“Ci vo’ a punta”, quando l’ironia dei social nasconde a volte delle opportunità
A distanza di due giorni dal test di Ferragosto, in casa Catanzaro si riflette su quello che di buono e di meno buono sia andato nella sfida di Coppa. Anche se poi, dopo tutto, testa e gambe sono già proiettate sull’esordio in campionato, fra sette giorni esatti, contro il Sudtirol nella cornice del “Ceravolo”.
Due considerazioni sulle nostre pagelle post Sassuolo
Si diceva, è partito il campionato e come lucciole nel formicare della sera, agostana, sono affiorati i primi commenti negativi. Legittimi, ci mancherebbe. Anche sulle nostre pagelle, firmate dal sottoscritto, dopo la gara di Sassuolo. Chi contrario al 5.5 di Frosinini, chi al solo 6 a Petriccione e – addirittura – chi contrario al 7 dato a Berardi giudicato troppo poco rispetto al 7.5 dato a D’Alessandro. Giusto per curiosità: se avessi messo 7.5 a Berardi e invece il 7 a D’Alessandro sarebbe cambiato qualcosa? O il 6 a Frosinini? La risposta è ovviamente no. Il risultato spesso sposta gli equilibri ma quando parliamo di voti, e non di prestazioni, bisognerebbe capire che è un mero e burocrate compito statistico. Pagelle che si basano sulla singola gara e che, soprattutto con il calcio d’agosto, non devono inficiare la crescita complessiva di un calciatore (come, nel caso di Nuamah, ho appositamente segnalato). Chi con intelligenza e spirito costruttivo, chi risentito o semplicemente chi semplicemente disinteressato, di voti e pagelle i calciatori ci sono abituati. E sono sicuro che il peso di un singolo voto per la maggior parte di loro valga giusto quanto lo scampolo di uno spot pubblicitario.
Il compito dell’”incompetente” e ingrato cronista è anche questo, ahimè. Con il beneplacito del dubbio e della critica, quando costruttiva, da queste pagine i commenti e le opinioni saranno sempre ben accette. E suvvia se qualche voto non corrisponderà alla verità, secondo la legge dei social.
Tolta questa lunga, annosa e irreversibile parentesi, torniamo a parlare di cose un po’ più serie, restando ovviamente nell’onda del Catanzaro, della nostra squadra. Il guscio che separa dai pensieri e dai problemi quotidiani, la valvola di sfogo: semplicemente la passione di ogni tifoso giallorosso.
“Ci vo’ a punta”, la storia degli attaccanti giallorossi
Se avete cliccato l’articolo – tranquilli, il titolo non è un clickbait ora ci arrivo -, vi sarete senz’altro imbattuti sulla nomea di un adagio tanto caro in questi anni a una buona parte dei tifosi. Di quelli più scettici o di quelli che aguzzano la vista con lungimiranza. “Ci vo’ a punta” è diventato immagine e somiglianza di un modo di vedere la catanzaresità in modo viscerale, senza retropensieri. Un concetto chiaro, dritto, a segnalare in modo scanzonato e goliardico (sui social o davanti lo stadio) una problematica: quella di un attacco abulico, senza il necessario mordente.
Da che mondo e mondo, l’attacco è da sempre affascinato dalla fantasia dei tifosi pronti e desiderosi, ogniqualvolta vi sia la possibilità in sede di mercato, di contare sull’estro e la potenza di un nuovo alfiere nel cuore dell’area di rigori. La prosopopea sull’attaccante non è però solo inseguita dal mondo dei tifosi, ma spesso è un vezzo che coltivano le proprietà: in un’epoca come quella dei presidenti “padroni”, di quella visione umana del calcio di qualche anno fa, l’attaccante era considerato il pezzo forte della rosa, il classico numero 10 o 9 capace di trascinare una squadra. Addirittura “incendiare” la campagna abbonamenti.
Per restare in tema Catanzaro, la storia e l’iconicità dei calciatori giallorossi si poggia su tre pilastri (ce ne sarebbero molti altri ma la memoria collettiva sobbalza su di loro) che rispondono al nome di Massimo Palanca, Giorgio Corona e Pietro Iemmello. Tre calciatori a personificare tre epoche diverse, tre generazioni di tifosi che hanno gioito e goduto di alcune delle più importanti pagine sportive giallorosse. Il loro ruolo? Attaccante.
Pietro Iemmello e le castagne tolte dal fuoco
Pietro Iemmello, lo Zar, rappresenta forse il caso più anomalo, almeno quello più recente, di riflessione. Giocoforza perché sta portando in alto i colori della sua squadra del cuore. Spesso osannato, a volte criticato per il suo modo indolente di atteggiarsi in campo, ma terribilmente letale quando è in giornata. A Sassuolo qualcuno ha storto il naso, considerandolo in ombra. E in parte è così, con la preparazione ancora sulle gambe, ma se il risultato sposta spesso gli equilibri – e i giudizi – chissà se avesse segnato sull’assist di Pontisso a dieci dalla fine la considerazione generale sarebbe cambiata. Questione di voti…
Tornando al discorso, sono stagioni importanti per Iemmello, condite da gol che l’hanno qualificato a leader indiscusso del Catanzaro e di una Serie B ancorata ai valori dei vecchi bomber. Anche se Pietro, per la sua visione di gioco e il modo di vedere il calcio, forse forse bomber non ci si sente proprio.
Nell’ultima stagione il suo apporto in termini di gol è stato vitale, inutile in questo senso ripercorrere le statistiche. Bastano le immagini e il ritornare a quei pensieri moggi moggi di quando il gioco di Caserta, solo foriero di pareggite, faceva il sangue amaro. E in quelle circostanze, o meglio ancora quando i giallorossi hanno svoltato durante la metà della stagione, Iemmello ha tolto spesso le castagne del fuoco. Il redivivo Pietro, nonostante la sua età matura, a salvare da un grosso grattacapo l’involuzione di un reparto, quello offensivo, che invece ai tempi di Vivarini e della C vinta a suon di record non rappresentava minimamente un grattacapo.
La riflessione sull’intero reparto
Non è questa la sede per tornare sul perché la stagione precedente di Biasci e Pittarello non sia andata incontro alle aspettative di piazza e società – sull’utilizzo con il contagocce del pisano e sul solo gol di Pitta a La Spezia -, ma piuttosto le risicate statistiche possono indurre a riflettere su quello che, con velata ironia e verità, viene detto attraverso l’ormai famigerato claim “Ci vo’ a punta”.
È solo una questione di atteggiamento tattico che tornerà a regalare con Aquilani suon di reti oppure serve davvero un altro rinforzo di peso? E per peso non intendo un giocatore dalla struttura fisica marcata – in stile Pittarello -, quanto a un giocatore dal peso specifico corroborato da esperienza e smalizia in una categoria imprevedibile come la B. Ma anche, e soprattutto, un compagno di reparto che possa andare a nozze con Iemmello: Biasci ne è stato l’esempio più fulgido, una coppia che con lo Zar ha superato più di 100 reti in giallorosso – e che solo per questo ricorderemo con infinita gratitudine – ma se Biasci oggi non ha ancora sciolto i dubbi sulla sua permanenza a Catanzaro, siamo sicuri che quella coppia così magica possa tornare a far sognare i tifosi? In questo senso le parole di Aquilani sull’ex Carpi e Carrarese sono state indicative: “Se resta convinto e mi trasmette la fiducia di essere un giocatore ancora importante per il Catanzaro io lo stimo”. Parole a cui ci sembra non sia necessario aggiungere altro.
I più attenti potranno osservare che le risicate statistiche si sono prodotte anche in questo scorcio di preparazione estiva. A parte i due test con le rappresentative locali del Trentino, il Catanzaro ha siglato due reti contro il Napoli – la prima di Iemmello, dopo un’azione di disimpegno errato degli azzurri campioni d’Italia – e contro il Fasano (la seconda un’autorete). Mentre con il Sassuolo, nonostante le grosse occasioni di Rispoli con il palo e quella mancata da Iemmello sul finire della partita – il pallottoliere delle reti fatte è rimasto a secco.
Un piccolo campanello d’allarme che può rappresentare in verità una chiara opportunità da saper cogliere in questi ultimi giorni di calciomercato. Altrimenti il potenziale rischio potrebbe essere quello di fare affidamento sulla stagione del riscatto dei compagni di reparto di Iemmello, sperando che lo Zar – quando sia in giornata – non faccia mancare il suo apporto in termini di reti se per qualche “strano” motivo i suoi colleghi siano ancora a secco. Perché è vero che la solidità difensiva è il primo passo verso il risultato, ma come diceva il buon vecchio Zeman le partite si vincono quando fai un gol in più del tuo avversario. E se non la spingi in rete, ça va sans dire…



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