Il peso di un’eredità che va oltre il campo: il dopo Aquilani e le sfide che attendono il Catanzaro
Le stagioni passano, ma i progetti vincenti si riconoscono dalla capacità di continuare a crescere anche quando cambiano i protagonisti.
Il lungo e sentito messaggio di commiato di Alberto Aquilani lascia spazio a qualche interpretazione. Al di là delle parole di circostanza che spesso accompagnano gli addii nel calcio, emerge il racconto di un’esperienza che ha creato legami profondi tra allenatore, squadra, società e tifoseria. Ma nello stesso tempo, a Catanzaro abbiamo assistito ad un finale diverso da quello di Palermo dove Filippo Inzaghi nell’immediatezza della sfida persa non solo ha confermato la sua voglia di continuare ad allenare in Sicilia nella prossima stagione ma ha anche rilanciato l’obiettivo di raggiungere la meta sfuggita in semifinale, parlando di dovere nei confronti di un popolo quello rosanero.
Un testo, quello di Aquilani, che parla di emozioni, appartenenza e riconoscenza, ma che lascia anche l’amaro in bocca per quello che poteva continuare ad essere. Lasciare ora il Catanzaro può sembrare la scelta più semplice dal punto di sportivo per il mister, ma attenzione alla storia che insegna come queste scelte all’apparenza più facili si trasformino spesso in un boomerang. Vivarini e Caserta docet.
La sfida che attende ora il Catanzaro. Aquilani descrive Catanzaro come una comunità capace di diventare “un corpo unico” con la squadra. Non è una frase casuale. Significa che durante la stagione si è creato quel raro allineamento tra campo e ambiente che rappresenta spesso il valore aggiunto delle squadre che riescono a superare i propri limiti tecnici. Il riferimento al “popolo magnifico” e alla “comunione sentimentale” testimonia come il legame con la tifoseria sia stato autentico e non semplicemente formale.

Altrettanto significativo è il passaggio dedicato alla società. Aquilani parla di una struttura “competente, appassionata e sempre presente“, individuando due figure centrali: il presidente Floriano Noto e il direttore sportivo Ciro Polito. Se il presidente viene associato al romanticismo e alla passione, Polito viene descritto come il costruttore dell’ambiente, un dirigente capace non solo di fare calcio ma anche di creare relazioni e valori condivisi.
Ed è proprio qui che emerge quello che oggi potrebbe rappresentare il principale punto fermo del Catanzaro: la conferma di Ciro Polito. In un momento di cambiamento, il direttore sportivo diventa il naturale elemento di continuità con il recente passato. È stato uno degli artefici della costruzione della squadra, ha condiviso con Aquilani il progetto tecnico e gode della fiducia della proprietà. Da lui dovrà ripartire la programmazione. Se non dovesse essere così ci troveremmo dinanzi ad una totale ristrutturazione tecnico-organizzativa.
Per questo il post-Aquilani presenta alcuni rischi che la società dovrà gestire con attenzione. Innanzitutto emotivo. L’allenatore lascia dopo aver sfiorato un obiettivo importante e dopo aver creato un forte rapporto con l’ambiente. Quando un tecnico riesce a entrare così profondamente nel tessuto di una piazza, il suo addio può generare inevitabilmente una fase di disorientamento e di confronto continuo con il passato. Poi rischio tecnico. Aquilani ha costruito una precisa identità di gioco e soprattutto un forte equilibrio tra ambizione e umiltà, come lui stesso sottolinea nel messaggio. Il nuovo allenatore dovrà essere scelto non solo in base al curriculum, ma alla capacità di inserirsi in una struttura che ha già una cultura tecnica consolidata.

Terzo rischio riguarda lo spogliatoio. Il cambio di guida potrebbe incidere sugli equilibri interni e sulla motivazione di alcuni elementi chiave. Sarà importante che la società mantenga il gruppo e si appoggi alle figure chiave in grado di preservarne l’identità, su tutti capitan Iemmello che in questi anni di transizione in serie B è stato il vero punto di riferimento per tutti, squadra, società e tifoseria.
Per questo motivo la scelta del prossimo allenatore non dovrà essere una semplice sostituzione, ma una decisione ponderata . Il Catanzaro non può permettersi di disperdere il patrimonio costruito in questo ultimo anno. La strada più logica sembra quella della continuità progettuale: un tecnico capace di valorizzare il lavoro svolto, mantenere il rapporto con la piazza e sviluppare ulteriormente una squadra che ha dimostrato di poter competere ad alto livello. E il compito del direttore sportivo dovrà essere proprio questo: fare in modo che questa identità e soprattutto l’entusiasmo sopravvivano anche senza il suo ultimo interprete in panchina.
Avanti Catanzaro, più forti di prima!



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