

Carlo, dalla Manica a Soverato vivendo il giallorosso: “Come una seconda pelle”

Intervista a Carlo Curatola che nel nome di Catanzaro e della sua provincia ha realizzato il sogno della propria vita. L’iniziativa con il club nel giorno di San Valentino, gli Oasis e l’amore per Giorgio Corona: “Era il mio idolo da ragazzo, mi ci rivedevo in lui”

Ci sono immagini che agli occhi di molti possono sembrare banali, quasi rituali, perché appartengono alla consuetudine. Ma che invece, nel cuore e nella mente che li custodisce, rappresentano scatti rubati di un dono prezioso, di una nuova opportunità. Scoprendo il senso della propria vita.

La storia di Carlo Curatola

La propria strada, il suo senso, Carlo l’ha trovato. Da Soverato, la sua terra, veleggiando oltre la Manica: un sogno divenuto realtà con la sua arte, valorizzando suoni, odori e immagini. Le stesse che l’hanno stregato da bambino, guardando il suo Catanzaro. Una storia di rara bellezza. “La prima immagine che mi lega al Catanzaro è la gara del 1999 contro il Frosinone, la mia prima volta allo stadio – racconta Carlo Curatola, classe 1988 – Ricordo che vincemmo per 2-1, in un giorno di pioggia. Indossavo le scarpe Dr. Martens che si inzupparono completamente, faceva un gran freddo tanto che il portiere del Frosinone tremava. La prima immagine è questa, io dai Distinti anche se poi il mio settore è diventato la curva. La frequento ancora”.

In primo piano, in basso da destra, un giovanissimo Carlo Curatola immortalato dalla telecamere di Vittore Ferrara in un Catanzaro-Brescia (credits: TG Giallorosso)

Gli Oasis e il progetto Windowsea

La laurea in Giurisprudenza, le esperienze professionali tra Milano e Birmingham, prima di tornare nella sua Soverato dove ha preso vita il progetto artistico di Windowsea, che ha il suo focus nelle installazioni a zero impatto ambientale. “È nato tutto a giugno di tre anni fa, praticamente dal nulla e ispirandomi alle canzoni degli Oasis che sono una mia grande passione”. Già perché Carlo, circa un anno fa – era il 12 luglio -, è rimbalzato agli onori della cronaca per essere stato immortalato sui social della band: lui, tra le migliaia e migliaia di persone all’Heaton Park di Manchester, con la maglietta del Catanzaro e un tamburello, quello che per antonomasia ha accompagnato i fratelli Gallagher nella registrazione dell’album Morning Glory. “Quello scatto è stato anche re-postato da Pietro Iemmello e per me è stato tutto gigantesco, un’emozione unica. Aver dedicato la mia vita a queste passioni e vedere quello che è successo, io che neanche dovevo andarci al concerto, è stato inspiegabile. Perché Windowsea? Ho coltivato l’idea di poter lavorare sulla sostenibilità del legno riciclato, la presenza del vento che soffia da Ovest e il mare. Dall’associazione di tre parole – Wind, Ovest e Sea -, che possono descrivere una cosa “fastidiosa” abbiamo estrapolato invece una cosa positiva: l’arte di rivalutare la nostra terra, noi che ci siamo stati anche fuori regione”.

L’iniziativa di San Valentino con l’Us Catanzaro

Un modo per costruire memoria e legare a lei emozioni di un’intera comunità. Come quella giallorossa. “Grazie alla famiglia Cardamone di Wood Catanzaro e in particolare ad Andrea ho avuto l’opportunità di realizzare un altro sogno, farmi conoscere dalla società dell’Us Catanzaro grazie all’iniziativa della casetta di San Valentino”. Come nasce questa iniziativa? “Quest’anno abbiamo contattato via email la società, spiegando la proposta di collaborazione. Tutto trae origine da un’altra casetta, “Le cose che non ti ho mai detto” che avevo già esposto due anni a Soverato, un format che ha fatto il giro del mondo avendo avuto sviluppo a Milano e poi a Broadway. Ho cercato di ricreare quella magia, che si vive a San Valentino e in tutto il mondo, rendendo protagonista il Catanzaro con i pensieri dei suoi tifosi. Il presidente Noto è rimasto contento di questa iniziativa, che ha ritenuto molto carina”. L’arte come forma di comunicazione, veicolo di messaggi sociali. “All’idea della casetta voglio anche citare il progetto speciale “Libera-mente” che in qualità di Art director ho svolto in collaborazione con il reparto dell’Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro e i suoi giovani pazienti. È stata un’esperienza umana e di volontariato significative”.

“Tanta gente è ritornata a vedere il Catanzaro, è molto bello”

Corona e il futuro che può attendere. “Re Giorgio Corona è stato il mio idolo, io che ho sempre giocato a calcio mi rivedevo un po’ in lui anche se non sono mancino. Sono cresciuto con quel Catanzaro lì, mentre oggi penso e dico che non mi interessano grandi discorsi su quello che succederà. Dico sempre che l’importante è salvarsi, poi quello che verrà in più sarà solo che un bene per tutti noi. Vado spesso in trasferta, anche per rivedere gli amici del Nord: gli ultimi anni hanno riportato tanta gente e vedere il Catanzaro, si è creato un nuovo connubio e questo è molto bello”.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Una seconda pelle”.

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