Di padre in figlio, per davvero. Salvatore: “Tifo Catanzaro perché è l’unico amore che sento dentro di me”

Di padre in figlio, per davvero. Salvatore: “Tifo Catanzaro perché è l’unico amore che sento dentro di me”

Intervista a Salvatore Di Tommaso, tifosissimo delle Aquile tanto da aver trasmesso la stessa passione al figlio Manuel. “L’adrenalina è uguale a quella di quando ero bambino, sentire il profumo della partita e percepire l’atmosfera. Il Catanzaro non si può spiegare, bisognerebbe farlo vivere”

La sveglia che rompe le poche ore di sonno in corpo e invita ad alzarsi dal letto, con l’odore del caffè che infonde tutta casa. Ci sono i panini da preparare e poi di corsa in direzione stadio. E poco importa se si arrivi presto perché l’adrenalina durante la notte ha fatto il resto, aumentando il desiderio di una domenica da vivere tutta d’un fiato.

La storia di Salvatore Di Tommaso

Salvatore, al centro, con suo papà Emo e il figlio Manuel

Sono i ricordi che custodisce nel cuore Salvatore. Quelli che appartengono a tanti ragazzi della sua generazione, quella che sul crinale della gioventù ha assaporato sprazzi di Serie A. Di quando il Catanzaro fermava un’intera città. “Se penso al Catanzaro la mia prima immagine è legata allo stadio Ceravolo – racconta Salvatore Di Tommaso, 52 anni, di Siano -, qualcosa che mi fa venire la pelle d’oca. Ci ripenso spesso e ricordo di quanto questa mia passione sia legata a mio padre Emo, colui che mi ha trasmesso l’amore per il Catanzaro. Ho visto con lui le squadre di Serie A quando venivano a sfidarci, la Juventus a cui si lega il ricordo sbiadito della prima volta allo stadio. Il mio idolo? Scontato dire Palanca che per noi è un’icona. Mi piaceva tantissimo Alessandro Zaninelli, il nostro portiere, forse perché ci giocavo pure in porta anche se poi la mia scelta, crescendo, è stata di giocare da difensore. Come spesso accade, quella per la squadra di calcio è una storia trasmessa di padre in figlio. A quei tempi la folla era sproporzionata, c’era una grande attesa e io di mattino ero già euforico. Entravo in clima partita, sentivo il profumo e la tensione: le macchine parcheggiate lontano dallo stadio, la carovana della gente, l’arrivo tre ore prima allo stadio con i nostri panini. Ma soprattutto i 30mila che entravano allo stadio, tutti stretti come delle sardine. il fatto di condividerla con mio padre era un’emozione indelebile. Oggi non viene più allo stadio, ma io ho proseguito e condivido questi momenti con mio figlio Manuel”.

I Distinti e Manuel: “Di padre in figlio ci credo davvero”

A tramandare una storia senza fine. “Con Manuel è stato tutto naturale. Lui ha iniziato a venire con me allo stadio durante la seconda gestione tecnica di Gaetano Auteri, quindi i primissimi anni della presidenza Noto. Settore? Distinti. Ricordo che da piccolino si metteva sempre sotto, giù vicino alle barriere che c’erano, si avvicinava per curiosità, e ora essendo cresciuto quando vede qualcuno che si mette lì dice “una volta c’ero solo io, adesso si mettono tutti!”, come se a parlare fosse il vecchio saggio (sorride, ndr). Di padre in figlio non è solo retorica, ci credo davvero. Adesso Manuel ha 14 anni ed è abbonato con me nei Distinti ma vedo che insieme al suo gruppo di amichetti comincia ad andare in Curva. E lo so che prima o poi mi lascerà, ma io i Distinti non li lascio”.

Il settore per antonomasia riconosciuto come il più eccentrico, di “tifosi-allenatori”. E Salvatore lo riconosce. Vado nei Distinti perché mi piace vedere la partita, anche dal punto di vista tecnico. Prima, da ragazzo, era più un fatto di baldoria e preferivo la curva. Ora preferisco analizzare la partita, cerco di essere più asettico e gustarmela da una prospettiva diversa. Faccio autocritica, spesso sbaglio perché è vero che ci si sente un po’ tutti allenatori e a volte si critica un po’ troppo. Dovremmo analizzare senza mai eccedere e contestare. Da questo punto di vista mi capita spesso di scambiare le mie opinioni sui social, anche se talvolta sbaglio: scrivo subito senza rendermi conto che sarebbe meglio raffreddare la passione del momento. Forse lo faccio anche perché, come dicevo, ho giocato a calcio. Non ero così bravo, ho giocato sì nel vivaio del Catanzaro un paio d’anni, ma la mia inclinazione non era quella di diventare un professionista”.

Il futuro e il pensiero su Aquilani

Che idea ti sei fatto sulla stagione attuale? “Sono contentissimo per la situazione che stiamo vivendo. Stiamo consolidando la Serie B. Se devo fare un’analisi tecnica Aquilani è uno in gamba, anche se non condivido il fatto che non sia riuscito a valorizzare alcuni giocatori di proprietà, mentre quelli in prestito sì. Ha fatto benissimo, per carità, a dare spazio e loro hanno dato tanto, quindi benissimo, ma avrei visto bene la valorizzazione di qualche giocatore in più dei nostri. Detto questo, Aquilani è riuscito a dare un assetto, a gestire una squadra con tanti elementi nuovi, cosa non semplice. Per il resto, sono orgogliosissimo della proprietà Noto che per me è un lusso nonostante agli occhi del calcio moderno, dei fondi e degli sceicchi che ti fagocitano, possa apparire come un “piccolo” imprenditore. Il passato lo conosciamo, tutti i decenni trascorsi nella Serie C e di qualcuno che si è dimenticato o si è avvicinato solo negli ultimi anni. Il che non è brutto, anche io ad esempio non vado mai in trasferta, eppure sono sempre allo stadio. Il brutto è di chi critica senza conoscere la storia”. Che continua ad essere scritta. “Il centro sportivo e lo stadio sono tasselli troppo importanti per disegnare il futuro. Vedo un futuro ambizioso e lungimirante, la proprietà sta costruendo le basi: il centro, lo stadio, la cura del settore giovanile. Sono tutti elementi di cui vedremo i frutti tra 5-7 anni: noi vorremmo tutto e subito, ci vuole pazienza. Non sono uno scaramantico, ma dico che non dobbiamo essere frenetici e anzi vivere questo momento. Stiamo vivendo gli anni della rinascita”.

Il ricordo di Salerno e il giallorosso: “L’adrenalina è uguale a quando ero bambino”

Salvatore e Manuel insieme a Salerno nel giorno della promozione in B, 19 marzo 2023. “Dissi a Manuel in macchina che quella giornata se la sarebbe ricordata per tutta la vita”

Con lo stato d’animo che resta identico all’incedere delle primavere. È uguale a quello di quando ero bambino, sentire il profumo della partita e percepire l’atmosfera: discutere con gli stessi amici, di chi giocherà…perché in fondo siamo tutti allenatori. Lo si fa anche per ironia, quasi ad esorcizzare l’attesa con i nostri difetti. Abbiamo vissuto anni di alti e bassi, c’è stato un periodo in cui allo stadio eravamo 2000-2500, di quando chiamavi i giocatori per nome e la tua voce faceva eco in campo, oppure di quando le proprietà non erano all’altezza infangando i nostri colori. Ora non succede più perché stiamo vivendo momenti belli. Quelli più emozionanti sono per me legati alla promozione in B ad Ascoli nel 2004 dato che lavoravo a Verona e mi incontrai con alcuni amici di Torino. Per fortuna o sfortuna ero su e vidi quindi anche molte gare in B l’anno dopo, nonostante perdevamo sempre era emozionante vedere il Catanzaro al Nord e ritrovare gli amici di una vita. Infine, non posso non citare Salerno, l’ultima promozione in B vissuta con mio figlio. Non vado quasi mai in trasferta ma quella fu per me “La trasferta”. In macchina dissi a Manuel: “Questa giornata te la ricorderai per tutta la vita”.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Una passione che non si può spiegare, bisognerebbe farla vivere. Vieni, vivila, così puoi capirla. Io tifo Catanzaro perché è l’unico amore che sento dentro di me”.

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