Il balcone con vista sul Ceravolo, le figurine e mamma Giuseppa. Rita: “Catanzaro, sei da onorare sempre”

Il balcone con vista sul Ceravolo, le figurine e mamma Giuseppa. Rita: “Catanzaro, sei da onorare sempre”

Una vita nei giornali e una passione per il giallorosso custodita sin da bambina. Rita Barone si racconta: “Sono colori che hanno sofferto ogni vicissitudine ma siamo sempre qui a lottare, con una proprietà che ci fa sognare onorando la memoria del presidente Ceravolo, a cui dobbiamo ancora tanto”.

Le figurine appese in ogni angolo di stanza, l’odore del ragù a inebriare tutta casa e l’affannarsi di una domenica mattina che pretende il suo spazio. Gioca il Catanzaro e non c’è tempo da perdere. L’occasione di vedere i propri beniamini scendere in campo dopo l’attesa di una settimana intera, per chi i colori giallorossi ce li ha stampati nel cuore.

La storia di Rita Barone

Sono i ricordi d’infanzia a custodire la gelosa relazione di Rita con il suo Catanzaro. Lei che, nata e cresciuta nel quartiere stadio, vanta un piccolo privilegio. “La prima immagine che conservo nel cuore è a 9 anni, la famosa A enorme che veleggiava sulla strada che dai botteghini porta all’incrocio con i Vigili del Fuoco – racconta Rita Barone – Oggi ho 59 anni ma ricordo ancora i festeggiamenti con mio padre e mia madre che esultavano. Da bambina, poi, mi organizzavo con le amiche a vedere la partita del Catanzaro dal balcone. Si vedeva tutto, tranne la visuale con il pino che ora non c’è più. Era una festa ogni volta, sapeva di gioia. Aspettavamo che aprivano gli ultimi 15 minuti e allora entravamo tutti, passavamo così dal terrazzo di casa allo stadio a vedere la partita. Ricordo Palanca, Banelli e tutti gli altri: ero piccolina, ma sicuramente era un’esperienza bellissima”.

Il ricordo di mamma Giuseppa

Giuseppa, la mamma di Rita

Una passione trasmessa dai fratelli. “In casa mia eravamo 8 figli, cinque femmine e tre maschi. Nella camera dei maschi le figurine dell’album erano appiccicate dovunque. Avevo l’album anche io, ricordo l’affannarsi per cucinare prima di vedere la partita: mio papà non andava allo stadio ma tifava da casa sempre. Era un bel ricordo, anche perché viene da un fratello mio, Elviro, il più piccolo ma stra-tifoso che ora non c’è più e Luigi, un altro mio fratello emigrato a Torino”. La responsabilità del Catanzaro è passata in rosa, insieme al ricordo di mamma Giuseppa. “Non ci sono solo io tramandare questa passione ma anche mia sorella Mariantonietta, tifiamo per i giallorossi. Così come mia madre che è venuta a mancare nel 2012. Non dimenticherò mai gli ultimi mesi, quando seppur malata si affacciò un giorno per salutare gli ultras che andavano in trasferta con le bandiere giallorosse cucite a mano. Ne ha fatte tante, una delle sue l’abbiamo voluta lasciare nella tomba a ricordare sia il suo mestiere, quello di sarta, sia il suo amore per il Catanzaro”.

“Sono una tifosa scaramantica, uso sempre lo stesso abbigliamento”

Rita, in basso in primo piano, insieme a Rosa Barone e Mariantonietta Loprete

C’è un Catanzaro a cui sei più legata? “Sono legata al presidente Cosentino, ma anche agli anni di Corona per non parlare del ritorno in B con Vivarini. Scognamillo non lo dimenticherò mai, ma c’è anche un giocatore ideale che ammiro, come persona e come modo di stare in campo: Niccolò Brighenti. È un grande, se pari o di più al nostro capitano Iemmello. Un altro flash che ora mi viene in mente è quello dei tempi di Palanca, avrò avuto 8-9 anni, quando la squadra soggiornava al Motel Agip ed era usuale andare lì tutti a farci fare gli autografi. Ricordo una prima comunione festeggiata lì e vidi tutti i giocatori del Catanzaro arrivare in ritiro, le foto e gli abbracci: quel Catanzaro è e rimarrà sempre nel cuore di tutti i tifosi”.

Il tuo rapporto con le partite? “Sono una tifosa scaramantica. Non esiste che si faccia pronostici prima di una gara e poi uso sempre lo stesso abbigliamento, anche quando vedo la partita a casa. Nella gara di ritorno in semifinale contro il Palermo, ad esempio, ho rimesso la sciarpa e collana che mi sono fatte in giallorosso”. Lasciando traccia, frammento, di un vezzo coltivato dalla propria cara mamma.

“La nuova curva farà sentire ancora più tifo”

Il settore dello stadio frequentato? Curva, ma non solo. “Andavo sempre nella Ovest, poi con l’avvento della società Noto ho avuto la possibilità di andare in Tribuna Est considerata la mia disabilità. La nuova curva? Sicuramente ci sarà la nostalgia di quella che c’è adesso, un po’ come quando ci fu il taglio del pino che era il simbolo del Vecchio Militare (nel 2021, all’epoca il taglio fu giustificato da motivi di sicurezza pubblica, ndr). Ma, in generale, credo che un adattamento vada fatto, l’idea che non ci sia più così tanta distanza dalla curva al campo è una cosa positiva, sia per noi sia per i giocatori che esultano sotto la curva. Li sentiranno tutti più vicini, si sa che il tifo della curva è diverso. Lo stadio invece deve rimanere dove si trova, per noi del quartiere sarebbe un grande dolore pensare a uno spostamento fuori. Vanno bene le modifiche, ci vorrà pazienza perché dovranno rifare tante cose, però sicuramente lo stadio deve rimanere qui”. 

E sul futuro: “Io ci credo, la Serie A è vicina”

Prima o poi il tempo restituirà l’alba di un sogno mai sbiadito, tenendo per mano quella bambina che ad occhi aperti ha vissuto la gloria. Io ci credo nel futuro, la Serie A è vicina. La società è seria, con i suoi pregi e difetti, ma punta alla A perché è di Catanzaro. Io da bambina me la ricordo la Serie A ed è giunta l’ora che torniamo a giocare con le big del calcio italiano. Vedo il fiorire della città e torno sull’importanza dello stadio, strategico per lo sviluppo dei negozi, delle attività e di tutto un insieme di cose. Abbiamo vissuto anni duri, agitati, ma sempre sostenendo la squadra: gridando sempre “Forza ragazzi, ovunque tu sarai””.

Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Se dovessi spiegarlo è una squadra dai colori da onorare. Una squadra seguita in tutta la Calabria, non a caso la Calabria è giallorossa. Sono colori che hanno sofferto ogni vicissitudine ma siamo sempre qui a lottare, con una proprietà che ci fa sognare onorando la memoria del presidente Ceravolo, a cui dobbiamo ancora tanto”.

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Il Giallorosso nel cuore