Dalla Germania con furore, Vittorio e il Catanzaro: “Siamo da Serie A. Mi danno fastidio i calabresi che tifano le squadre del Nord”

Dalla Germania con furore, Vittorio e il Catanzaro: “Siamo da Serie A. Mi danno fastidio i calabresi che tifano le squadre del Nord”

La storia di Vittorio Farrilli, originario di Chiaravalle e oggi residente a Offenbach am Main, vicino Francoforte. “La cosa mi dà fastidio perché magari sono calabresi e tifano Juve, Inter o Milan: il Catanzaro è una squadra di Serie A. Ed è la squadra della nostra terra, per quale motivo devi tifare altre squadre?”.

La storia di Vittorio Farrilli

Ci sono scelte dure, difficili, compiute sul crinale del coraggio e della paura. E altre che semplicemente non le scegli perché sono più grandi della tua, di vita. Come se i pensieri, le aspettative e i sogni aggrovigliati dai sacrifici non bastassero. Questione di destino, forse, per chi ci crede.

Le scelte e le mancate scelte hanno fatto crescere in fretta Vittorio Farrilli. Chiaravalle il suo nido d’infanzia, lavato via dagli accadimenti dell’adolescenza che l’hanno costretto a emigrare a nord. Prima Milano e poi Offenbach am Main, vicino Francoforte dove Vittorio ha trovato il suo nuovo centro da 42 anni. “Ho 65 anni e sono originario di Chiaravalle, mi sento ancora catanzarese – racconta – Per il lavoro e per altre ragioni sono emigrato in Germania. Prima ancora, intorno ai 16 anni, salii invece a Milano: altri tempi, tanti sacrifici. Dopo il militare e una breve esperienza in Svizzera sono arrivato a Offenbach. Anche oggi non mancano i sacrifici, lavoro in un negozio di vestiti per uomo”.

Il gol di Mammì con la Juve: “Una vittoria bestiale”

Il Catanzaro in tutto questo? Una dolce compagnia. “Il primo ricordo in giallorosso è del 1972, quando eravamo in Serie A. Ricordo la partita contro la Juventus e il gol di Mammì, quella vittoria per 1-0 che fu bestiale. Ero in curva, più o meno nel punto da cui fu battuto il calcio d’angolo: la gente che spingeva a destra e poi a sinistra. Avevo 11 anni, all’epoca soldi per andare allo stadio non c’erano anche per via di alcuni problemi di salute di mia madre e infatti quella gara è forse l’unico mio ricordo rimasto allo stadio”.

“Giocavo nelle giovanili del Soverato, emergere più difficile di adesso”

Chi ti ha trasmesso la passione per il Catanzaro? “Mio papà che era originario di Satriano. È sempre stato appassionato dei giallorossi, ma poi ci sono anche gli amici di cui ancora conservo i rapporti grazie al telefono nonostante la distanza. Da piccolo invece ero un patito del pallone tanto che giocavo nelle giovanili del Soverato. Ruolo? Ala destra, ero anche bravo. Ma chi poteva vedermi, all’epoca. Mancavano i soldi e per guadagnare qualcosa andavo a fare il muratore. Emergere era più difficile di adesso”.

Quasi duemila chilometri lontano dalla sua Calabria ma il cuore di Vittorio valica i confini. “Il Catanzaro, come potevo, l’ho sempre seguito. Quando non c’era la tv avevamo la radio e una volta partito per lavoro telefonavo a mio cognato, il marito di mia sorella, per raccontarmi di come era andata la partita. App non c’erano, ma si era felici lo stesso. Qui da me ci sono tanti italiani, ma non conosco nessuno che tifa Catanzaro. La cosa mi dà fastidio perché magari sono calabresi e tifano Juve, Inter o Milan: il Catanzaro è una squadra di Serie A. Ed è la squadra della nostra terra, per quale motivo devi tifare altre squadre?”.

“Ogni generazione ha i suoi campioni, ma il sistema…”

E sulla nostra che idea ti sei fatto? “La formazione è davvero buona. Diciamo che c’è Iemmello che è bravissimo, anche se il mio preferito è Mirko Pigliacelli che è forte forte. Lo vorrei in nazionale! Ma a parte loro è tutta la squadra che mi piace. Se è la squadra più forte che abbiamo avuto? Non si può dire, abbiamo avuto Palanca, Mammì ed era un’altra Italia ma non è la stessa cosa. Non puoi dire che questi o quelli erano meglio, ogni generazione ha i suoi campioni. Il problema, casomai, è l’organizzazione di questo sistema che non funziona”.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “L’amore che gli dai. La nostra squadra ha dimostrato grinta, voglia di giocare e se perdiamo una volta beh, succede: i giocatori sono persone come noi, hanno famiglia e c’è chi dà tutto per vincere. Il Catanzaro è una squadra grandiosa e non credo che la cambierò mai con altre”. Perché la vita con i suoi imprevisti può sorprenderti ma sono le ragioni del cuore a darle un senso.

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Il Giallorosso nel cuore