Ora serve un’impresa contro un Monza cinico che ha punito le Aquile oltre i propri demeriti
Nonostante tutto, la parola fine non è ancora stata scritta. Il secondo round è ancora tutto da giocare!
Il primo atto della finalissima playoff sorride al Monza, capace di colpire con spietata lucidità nel momento decisivo della gara e di infliggere al Catanzaro un passivo pesante, forse eccessivo per quanto visto in campo. Il 2-0 maturato nell’ultima frazione di gioco racconta infatti di una squadra brianzola concreta e cinica, ma anche di un Catanzaro generoso, propositivo ma tradito dalla scarsa concretezza offensiva.
Eppure l’inizio di gara aveva lasciato intravedere scenari ben diversi. Nei primi venti minuti la dea bendata aveva accarezzato i giallorossi: prima la traversa interna colpita da Birindelli, poi la deviazione di Petriccione che ha negato a Cutrone la gioia del gol. Episodi che avrebbero potuto indirizzare immediatamente il match in favore degli ospiti, ma che hanno invece tenuto vive le Aquile. La squadra di mister Aquilani, tutt’altro che rinunciataria, ha avuto le proprie opportunità. Pontisso ci ha provato due volte, mentre Pittarello ha sciupato una chance enorme che avrebbe potuto cambiare la storia della serata. Occasioni non sfruttate che, col passare dei minuti, hanno iniziato a pesare come macigni.

E infatti il calcio, spesso crudele con chi non sa colpire al momento giusto, ha presentato il conto: ecco il capolavoro balistico di Hernani, una conclusione dalla distanza tanto improvvisa quanto devastante, che ha gelato il pubblico e incrinato le certezze del Catanzaro. Da quel momento il morale giallorosso si è progressivamente sgretolato. Il Monza ha percepito la fragilità dell’avversario e ha affondato nuovamente il colpo con Caso, lasciato avanzare con troppa libertà da Antonini e Oudin prima della conclusione vincente che ha battuto l’incolpevole Pigliacelli per il definitivo 2-0. Un passivo che sarebbe potuto essere meno amaro se Di Francesco, nel finale, avesse trovato la rete che avrebbe riaperto almeno psicologicamente il discorso qualificazione. Ma anche quell’occasione è svanita, confermando una verità ormai evidente: il Catanzaro produce gioco, crea situazioni pericolose, ma manca terribilmente di peso offensivo. Un problema emerso con forza già nella doppia semifinale contro il Palermo . In quell’occasione i giallorossi riuscirono a trovare la via del gol soprattutto grazie all’avanzamento del raggio d’azione di Pietro Iemmello. Quando però il capitano è costretto ad arretrare per cucire il gioco, il reparto offensivo fatica drammaticamente a trasformare in gol la mole di calcio prodotta.

Ed è proprio qui che il club dovrà riflettere in vista della prossima stagione, indipendentemente dalla categoria. Il solo reintegro del giovane Arditi non potrà bastare. Dopo l’addio di Biasci a gennaio, il Catanzaro non è riuscito a colmare realmente le lacune offensive. Koffì, arrivato nella sessione invernale, ha mostrato ancora una volta limiti evidenti anche nell’ultima gara di regular season. Serviranno almeno due attaccanti di spessore per evitare che il progetto tecnico rischi di arenarsi proprio sul più bello.
Eppure, nonostante tutto, la parola fine non è ancora stata scritta. Ci sono ancora novanta minuti da giocare. Nel calcio, come nella vita, esistono imprese che nascono proprio quando ogni speranza sembra spegnersi. Aquilani lo ha detto chiaramente nel post-gara: “Può succedere di tutto”. Dichiarazioni tutt’altro che rituali, ma pronunciate con la consapevolezza di chi conosce la difficoltà della missione senza però voler rinunciare a crederci. Paradossalmente, proprio il pesante passivo dell’andata potrebbe alleggerire mentalmente le Aquile. A Monza sarà la squadra di casa ad avere tutto da perdere, mentre il Catanzaro potrà aggrapparsi all’orgoglio, al coraggio e a quella leggerezza che talvolta rende possibili le imprese impossibili.

La splendida cornice di pubblico, impreziosita dalle note dell’inno nazionale, ha rappresentato molto più di un semplice contorno scenografico: è stata la certificazione della crescita di una società che oggi è diventata il simbolo trainante del calcio calabrese. Emozioni che dovranno necessariamente spingere società e dirigenza ad alzare ulteriormente l’asticella delle ambizioni, perché dopo aver assaporato certi palcoscenici, deludere le aspettative sarebbe il vero pericolo.
Adesso però conta soltanto il presente. Conta soltanto Monza. E conta soprattutto la capacità di crederci ancora, anche contro ogni pronostico. Perché il calcio vive di imprese inattese. E il popolo giallorosso, pronto ancora una volta a seguire in massa la propria squadra, merita di continuare a sognare.
Avanti tutta Catanzaro. Nulla è ancora perduto.



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