L’amore di Paolo negli occhi di Gabriele, Laura: “Il Catanzaro è tornato ad avere vita in me”
Intervista a Laura Colicchia, mamma e tifosa del Catanzaro come suo marito Paolo. Un grande sostenitore delle Aquile che oggi continua a vivere nel ricordo di chi l’ha amato a distanza di cinque anni esatti dalla sua scomparsa
La storia di una ragazza e di un ragazzo, della salsedine appiccicata sulla pelle, nel fragore di un’estate tirrenica. Degli sguardi, i primi rossori e le infatuazioni a fantasticare sulla loro storia d’amore. E di una simpatica condivisione, ricevuta quasi come uno scherzo, per il Catanzaro.
I figli, Giorgia e Gabriele, la famiglia costruita come porto sicuro e ancora il Catanzaro. La voce narrante di Laura e Paolo, di un amore che non si è mai spezzato. Perché è vero, nella vita si cade tante volte ma è come ci si rialza che fa tutta la differenza.
La storia di Laura Colicchia

Questo Laura Colicchia lo sa bene. Sono passati cinque anni da una giornata di maggio così disgraziata che ha salutato Paolo all’affetto dei suoi amici più cari. Un grande tifoso del Catanzaro, la squadra di calcio della propria città: qualcosa che per chi vive da queste parti si fa fatica a spiegare. Un’esigenza, un grido d’amore.
“Io e Paolo ci siamo conosciuti in una località estiva balneare di Catanzaro – ricorda Laura – e man mano che ci conoscevamo ci siamo resi conto di vivere questo hobby, questa passione per i colori giallorossi. Seguo il Catanzaro da quando ero ragazzina perché tutta la mia famiglia è giallorossa: i miei fratelli sono tutti tifosi delle Aquile. Il Catanzaro l’ho sempre sentito come una fede, una passione da seguire nel bene e nel male: anche quando facevamo parte dei 17 anni di C al di là dell’andamento, delle B perse ai playoff e delle conquiste più belle. Paolo era invece abbonato da sempre, perché a sua volta andava allo stadio con uno zio, il fratello del papà, già dall’età di 4-5 anni. Se c’era una cosa che riconosceva in me era il fatto che io non gli avessi mai fatto polemica per seguire il Catanzaro o glielo mettessi contro di me. Di questo mio comportamento se ne vantava con gli altri. E questo anche quando abbiamo costruito una vita più solida, con le mie gravidanze e i nostri due bambini piccoli”.

Il ricordo di mister Calabro e Gabriele che cresce
Una passione che nel tempo si è tramandata e che oggi è infusa nel giovane Gabriele. Lui che continua a tenere stretto a sé il superpapà Paolo, circondato dai suoi beniamini giallorossi. Vive ancora nel suo ricordo la giornata che la società del presidente Noto gli fece vivere quell’estate di cinque anni fa: lui circondato dalla prima squadra. “Quando è successo quello che è successo, Paolo non c’era più da pochissimo, e mister Antonio Calabro a cui sarò sempre riconoscente mostrò molta vicinanza ai miei figli. Addirittura veniva a prendere a casa Gabriele, lo portava i pomeriggi agli allenamenti in palestra e in uno di questi allenamenti i ragazzi gli regalarono una maglia e un pallone che ancora teniamo nella sua stanzetta. Gabriele se lo ricorda quel momento, anche se con un velo di tristezza perché era successo tutto così in fretta, era come spaesato: dover vivere una gioia come quella ma paradossalmente subire una grande perdita come quella del papà. A lui ho spiegato che quello che avevano fatto era per rispetto di papà e che doveva andarne fiero. Ora ha 15 anni, si è creato il suo gruppetto in curva e dopo aver vissuto il suo periodo in tribuna con papà, quello nei Distinti con me, ha deciso di abbonarsi in curva. Dove, per certi versi, è iniziato tutto dato che io e Paolo inizialmente abbiamo visto le partite da quel settore. La nuova curva? Non riesco ad immaginarmela: se sarà piena allora darà soddisfazioni alla squadra ma è importante continuare ad accompagnarla di calore e passione”.
Nonostante gli anni deludenti, Laura e Paolo ci sono sempre stati. “Quegli anni me li ricordo. Mio marito tornava a casa arrabbiato e mi diceva che non sarebbe più andato allo stadio, poi però la domenica successiva era lì puntuale a seguire la squadra. Ci sono situazioni in cui le partite compromettono l’umore ma quando hai a che fare con una fede come questa, al di là dei momenti in cui ti scoraggi o vedi la squadra meno coesa del solito, non si può scappare. E questo lo vedo anche in Gabriele che ha iniziato ad andare in trasferta con mio cognato, il compagno di mia sorella anche lui molto tifoso, una sorta di mio premio per il suo rendimento scolastico. Credo che sia importante coltivare questa passione per il Catanzaro perché rappresenta proprio la nostra città”.
“Certa che saliremo di categoria, la città lo merita”
Qual è invece il tuo rapporto con le partite? “Le vivo con intensità emotiva. Ci sono quelle partite che sono le più difficili e tirate, magari sofferte che automaticamente le guardi con un occhio al campo e un altro all’orologio e pensi “menomale che sta finendo”. Per fortuna, credo che l’atmosfera rispetto a qualche anno fa sia rimasta sempre uguale, è una costante nella città di Catanzaro: al di là di come vanno a finire i match, il giorno della partita senti un’aria diversa già dalla mattina. Più gente in giro nel quartiere, più entusiasmo, negozi e bar già efficienti dalla mattina e c’è in fondo un movimento diverso: il catanzarese la vive come una realtà sociale che poi coinvolge tutte le generazioni. L’altro giorno riguardavo la classifica e alla fine, per quanto sia sembrata un’annata sofferente soprattutto all’inizio, abbiamo raggiunto la salvezza: vuol dire che tra difficoltà e incertezze sulla guida tecnica mi pare che l’andamento sia stato più che soddisfacente”. Il futuro come lo vedi? “Sono certa che saliremo di categoria, se non è ora è a breve. Chiaramente dobbiamo allinearci con gli standard delle strutture e il discorso stadio. Siamo però vicini alla vetta, credo che la città lo meriti, come soddisfazione, come sport, il catanzarese ci tiene e rispetta questo suo amore. Che ci sia poggia, sole o nebbia il Catanzaro ha sempre il suo tifo. Sono sicura che i calciatori che hanno giocato nella nostra squadra si sono sentiti molto amati: lo vedo spesso a fine partita, quando vanno sotto la curva a prendersi gli applausi o quando non vincono stanno lì a sentire gli ultras cantare. C’è un legame, una forma di rispetto, particolare”.
“Guardo Gabriele e penso: ho fatto la scelta giusta”
Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “La continuità. Il Catanzaro ha trovato in me dei punti nuovi di riferimento, prima nel mio fidanzato e marito Paolo e poi è come se tutto fosse tornato ad avere vita con Gabriele. Credo che sia uno dei pochi fili, a livello sociale, che lega la maggior parte di noi. Lo noto in un ambiente caotico come può essere quello della curva, dove c’è unione ed è quella che lega tutti noi catanzaresi. Pensando a Paolo, forse avrei potuto evitare di portare avanti da sola questa passione ma sono orgogliosa di averlo fatto. Vedo Gabriele crescere e tifare per il Catanzaro: ha gli stessi atteggiamenti del padre, lo vedo prima della partita che inizia ad essere ansioso, alza i cori da una stanza all’altra della casa, prende tutte le sciarpe e i cappelli e li porta allo stadio. Lo guardo e tra me e me penso: ho fatto la scelta giusta”.
Da lassù, dove osano le sue Aquile, Paolo sarà contento e forse oggi, come sempre, strapperà un sorriso.








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