Aquilani sceglie il Sassuolo: meno romanticismo, più calcio moderno. Ma il Catanzaro riparte dalle sue certezze.
Alla fine ha scelto il Sassuolo. Una decisione che, in attesa di comunicati ufficiali, inevitabilmente, lascia un pizzico di amaro in bocca ai tifosi del Catanzaro, soprattutto dopo una stagione che aveva riacceso sogni e ambizioni culminate nella finale di Monza.
Ma sarebbe ingeneroso leggere la scelta di Alberto Aquilani soltanto come un addio a un progetto che sembrava poter decollare definitivamente. C’è poco romanticismo nella decisione dell’ex tecnico giallorosso, ed è forse questo l’aspetto che più colpisce una piazza passionale come Catanzaro. Ma il calcio di oggi segue logiche diverse da quelle che alimentano i racconti più romantici. Quando si presenta la possibilità di allenare immediatamente in Serie A, per di più in una società strutturata e solida come il Sassuolo, è difficile dire no. Aquilani ha scelto la categoria superiore, la vetrina più prestigiosa e la possibilità di misurarsi subito con il massimo campionato. Una scelta professionale prima ancora che emotiva. Legittima, comprensibile e perfettamente in linea con le dinamiche del calcio contemporaneo.
Eppure il confronto tra le due realtà resta inevitabile. Sassuolo rappresenta una piazza ideale per lavorare: organizzazione, stabilità, poche pressioni e una società che negli anni ha costruito un modello virtuoso. Allo stesso tempo, però, è difficile ignorare come l’entusiasmo che circonda i neroverdi non sia paragonabile a quello che si respira a Catanzaro. Nella città emiliana il calcio è importante, ma non totalizzante. A Catanzaro, invece, il calcio è identità, appartenenza, passione quotidiana. È materia di discussione in ogni angolo della città. E c’è una verità che nessuna categoria potrà cambiare: chi riuscirà a riportare le Aquile in Serie A entrerà per sempre nella storia del club e della città. Non sarà soltanto un allenatore vincente, ma una figura destinata a essere ricordata per generazioni.

Per questo va riconosciuto il lavoro della società guidata dalla famiglia Noto. Il club ha fatto tutto ciò che era nelle proprie possibilità per convincere Aquilani a restare e proseguire il percorso iniziato pochi mesi fa. Il tentativo concreto di trattenerlo è un segnale importante, perché dimostra che la delusione per la finale persa non ha minimamente ridimensionato le ambizioni del progetto giallorosso. Anzi, il messaggio è chiaro: il Catanzaro vuole continuare a crescere e a inseguire quel sogno chiamato Serie A.
Da qui si riparte. E si ripartirà da una certezza che risponde al nome di Ciro Polito. Il direttore sportivo avrà ora un compito delicato quanto decisivo: mantenere l’ossatura della squadra, trattenere i pezzi più pregiati del mercato — Liberali su tutti — e intervenire per rafforzare una rosa che ha già dimostrato di poter competere ai massimi livelli della Serie B. Molto passerà dalla scelta del nuovo allenatore. I nomi che circolano raccontano profili diversi ma accomunati da idee moderne e da una forte identità calcistica.

Daniele Galloppa rappresenta forse la soluzione più intrigante sul piano della prospettiva. Dopo l’ottimo lavoro nel settore giovanile della Fiorentina, ha costruito una reputazione da tecnico attento alla valorizzazione dei giovani, con un calcio propositivo, basato sul possesso e sulla ricerca costante della superiorità tecnica. Sarebbe una scommessa affascinante, in linea con la volontà di costruire valore nel tempo.

Matteo Possanzini ha conquistato consensi per un calcio offensivo, aggressivo e coraggioso. Le sue squadre cercano il dominio del gioco attraverso il palleggio e la pressione alta, senza rinunciare alla qualità negli ultimi trenta metri. Un profilo che potrebbe accendere immediatamente l’entusiasmo della piazza.

Guido Pagliuca rappresenta invece il pragmatismo moderno. Le sue squadre sono organizzate, intense, difficili da affrontare. Grande attenzione alla fase difensiva, ma senza rinunciare alle ripartenze e alla verticalità. È probabilmente il candidato che offre maggiori garanzie sotto il profilo dell’equilibrio.

Luca D’Angelo, infine, è il nome dell’esperienza. Conosce perfettamente la Serie B e ha dimostrato in più occasioni di saper costruire gruppi competitivi e solidi. Le sue squadre sono compatte, organizzate tatticamente e capaci di adattarsi agli avversari senza perdere identità. Una scelta che garantirebbe affidabilità immediata in una categoria complessa come quella cadetta.
Qualunque sarà la decisione finale, il Catanzaro ha dimostrato di aver costruito qualcosa che va oltre il singolo allenatore. Aquilani passa anche lui, al quale va detto in ogni caso grazie! Ma il progetto resta solido nella testa di una grande Società come quella giallorossa. E se la scelta del tecnico romano racconta il calcio moderno, la risposta che dovrà arrivare da Catanzaro dovrà invece raccontare la forza di una società che non vuole fermarsi a un passo dal traguardo. Perché le ambizioni non sono cambiate. E in attesa di notizie ufficiali, il sogno della Serie A continua a volare sulle ali delle Aquile, trascinate dal suo capitano Iemmello, uno che di romanticismo nel calcio se ne intende!



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