Catanzaro, la rivoluzione della linea verde: rifondazione o scommessa?

Catanzaro, la rivoluzione della linea verde: rifondazione o scommessa?

Più che un mercato, sembra un cambio di paradigma. E con le operazioni all’orizzonte di Pompetti e Pontisso, se confermate, sarà una scelta di sistema. 

Il Catanzaro dell’estate 2026 sembra stia smontando pezzo dopo pezzo la squadra che negli ultimi anni ha conquistato la promozione in Serie B, stupito il campionato e consolidato la propria presenza nella categoria. Non è una semplice operazione di rinnovamento, ma una rifondazione vera e propria, tipica di quando si dà per finito un ciclo e se ne prepara un altro.

Alcune partenze erano ampiamente prevedibili. Liberali, destinato al Como, rappresenta uno di quei movimenti che il mercato aveva già scritto da tempo. Più sorprendente è invece l’addio di Brighenti, uno dei leader silenziosi dello spogliatoio e protagonista assoluto del ciclo vincente. Poi Jack, Rispoli e, nelle ultime ore, anche Pontisso e Pompetti (Cremonese e Padova?), due elementi che sembravano poter rappresentare un punto fermo della nuova stagione. E non è finita, perché anche Favasuli appare ormai vicino alla partenza verso la promessa e meritata serie A.

La domanda che inevitabilmente si pongono i tifosi è semplice: perché smantellare una squadra che aveva trovato un’identità e che aveva dimostrato di poter competere con le migliori della Serie B? La risposta va cercata nella strategia della società. Ciro Polito e la famiglia Noto hanno scelto una strada precisa: abbassare l’età media della rosa, investire su calciatori di prospettiva e costruire valore tecnico ed economico. È una filosofia ormai consolidata nel calcio moderno, che punta a far crescere giovani talenti piuttosto che affidarsi a un gruppo esperto destinato, inevitabilmente, a perdere valore nel tempo. Che non significa affatto abbandonare l’obiettivo della promozione, anzi…

Gli arrivi di Postiglione e dei fratelli Tachouna rappresentano già un primo tassello. Ma il mercato giallorosso guarda anche a Matteo Cocchi e Cappelletti dell’Inter, all’argentino Garnica reduce dall’ottima stagione con il Nardò, al talentuoso Greco dalla Serie C, a Levak dell’Atalanta, a Reita del Monza. Nomi ancora poco conosciuti al grande pubblico, ma che rispondono perfettamente all’identikit ricercato dalla dirigenza: giovani, motivati e con ampi margini di crescita.

È una scelta che richiede coraggio. La società sembra preferire di ripartire quasi da zero, mantenendo soltanto alcuni pilastri destinati a fare da guida al nuovo progetto. Pietro Iemmello resta il simbolo e il leader tecnico dell’attacco. Jacopo Petriccione sarà ancora il punto di riferimento del centrocampo, nonostante le tante sirene dalla B. Antonini dovrà guidare una difesa profondamente rinnovata, mentre Pigliacelli rappresenta quella certezza tra i pali indispensabile in una squadra così giovane. Uno zoccolo duro formato da un leader per reparto, a cui si aggiungono elementi già collaudati come Alesi e Frosinini, attorno ai quali costruire il futuro.

Gorgone e Aquilani insieme

In questo contesto si inserisce anche la scelta della panchina. L’arrivo di Giorgio Gorgone non è casuale. È un allenatore che ha sempre dimostrato di saper lavorare con i giovani, valorizzarli e farli crescere senza rinunciare all’organizzazione tattica e all’intensità. Se la società ha deciso di abbassare sensibilmente l’età media della rosa, serviva inevitabilmente un tecnico disposto ad accompagnare questo percorso, capace di trasformare il potenziale in rendimento. Anche questa è una scelta di sistema. Gorgone non è stato chiamato per gestire una squadra già pronta, ma per costruirne una nuova. Il suo lavoro andrà giudicato soprattutto sulla capacità di dare identità a un gruppo che avrà bisogno di tempo per conoscersi, maturare e trovare continuità.

Naturalmente non mancano le incognite. La Serie B è un campionato durissimo, dove entusiasmo e talento spesso non bastano. Servono personalità, esperienza e capacità di gestire i momenti difficili. Per questo la permanenza di alcuni “senatori” assume un valore ancora maggiore: saranno loro i punti di riferimento dentro e fuori dal campo.

La rifondazione, però, non è sinonimo di ridimensionamento. È una scelta strategica, che si deve comprendere per una Società ambiziosa ma attenta come il Catanzaro, che comporta rischi ma può anche aprire prospettive importanti. Se i giovani individuati da Polito manterranno le promesse e Gorgone riuscirà a plasmarli rapidamente, il Catanzaro potrebbe ritrovarsi tra le mani una squadra competitiva e con un patrimonio tecnico destinato a crescere.

Oggi, però, il verdetto non può che essere sospeso. Il mercato racconta una società che ha deciso di cambiare profondamente, senza restare ancorata ai successi del recente passato. Una decisione che può essere condivisa o criticata, ma che ha una sua coerenza. Perché nel calcio la continuità è spesso la strada più rassicurante, mentre rifondare significa accettare il rischio di sbagliare per provare a costruire qualcosa di ancora più solido. Il Catanzaro ha scelto la seconda via.

Adesso la parola passa alla dirigenza giallorossa alla quale va solo data fiducia e poi al campo.

Commento all'articolo

Il Giallorosso nel cuore