Da una cinepresa è nato il sogno di raccontare il giallorosso, Vittore Ferrara: “Amare il Catanzaro è un onore”
Gli esordi con Rtc e la collaborazione con la Rai passando per il mitico TG Giallorosso, Ferrara si racconta tra mille aneddoti: “Vorrei che questa città mi ricordasse come custode del tempo”
L’emozione catturata in uno scatto, racchiuso in un millisecondo. Con l’occhio vigile a posarsi sul mirino, in attesa del sussulto. Di un abbraccio, di una ritualità, di un’azione di gioco o semplicemente di un vagito da immortalare. Di quell’attimo che può valere un pezzo di storia, nel gesto di un’azione che rimarrà per sempre.

Di quelle emozioni e di quei sussulti, Vittore Ferrara continua a cibarsi. Gli anni da operatore e regista di RTC TeleCatanzaro, la prima rete televisiva locale, prima; l’epopea di Telespazio vissuta con Tony Boemi poi e la proficua collaborazione con la Rai fino ad Archimedia senza dimenticare il TG Giallorosso. La carriera scolpita e condita di riconoscimenti e prestigio non lascia spazio al riposo, ma rappresenta un’ulteriore responsabilità. Alla continua ricerca di saper raccontare le gesta dell’Uesse al passo con i fulgidi tempi moderni, impregnato di garbo e nobilità d’animo che grazie alle sue capacità editoriali l’hanno forgiato a custode della memoria storica del Catanzaro.

Ma soprattutto, prima di ogni altra cosa, di un tifosissimo dei giallorossi. “Sono nato a Catanzaro il 23 maggio del 1960 e già dall’età di 4 anni iniziai ad andare allo stadio – si racconta Vittore – La passione per i giallorossi la devo ai miei zii, Salvatore che ricordo con dolcezza infinita e poi Franco Ferrara che è purtroppo scomparso da poco. Andavo sempre in Tribuna Est e lì vidi nascere i primi gruppi ultras con Piergiorgio Caruso, direttore del Museo del Rock di Catanzaro. Ho sempre avuto la capacità di conservare il girato, parliamo degli anni Ottanta, quando il nostro amato Catanzaro era in Serie A. Mi sono trovato a realizzare dei servizi per le grandi squadre e tra loro c’erano anche i giallorossi che affrontavano grandi campioni e club come la Juventus, il Milan, l’Inter e la Lazio. Avevo vent’anni e dissi tra me e me “ma perché non catalogare e conservare tutto questo?”, anche perché in fondo rappresentavano un momento storico. Tanti che come me hanno vissuto quei momenti così belli, che auguro ai giovani di poter vivere: sarebbe ora che calcassimo di nuovo quel palcoscenico”.

I primi ricordi in giallorosso calcati sopra un impeto dirompente. “La prima immagine che mi viene in mente è la trasferta di Roma del 4 marzo 1979 con Massimo Palanca re dell’Olimpico. Io ero di fronte a lui, nei pressi del calcio d’angolo: i romanisti dicevano che segnò per fortuna, ma lui dalla bandierina ne fece tredici di reti. Ricordo che alla fine con l’allora Re d’Africa si strinsero la mano. Diede lustro alla nostra città quella vittoria e il mio ricordo personalissimo è di aver visto quel pallone entrare ed entrare ancora una volta in rete. Poi, non posso non ricordare gli anni Settanta con Angelo Mammì, il gol contro la Juventus nel fango come un angelo: quel gol favoloso che segnò il riscatto di una Calabria intera”.

Da una parte il Catanzaro che segnava un’epoca e dall’altra la vita di un ragazzino, che costruiva il suo sogno. “La mia carriera iniziò nel ’78-‘79 a Rtc, all’epoca Catanzaro era anche un’importante sede di giustizia e seguii le udienze del processo per la strage di Piazza Fontana. Avevo 18-19 anni, ma quel lavoro mi interessò particolarmente: io che arrivavo da Radio Libera, Radio Elle, Rtc e ancora l’allora Rcl 191, la mia prima radio dove lavorai, che aveva come trasmettitore un pacco di biscotti della Plasmon. Facevo all’inizio lo speaker, poi arrivato nella televisione mi innamorai della telecamera e della regia. Soltanto dopo del giornalismo, da Rtc a Telespazio con Tony Boemi. Per arrivare al 1995 con Archimedia, la mia creatura”.
Gli aneddoti di quegli anni e di quelle riprese video, legate alle imprese dei giallorossi, si consumano solleticando grandi suggestioni. “Di episodi in campo ne custodisco parecchi. Penso alla semifinale di Coppa Italia Catanzaro-Inter della stagione 1981-82: noi giocammo una brutta partita all’andata a San Siro, con l’Inter che giocò in maniera rude al ritorno tanto che si infortunò Sabadini. Sul risultato di 3-1 a nostro favore, con cui saremmo passati, Beccalossi si inventò forse la partita più bella della sua carriera in nerazzurro. Noi avemmo una girata di Sabato e cogliemmo anche un palo. Finì 3-2 con il passaggio in finale dell’Inter che avrebbe sfidato e vinto contro il Torino. Allo stadio ci fu grande amarezza: io mi trovavo a bordocampo perché giravo le immagini, dietro di me c’era un certo Sandro Mazzola; gli dissi a fine gara che non meritavano di andare in finale, lui annuì con un cenno di sorriso. Era il Catanzaro di Bruno Pace, del miglior piazzamento in Serie A che oggigiorno ci avrebbe permesso di disputare la Coppa delle Coppe. Le altre riprese sono state tante nell’arco di questi anni, i ricordi moltissimi: le rovesciate di Palanca contro l’Atalanta, quella di Pino Lorenzo che sancì la promozione in B, in Serie A la rovesciata di Borghi mentre se penso agli anni più recenti il gol di Ghion in Serie C contro il Giugliano che fu anche premiato dal convinto applauso della tribuna e del web. Anche se il più bello per me resta quello di Ferrigno da centrocampo (contro la Sambenedettese il 10 aprile 2004, ndr) di fronte a 20mila persone, una rete che ci spianò la strada verso il ritorno in B e che ancora oggi mi mette i brividi”.

Non sono mancati i momenti più tristi, a esacerbare l’animo delle Aquile. “Sono stati tantissimi gli anni bui, dei paesini in cui siamo andati a giocare ma mai ho lasciato il Catanzaro. Il ricordo più triste è con la Triestina, quel rigore sbagliato da Palanca con la palla che si doveva infilare in rete e invece si infranse sul palo destro per poi rientrare in campo. Da quella circostanza nacque il motto, a mo’ di striscione, “On Viju L’Ura Ma Ti Gonfi” che rappresenta fedelmente la visceralità del modo di vivere le partite dei tifosi giallorossi. Un altro episodio triste è senza dubbio il pareggio divorato in quel famoso Catanzaro-Lazio, tutti si ricordano di Monelli e della sua rete in rovesciata ma prima mancammo il pari con Marini”.

La rinascita dell’Uesse è coincisa con la creazione di un format che ha unito e unisce tuttora le generazioni: il TG Giallorosso. Immancabili le reaction dei settori dello stadio ai gol del Catanzaro, impreziosite da immagini di “backstage”, dei viaggi in trasferta e di scatti di vita “rubati” nella storia calcistica giallorossa. “Il primo TG nacque nel lontano 2002 grazie alla presidenza Poggi-Parente. Era il format principale dell’Us Catanzaro, che raccontava i fatti della squadra e dei tifosi, oltre che della società. Mi sentivo come un tifoso che aveva l’opportunità di vivere da una prospettiva privilegiata le gesta degli 11 calciatori del Catanzaro. Quando nacque, il TG Giallorosso fu una rivoluzione: non esistevano Internet e i cellulari. Pensai di mettere nei punti nevralgici del campo tante piccole telecamere, in quello che era un mare di nastri: con un girato più o meno buono, miscelavo queste cose e si combaciavano le azioni e il desiderio della gente di essere protagonista. Da qui ripetei l’iniziativa anche sul canale satellitare Calabria Channel, lo vide anche Sky che prese spunto per un format nazionale. Ho sempre cercato di raccontare tante piccole storie dedicate a noi tifosi e che si intrecciano con momenti storici dell’Uesse. È stato un punto di partenza per tutti, a detta di molte persone nessuna squadra ha ancora oggi un format del genere come quello che vanta il Catanzaro. Di questo devo ringraziare anche i tifosi, come ad esempio Luigi Talarico, Pino che vive a Cremona e Francesco Ceraldi che quest’anno mi ha aiutato tantissimo per le trasferte. Grande tifoso lui e tutti i nostri che vengono dai paesi, come Cutro o San Mauro Marchesato oppure dal Nord che fanno sacrifici. Gente che dal Catanzaro non si stacca mai”.
L’ultima fatica, in ordine di tempo, è stata quella di uno nuovo TG Giallorosso da consegnare alla città di Catanzaro. Un’enciclopedia unica sulla storia delle Aquile del Sud. “Ho sempre ritenuto di fare la cosa giusta, di parlare del Catanzaro e delle sue esperienze anche in A, in quello che è il sogno di tutti noi che possa trovare i giallorossi sempre più in alto, che ci rappresenti in grandi platee. Per questo ho raccolto materiale che ripercorre la storia del Catanzaro dal 1908 ad oggi. Di quando ci furono a Catanzaro due squadre, la Giulio Braccini e la Juventus che composero l’Unione Sportiva Catanzarese Fascista. È una sorta di film, della durata di 2 ore e mezza: un lavoro duro che aspetta solo di essere pubblicato. Stiamo cercando un produttore interessato a premiare questi due anni e mezzo di lavoro, di alta definizione e di ricerca grazie ai tanti appassionati che in città avevano reperti storici – di chi negli anni Settanta aveva i proiettori super8 e le pellicole, come ad esempio Ulisse Pino Ranieri che ha tutte le girate della promozione in A del ’76-’77 –, di immagini inedite di tutta la tifoseria in festa, di tutta la Calabria che grazie al Catanzaro diventava simbolo del riscatto e dell’orgoglio, soprattutto al Nord con i nostri immigrati”.
Aspettando di poter immortalare un futuro ricco di speranze e audaci desideri. “Come vedo il Catanzaro? Se la proprietà vuole andiamo in A, anche se non so se riusciranno a mantenere la categoria. Ci vorrebbero imprenditori importanti, ci sono questi fondi stranieri che potrebbero magari mantenerla eventualmente la Serie A. Il mio rapporto con le partite? Prima che inizino divento pazzo, vorrei vedere la squadra vincere sempre. Non riesco ad accettare la sconfitta, più che altro per tutto il lavoro che ne viene dopo con il tg. Tornando al presente, io penso che con la B i Noto hanno dato tanto, l’aspirazione mia e dei tifosi ovviamente è di andare in massima serie. Non sono convinto che loro, i Noto, puntino alla A ma c’è solo da compatirli per aver abbracciato questo progetto. Amare il Catanzaro è un onore per tutti”.

Se dovesse spiegarlo, che cosa rappresenta per lei il Catanzaro? “Una soddisfazione di riscatto, la nostra città che si eleva. A me non piacciono le rivalità: noi siamo noi e le altre squadre della Calabria pure. Ho lavorato per anni a Reggio Calabria per riprendere i tanti filmati della Reggina per la Domenica Sportiva e 90° Minuto e sono stato trattato sempre benissimo, così come a Crotone. Diciamo che mi piacerebbe vedere la Calabria sempre in alto, ma il Catanzaro un po’ di più. Perché è la squadra più amata da tutti, la prima ad essere andata in A. E poi, sogno di vedere questa città piena di vita ora che tra lo stadio e l’ospedale sembra spogliata. Per me l’accoglienza del tifoso deve essere tutto: dal morzello alle strette delle baracche, i sapori e gli elementi della nostra storia che arricchiscono la cultura del nostro territorio. Il mio sogno nel cassetto è di vedere Catanzaro viva e piena di iniziative e, magari, che un giorno questa città si ricordasse del mio archivio storico. Come un custode del tempo”.










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