Ogni settimana l’aereo per vedere il Magico, Domenico: “Se mi tolgono il Catanzaro è come se morissi”
Intervista a Domenico Bilotta, tifosissimo delle Aquile. Iscritto al Catanzaro Club Milano Giallorossa e residente a Bergamo, non si perde una gara dei giallorossi. “Ogni venerdì scendo giù, mia moglie non mi sopporta più”.
Ci sono storie che rasentano l’impossibile e forse questa che stiamo per raccontare è una di quelle. Perché c’è un tifoso che a 57 anni, di cui 36 vissuti fuori a Bergamo, non si perde una partita del Catanzaro. Ogni partita un viaggio, con il suo immancabile zainetto sulle spalle. Di corsa, di giorno, di sera e pure in settimana quando il Catanzaro chiama. Come un ragazzino, come il ragazzino che a dieci anni saltellava in curva felice. E che quel sorriso non l’ha mai perso, anche nei giorni più tristi del Magico.
La storia di Domenico Bilotta

Domenico Bilotta è Catanzaro-dipendente. Il suo è un grido d’amore. “Sono cresciuto a Catanzaro Lido, nel rione Fortuna – spiega -, ma vivo qui a Bergamo dal 1990, dai tempi di quando feci il servizio militare. Sono felicemente nonno dei miei nipotini Francesco e Ludovica, a cui mi piacerebbe trasmettere un giorno la passione per i giallorossi. Ho cominciato a seguire il Magico nel 1978-79, avevo circa dieci anni. Ai tempi facevo le medie e lavoravo i pomeriggi in una macelleria di Lido piuttosto rinomata di don Mimì Tarzia che organizzava sempre le trasferte in pullman. È stato lui, diciamo, a infondermi questa passione. Dopo qualche tempo feci un’altra esperienza di scuola-lavoro, all’allora Benetton, con Enzo Monterosso altro tifosissimo delle Aquile. Da questo punto di vista ho avuto la fortuna di lavorare come dipendente per due passionali come loro facendo accrescere questa mia partecipazione”.
“Vado sempre in curva, voglio sfogarmi”
Il settore come allora è rimasto. E pure le trasferte al Nord, tornate finalmente a riempire le giornate al seguito di tanti tifosi fuorisede, proprio come Domenico. “Vado sempre in curva perché mi piace cantare e gridare ancora, anche se adesso ho 57 anni. Voglio sfogarmi, sia quando si vince sia quando si perde. La nuova Capraro? Me la immagino come quella dell’Atalanta, sempre più piena. Quando sono arrivato a Bergamo non ero da solo, avevo già alcuni fratelli e sono stato avvantaggiato nel gestire la lontananza da Catanzaro. Le partite le guardavo dal televideo o scendevo per le più importanti aspettando le gare più al Nord: l’anno che fummo inseriti nel girone B di Serie C1 con Pisa, Gubbio, Carrara e Rieti me ne partivo con la macchina e alcuni miei amici, tra cui Giuseppe Partenope, e stavamo sempre in giro. Lo stesso faccio oggi con mio figlio che è malato del Catanzaro, anche se lui è nato a Treviglio: quando canta le canzoni nostre con l’accento bergamasco la gente si gira e lo guarda stranita. Ma lui risponde sempre che è figlio di un catanzarese ed è orgoglioso di essere tifoso del Catanzaro”.
La routine curiosa di Domenico
Una passione travolgente, che scompagina la routine. “Da quando il Catanzaro è tornato in Serie B sono sempre abbonato. Vado in curva, come dicevo, insieme ai miei amici tra cui alcuni molto conosciuti come Saverio Scozzafava che viene sempre a prendermi all’aeroporto”. Sì, perché Domenico ha il suo programma: come se in trasferta ci andasse anche lui, ininterrottamente. “Venerdì finisco di lavorare alle 13, alle 15.30 ho l’aereo che parte da Orio al Serio direzione Lamezia, dove ad aspettarmi c’è Saverio. Di solito scendo venerdì pomeriggio con l’aereo e risalgo la domenica quando la partita è nel fine settimana, oppure se giochiamo il mercoledì parto il martedì. Con me ho sempre il mio zaino e la mia sciarpetta. Non mi definisco un tifoso scaramantico, piuttosto tranquillo e malato. La tv non la vedo mai, seguo sempre le trasmissioni legate al Catanzaro: ogni sera della settimana ho i miei appuntamenti fissi. Quella è la mia Tv”.
C’è un Catanzaro tipo a cui sei più legato nella tua storia di tifoso? “I tempi belli di Borghi, Bivi, Mauro, Celestini: avevamo giocatori da nazionale. Però cambia poco, il cuore e il sangue non ragionano per categorie. Non importa dove si gioca, metterei la firma di vedere il mio Catanzaro giocare in Serie A: ci sono città e società più importanti di noi che stanno facendo fatica. A me basta salvarmi, son sincero, e godermi le partite qui al Nord. Come dice Noto non siamo pronti a livello infrastrutturale, è difficile, ma se viene ben venga allora…”.
Lo striscione: “Comprate il Catanzaro, vi prego”

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Purtroppo tanto, mia moglie non mi sopporta più tanto da dirmi che quando ce l’ho in testa non ascolto altre cose. È una malattia, anche quando eravamo in Serie C2 e anche nei fallimenti, di quando i giocatori rimasero seduti in campo perché non prendevano soldi dalla società, io c’ero allo stadio. E andai anche nel 2011 a vedere Albinoleffe-Reggina in tribuna esponendo lo striscione “Comprate il Catanzaro, vi prego”. Perché se a me tolgono il Catanzaro è come se morissi”.
















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