Una Fiat 850 e il giallorosso insieme agli amici di una vita, Gregorio: “Catanzaro, sei il ricordo di mio papà Guido”
La storia di Gregorio Rijillo, della prima Serie A vissuta sul treno speciale per Napoli alla rinascita con l’avvento dei Noto. In uno dei tanti viaggi verso lo stadio l’idea di costituire il primo club intitolato al presidente: “Se non siamo spariti, tutto questo è merito di Floriano Noto che ha messo passione, soldi e tifo”. Il rapporto con papà Guido e la figlia Chiara
L’iconica Fiat 850 insieme a papà Guido, la strada verso lo stadio prima scoscesa e poi ripida in un aggrovigliarsi di tensioni, emozioni ma soprattutto gioia. Quella di un bambino che, felice, fantasticava nel suo mondo colorato: lo stadio, i giallorossi, i suoi beniamini.
La storia di Gregorio Rijillo

Correvano gli anni della B a cui avrebbe fatto seguito la prima storica promozione in A. Di quel treno speciale diretto a Napoli, che soffiava sulla spinta di un popolo, di una regione intera. È come se, quegli anni, Gregorio Rijillo li avesse custoditi sempre con sé depositando immagini e appartenenze nel cuore. “La prima immagine del mio Catanzaro è di quando andavo allo stadio con mio padre – racconta – Ho 66 anni, abito a Botricello ma sono nato a Catanzaro Lido e ricordo gli anni di B già verso i 7-8 anni. Da bambino andavo sempre con mio papà in Curva Est che era un settore abbastanza tranquillo, anche se già scorrazzavo. Era un altro modo di vivere il calcio, sicuramente. Crescendo poi, negli anni dell’Università a Roma e la laurea di specialista in Oftalmologia non ho avuto la possibilità di frequentare assiduamente Catanzaro ma posso affermare che si è sempre trattata di una bella realtà, colorata di tante anime quanto i settori dello stadio. Quella che ho visto crescere era una squadra che identificava tutti noi, una squadra molto partecipata che raccoglieva il tifo di province come Crotone e Vibo. Se parliamo della prima promozione in A, invece, quella identificò tutta la regione. Io ero a Napoli, quel giorno, su quel treno speciale partito dalla Calabria. Ero lì così come al primo anno di Università in quella famosissima partita di Roma-Catanzaro con la tripletta di Massimo Palanca, proprio nella curva dove segnò a ripetizione”.
Il riscatto di un popolo, gli anni difficili e la rinascita
La patina dorata sulle istantanee di eventi che hanno scritto un pezzo di storia. “Su Napoli ricordo più il viaggio e il treno speciale da Lido che il resto. Ero piccolo, ma conservo nella mente l’allegria e la festa sul treno di ritorno. Era l’emancipazione di una regione, il momento della rinascita, del riscatto del Sud, perché Catanzaro era la prima squadra calabrese in A e non si può dimenticare questo valore per chi viveva l’emarginazione al Nord, il giudizio negativo sui “terroni” che servivano e lavoravano per le grandi imprese del Settentrione. Lo sport già allora significò sentirsi vivi e forti, rappresentò una rivoluzione sociale. Roma? Andammo alla stazione Termini, raccogliemmo gli amici giunti da Botricello tra cui Ciccio Aiello, un grande tifoso storico venuto a mancare in queste settimane, che arrivò con gli amici storici di Botricello. Tutti vicini, nella Curva Nord. Fu un trionfo anche per noi, dei catanzaresi e dei calabresi: chi per lavoro o chi per studio si trovava a Roma, la squadra della città battuta. Emozione unica”.
C’è un Catanzaro a cui è più legato? “Ho dei nomi in testa che sono di un bambino. Mi ricordo Banelli, Mauro, Ranieri e molti altri, il loro modo di muoversi in campo e il loro modo di essere fuori dal campo. C’è stato un campionato, dico sempre, prima della A e poi dopo la promozione in A. Anni bellissimi dove si mischiava la passione calabrese per il Catanzaro e la passione calabrese per le squadre ospiti: era bello vedere riempirsi lo stadio, ma senza disordini e con reciproco rispetto per i ruoli. Se parliamo del recente passato gli anni di C già meno difficili, dopo anni turbolenti, richiamano impresso nella mente Vivarini che ci ha fatto vedere il gioco più bello. Legato anche e insieme a condizioni favorevoli, una società eccezionale, dietro ai risultati. Una società seria che ha programmato e strutturato”.
Spazzando via le ombre nere dell’oblio. “Vorrei citare anche il presidente Giuseppe Cosentino che prese la squadra e la salvò dai debiti. Ricordo i suoi giri di campo ad applaudire lo stadio, un pensiero affettuoso va anche a lui. Con l’avvento della famiglia Noto, ovviamente, è cambiato il passo. Abbiamo passato dopo un anno di strutturazione a una continua e costante ascesa. Parliamo di una famiglia che non fa cose a caso, certo all’inizio l’inesperienza ha pagato con gli errori che si sono fatti ma il Catanzaro ne è venuto fuori e non ha più sbagliato scelte”.
La nascita del Catanzaro Club “Floriano Noto”
Alla figura di Floriano Noto, il Dott. Rijillo e il suo gruppo di amici hanno deciso di legarsi in maniera speciale. La costituzione qualche mese fa del primo club a nome del presidente giallorosso. Un modo per sentirsi ancora più vicini alla causa. “Il club “Floriano Noto” di Sellia Marina nasce dall’idea di quattro amici: io, Giuseppe Leuzzi, Onofrio Difrancesco e Alfredo Torcia. Quattro amici che frequentano assiduamente lo stadio. A giro ognuno mette la sua macchina e partendo da Sellia, tra andata e ritorno, viviamo l’andare alla partita come un momento di convivialità. Si parla della partita che sarà, delle formazioni e molto altro: così un giorno, in uno di questi viaggi di ritorno, mi viene in mente il proposito di fare un club diverso dagli altri, che parte da un gruppo di amici oltre che di tifosi. Perché Noto? Questo per noi è un impegno particolare, perché normalmente un club viene intitolato a una vecchia gloria o a un campione attuale. Noi, assumendoci grande responsabilità, abbiamo scelto di intestare il club a una persona che nel recente passato e in quello attuale è quella a cui più dobbiamo. È vero, grandi sono stati anche i direttori e Vivarini oltre agli altri allenatori, ma dietro tutto questo il grande merito è da attribuire alla famiglia Noto in toto e al presidente Floriano che ha reso possibile tutto ciò. Se abbiamo visto rinascere il calcio e non siamo spariti nel calcio dilettantistico, tutto questo è merito di Floriano Noto che ha messo passione, soldi e tifo”.
“Noto sorpreso ma felice. A lui promesso un impegno”
La sua reazione quale è stata? “Sorpreso forse all’inizio ma felice e contento. Quando ci siamo incontrati, spiegando lui questa scelta, abbiamo garantito che il nome del club che porta rappresenterà sempre la Calabria sportiva migliore. L’abbiamo insignito di portare la carica di presidente onorario: siamo tutte persone perbene, amici e professionisti con l’impegno di portare lustro al tifo di Catanzaro”.
Un gruppo di amici sospinto da tematiche sociali, veicolo di un mondo valoriale. “Abbiamo un Consiglio Direttivo composto da Felice Citriniti, Giuseppe Leuzzi, Alfredo Torcia, Marco Marullo, Amalia Oliva e Franco Colao, oltre al nostro segretario Mattia Dalmazio. Ci stiamo strutturando, abbiamo già certo un numero di soci che ringrazio. Altri ci stanno chiedendo di iscriversi, riceviamo tante richieste, ma l’iscrizione è vincolata allo statuto: ci si iscrive se la persona possiede caratteristiche morali, non abbiamo l’intenzione di iscrivere chiunque. Nessun nostro iscritto deve uscire fuori dalle righe ma deve assumere un impegno morale, puntiamo molto sui giovani a cui trasferire questo nostro entusiasmo. Pensiamo di unire la passione sportiva sana a messaggi che vanno al di là del semplice risultato, pensiamo che lo sport sia un veicolo dei sentimenti: non siamo ultras, che rispettiamo profondamente, ma tifosi che attraverso il club vivono l’atmosfera dello stadio. Siamo attenti alle tematiche sociali, qualche iniziativa con il Catanzaro è stata già fatta portando allo stadio una delegazione di giovani diabetici in collaborazione con FAND (Associazione italiana diabetici, ndr) Calabria. Un modo per sensibilizzare tutto il pubblico del “Ceravolo” e fare sì che lo sport nel concreto dia messaggi di inclusione sociale. Oltre a questo, al presidente Noto ho dichiarato che, alla luce anche della mia esperienza ma anche per l’amore personale che nutro, bisognerebbe fare qualcosa in più per avere più bambini allo stadio. Attualmente i costi del biglietto sono troppo alti, vedrei di buona cosa far fare un biglietto dal costo simbolico per bambini fino ai 10 anni, magari con una prima fila dello stadio loro dedicata. Vivrebbero l’esperienza fatta di suoi, colori e passione”.
A proposito di partite, qual è il suo rapporto con il tifo? “Non sono scaramantico, ma bensì attorniato da scaramantici. Tornando al nostro gruppetto di amici, cito un aneddoto curioso: arriviamo a lasciare la macchina un po’ distanti dall’ingresso dello stadio per prendere un caffè in un piccolo bar. Se arriviamo e non riusciamo a prendere il caffè diciamo, tra noi, che allora andrà male. Ma questo è l’unico rito, forse sarà perché sono medico che non sono tanto scaramantico (sorride, ndr)”.
“Il mio lascito a Chiara come fece con me mio padre”
Che cosa rappresenta per lei il Catanzaro? “Il ricordo di mio padre Guido, una cosa personale, di affetto. Ogni volta che vado allo stadio il pensiero va a mio padre che non c’è più, della nostra Fiat 850 dell’epoca con cui ci recavamo al Vecchio Militare. Oggi il rapporto si è trasformato, lo stadio è un momento di socialità e di convivialità con gli amici del percorso. Arriviamo allo stadio e per scaramanzia uno se ne va in Tribuna centrale, l’altro in quella Est e io che sono abbonato alla Ovest con un altro nostro amico che si compra sempre il biglietto per venire con me. Lo stadio è un microcosmo, vive degli abbonati. Quando posso porto con me mia figlia Chiara. Un giorno andai a prenderla dopo il suo allenamento, disse che voleva andare a vedere il Catanzaro allenarsi. Allora si è messa la sciarpa e siamo andati a Giovino: Pompetti l’ha vista e si è avvicinato, si sono messi a parlare. Questo è il mio lascito, quello che mio padre ha fatto con me e io con Chiara, solo se lei vorrà”. Un amore senza tempo.










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