Dietro la curva a costruire i gradoni e in porta come Pellizzaro, Salvatore: “Catanzaro, torneremo in A”

Dietro la curva a costruire i gradoni e in porta come Pellizzaro, Salvatore: “Catanzaro, torneremo in A”

La Curva Ovest la sua casa, avendone posto le fondamenta, gli aneddoti su Pellizzaro e Spelta ma anche lo spareggio di Napoli. “Prima o poi torneremo in Serie A, mi piacerebbe tornare un giorno allo stadio”

La voce fragorosa a rievocare ricordi giallorossi, tra silenzi e pause che accentuano l’emozione. Il Catanzaro vissuto ai suoi albori e mai smesso di seguire anche quando l’Aquila fluttuava sopra le ceneri.

La storia di Salvatore Magliocco

Il signor Salvatore Magliocco mentre legge le pagine del nostro giornale

Salvatore Magliocco, classe 1943, è innamorato del Catanzaro da sempre. Una vita spesa per la sua più grande passione, ma non solo come tifoso. “Il mio primo ricordo è legato alla prima promozione in Serie A, nel 1971 quando andammo a Napoli per lo spareggio contro il Bari – racconta il signor Magliocco – Ero con degli amici, andammo in pullman tutti assieme e al famoso gol di Mammì fu un’esplosione di gioia. Da quando siamo saliti in Serie A ho sempre portato i miei figli allo stadio, mi seguivano in Curva Ovest”. Un settore che Magliocco ha visto nascere. “Sono stato il carpentiere della Ovest, abbiamo fatto all’epoca un grande lavoro di squadra con tutti i gradoni realizzati. Io ero l’assistente che eseguiva questi lavori. Pensare a quello che oggi la curva è diventata e ad averci lavorato per farla diventare grande è un orgoglio. Anche adesso che non ci vado più allo stadio perché non mi sento tanto in salute”.

Una foto d’epoca che ritrae Salvatore Magliocco, primo da sinistra, con suo figlio Alessio mentre passeggiano fuori dal Vecchio Militare

Il soprannome di Pellizzaro

Dietro il mitico impianto un campo che rese celebre il soprannome che ancora oggi lo fa riconoscere dalla gente: Pellizzaro, sulle orme dell’allora estremo difensore giallorosso. “Abitando a 200 metri dallo stadio, c’era un campetto dove si allenavano i calciatori del Catanzaro e ogni tanto, tra noi del quartiere, si giocava a pallone. Io me ne stavo in porta e a darmi il soprannome di Pellizzaro fu il figlio di Don Mario Iiritano, Roberto, perché tutto sommato me la cavavo. Con il mio amico Roberto feci diverse trasferte in quegli anni, a bordo di una Giulia: si partiva insieme agli amici, a volte d’improvviso, era la passione a muoverci. Abbiamo girato abbastanza, ricordo campi caldissimi come Avellino e Palermo”.  

Salvatore Magliocco con suo figlio Alessio, oggi

Un’epoca segnata da un modo di vivere il calcio diverso, forse più genuino, e di un rapporto con i propri beniamini senza filtri. Almeno nella storia del signor Salvatore. “Oltre a fare il carpentiere lavoravo come imbianchino e sempre in quegli anni conobbi i calciatori del Catanzaro. Mi ritrovai ad essere l’imbianchino personale di gente come Massimo Palanca ed Enrico Nicolini: ero uno abbastanza bravo nel mio lavoro anche perché non sporcavo. Con me portavo spesso mio figlio Alessio, ormai mi conoscevano e si costruì una bella amicizia. Il mio idolo? Alberto Spelta credo sia stato il giocatore più forte che abbia visto giocare dal vivo. Ricordo una partita che grandinava e lui sotto quella grandine fece doppietta e riuscì a tirare un calcio di rigore sul finale importantissimo. Si trattava del 2-2 contro il Cagliari che ai tempi, era il 1972, faceva parte della Nazionale con molti dei suoi giocatori. Una sera pizzicai Spelta a Polia, in un ristorante, insieme a Vichi, Vignando e Braca a mangiare. Io mi trovavo con i miei suoceri perché loro erano proprio originari di Polia”.

“Seguo tutte le partite, piazza in mani sicure”

Qual è il suo rapporto con le partite? “Le vedo tutte, seguo anche se adesso non conosco tutti i giocatori e allo stadio non ci vado più. La società e il presidente hanno detto che bisogna consolidare la categoria, quindi basta arrivare ai punti per salvarsi e a me va bene così. Non conosco personalmente il presidente Noto mentre il padre sì, posso dire che la piazza è in mani sicure: se quest’anno ci salviamo poi si vedrà per cosa combinano il prossimo anno. Magari si vedrà di andare in A. Lo stadio in città? Come impianto meglio farne uno nuovo fuori dalla città ma se penso alla tifoseria, alla sua storia e all’appartenenza allora è meglio che resti qui”.

Il vizio, qualcuno dirà vezzo, per il gioco delle schedine a cui deve un 13 nella stagione ’82-’83 con tanto di vittoria del Catanzaro ma soprattutto una partita che si fa fatica a dimenticare. “La famosa vittoria contro la Juventus in casa nostra. Quel gol incredibile di Angelo Mammì nel fango che non si riusciva a capire come l’aveva fatto. All’epoca e anche da ragazzo suonavo il tamburino nei Distinti. Posso dire che una volta i calciatori avevano più grinta, cuore e passione: adesso tutto è cambiato. Ma in meglio per alcune cose. In casa mia ho trasmesso a tutti l’amore per il Catanzaro: ho 4 figli, tre maschi e una femmina. Si tifa Catanzaro e Juventus ma di più il Catanzaro”, aggiunge sorridendo.

Sopra la freccia rossa un giovanissimo Salvatore Magliocco nel settore dei Distinti, intento a suonare il suo tamburino

“Il Catanzaro una grande squadra”

Se dovesse spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per lei il Catanzaro? “È stata una grande squadra – la voce rotta dall’emozione, ndr – al pari di quelli della Serie A. Ha rappresentato molto, moltissimo per la Calabria. Venivano da tutta la Calabria a seguire il Catanzaro, avevamo già allora i club ed io ero iscritto al Club Giallorosso Catanzaro con presidente Franco Rotella. Prima o poi torneremo in Serie A”. E magari anche al “Ceravolo”, in quella che per certi versi è un po’ casa “sua”. “Mi piacerebbe eccome tornare allo stadio. Dove andrei? Sempre in curva, la mia passione”. La sua storia.

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