Dal Ceravolo a San Siro, Pietro e il club Milano Giallorossa: “La passione per il Catanzaro non ha eguali”

Dal Ceravolo a San Siro, Pietro e il club Milano Giallorossa: “La passione per il Catanzaro non ha eguali”

Da Catanzaro a Milano, le fermate del cuore e della sua vita. Pietro Pantusa si racconta nella nuova puntata de “Il Giallorosso nel cuore”. Dal 2023 presiede il club Milano Giallorossa: “Tanto tempo che togliamo alle nostre famiglie ma ne vale la pena”. 

La storia di Pietro

Pietro Pantusa, presidente del Catanzaro Club Milano Giallorossa

La maglietta rosso cremisi cucita da mamma, sempre pronta per le grandi occasioni. Di quelle delle sfide infinite al campetto dell’asilo, in piena zona stadio. A provare ad emulare le gesta dei propri idoli sul pratone del Ceravolo, fantasticando di essere magari lì un giorno tra loro. Nel cuore di un ragazzino e della sua attesa, spasmodica, di quando sarebbe nuovamente sceso in campo il Magico.

Quel ragazzino è oggi diventato un uomo ma che continua a cullare la passione per i colori giallorossi anche a distanza di mille latitudini. Dallo stadio Nicola Ceravolo, il suo nido d’infanzia, a quello di San Siro, la sua seconda casa d’adozione. Usanze che vai, usanze che trovi. Pietro Pantusa l’ha imparato presto. “Sono nato e cresciuto a Catanzaro, nel quartiere stadio – dice Piero, come è conosciuto dai suoi amici più stretti – Poi all’età di 33 anni, nel 2008, sono salito a Milano per lavoro e mi sono stabilito nella zona di San Siro. Posso dire che almeno, come riferimenti, sono rimasto coerente (sorride, ndr). Se penso al Catanzaro la mia prima immagine è legata al quartiere in cui vivevo, agli anni di Palanca. Quando noi piccoli giocavamo sempre con la maglietta rossa che somigliava a quella del Catanzaro, il numero me lo facevo cucire da mia mamma e quella maglia la conservo ancora. A calcio ho sempre giocato, ho fatto tutte le giovanili salvo poi dedicarmi allo studio. Ruolo? Centrocampista ma soprattutto difensore centrale, l’ex numero 6 per intenderci. Gli altri ricordi sono legati allo stadio, fu mio zio a trasmettermi questa passione: il ricordo più nitido riguarda quel famoso Catanzaro-Lazio con la rete di Monelli all’ultimo secondo; tutto lo stadio cantò il coro “Torneremo, torneremo in Serie A” e poi fummo ghiacciati. Ma penso anche alla promozione in B del 2004 con la trasferta di Ascoli dove riuscii ad andare e la festa poi a Catanzaro che fu qualcosa di clamoroso. Ecco, come esperienza personale posso dire di essere legato a quel Catanzaro in maniera intensa e più passionale rispetto agli altri: se dovessi pensare a un giocatore che mi ha fatto impazzire dico senza dubbio Giorgio Corona, che ho conosciuto personalmente”.

L’atmosfera del quartiere stadio con il Catanzaro sempre in testa

Trent’anni vissuti nel quartiere stadio, in un crepitio di gesti e sentimenti battenti emozione pura. Quando c’è la settimana che il Catanzaro gioca in casa il quartiere cambia, quasi si trasforma. L’atmosfera si fa calorosa, le vie si riempiono di bandiere e si respira una passione profonda. Subito dopo la partita il pensiero è alla gara successiva. La rappresentazione di un popolo passionale, anche se non di grandi dimensioni ai tempi della C2 visto che lo stadio era poco frequentato. Cosa diversa da oggi, ai tempi della B, ma con l’atmosfera più genuina. Poi certo dipende sempre dalla sfida, se di cartello o meno, però di pre-partita ne ho vissuti tanti, anche negli anni bui prima di salirmene a Milano”.

Di un periodo dove, senza le pay tv per chi abitasse lontano da Catanzaro, il male comune era riuscire ad arrangiarsi su come seguire i giallorossi. “L’unica possibilità era la radio, ricordo che sul pc mi collegavo a RTC Telecalabria per sentire le radiocronache di Vittorio Giummo e Mario Mirabello. Arrivarono poi gli anni del presidente Cosentino, di quando riuscimmo a salire in C1 grazie a quel gol di Simone D’Anna contro il Lamezia: ricordo che ero sul divano di casa ed esultai da solo”.

La nascita del Catanzaro Club Milano Giallorossa

Vittorie “casarecce” ma che hanno dato il là a un gruppo di amici, il Catanzaro Club Milano Giallorosso. “La partita successiva per festeggiare mi incontrai con un gruppo di amici dandoci appuntamento tramite i social al Duomo di Milano. Io con la bandiera del Catanzaro in piazza, insieme ad altri amici e persone che pur non sapendo videro le sciarpe e bandiere giallorosse fermandosi incuriositi. Da quel raduno nacque l’idea di costituire un gruppo su Facebook e chiamarlo Milano Giallorossa, che piano piano è cresciuto. L’anno dopo con Oscar Brevi in panchina ci fu la possibilità per noi tifosi del Nord di tornare a fare trasferte vicino, o quasi, a casa. In quella stagione le facemmo tutte: Grosseto, Pisa, Pontedera, Prato…Fu l’inizio di un bellissimo viaggio che continua ancora oggi”. Nel 2023 la nascita ufficiale del club, di cui Piero è il presidente. “Abbiamo circa 140 soci e qualche giovane tifoso, figlio dei soci fondatori, che seguono il Catanzaro. Abbiamo non proprio una sede fisica ma un punto di ritrovo per vedere le partite, all’interno del centro sportivo Real Crescenzago. Cosa si muove dietro il club? Tante cose. Non ci si rende conto ad esempio di quali e quante procedure siano necessarie solo per organizzare una trasferta. Noi appena esce il calendario cerchiamo di organizzare le trasferte quasi sempre in bus, contattiamo l’azienda di trasporto almeno una decina di giorni prima e poi stiliamo il tragitto con punti di ritrovo e fermate oltre a contattare la Digos per comunicare la nostra trasferta. È tanto tempo che togliamo al lavoro e soprattutto alle nostre famiglie, ma ne vale la pena. La trasferta più bella? Quasi tutte, ma la più emozionate in termini sia organizzativi che di presenze è stata quella del Ferraris di Genova: 80 posti, bus a due piani con la scritta a led Catanzaro Club Milano Giallorossa. Di ritorno incontrammo i ragazzi del club Doria Milano, ne è nata una bellissima amicizia tanto che con loro insieme ad altri gruppi organizziamo due-tre volte all’anno degli eventi benefici, dei quadrangolari: recentemente abbiamo raccolto una somma di 1300 euro per un ragazzo che si chiama Luca, aiutando lui e la sua famiglia a sostenere delle visite mediche insieme agli amici di Aquile del Nord, Milano Brianza Viola Club e Maglia 12 Milano. Riteniamo che il calcio possa ancora, nonostante tutto, rappresentare un veicolo importante per unire moltitudini di persone e coinvolgere tutti in esperienze che possano lasciare sensazioni positive oltre che lanciare messaggi di pace e speranza”.

Una delle tante trasferte organizzate in bus dal Catanzaro Club Milano Giallorossa

Una grande famiglia, insomma, dal profumo di rivalsa. “Quando sono salito a Milano ho capito che la passione per il Catanzaro non è uguale alle altre tifoserie, dovunque vai non ce l’hanno come noi. A me prendevano in giro i primi anni qui perché il Catanzaro navigava nei bassifondi della C; io rispondevo che per noi il Catanzaro era un vanto. Forse una rivalsa vera e propria no, ma sicuramente ora che si parla c’è tanto orgoglio. Abbiamo colmato quel vuoto di trenta, quarant’anni fa, quando qui a raccontare del Catanzaro erano solo i signori che l’avevano vissuto in A e in B negli anni Settanta e Ottanta. Siamo contenti che ora abbiamo finalmente la possibilità di vedere i giallorossi dal vivo, di poter continuare a trasmettere questo entusiasmo alle generazioni future e con l’occasione stringere altre amicizie in giro per l’Italia”.

Il pensiero sull’ormai imminente inizio di stagione

Sarà una stagione impegnativa ma dalla sua, il Catanzaro può contare sull’amore smisurato dei tifosi sparsi per tutto lo Stivale. “Io sono fiducioso. Aquilani ha sempre giocato bene con il Pisa e con noi può fare bene. Penso che l’intenzione di Noto sia di puntare a categorie differenti, se non immediatamente comunque nel prossimo futuro. Ma la priorità secondo me è lo stadio oltre che attrezzarsi bene: la B a Catanzaro è un lusso, dobbiamo tenercela stretta pensando a tutti gli anni bui che abbiamo vissuto. Il mio rapporto con le partite? Sono sempre agitato, ho la classica ansia da prestazione come se stessi giocando io. Poi quando arrivo allo stadio la tensione va via, il pensiero diventa quello di tifare perché a prescindere dal risultato è un momento di gioia. Questi ultimi due anni ci siamo presi una bella rivincita rispetto a tutti gli anni passati, di quando non vedevamo mai la possibilità di un miglioramento”.

“Catanzaro come una moglie e una figlia: è vita”

Se dovessi spiegarlo a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Per me è uno stile di vita e con il fatto del club penso che per tutti noi sia una fede. Siamo malati, parliamo di Catanzaro di continuo, al lavoro e fuori con gli amici. Una passione verso i colori che rappresentano la città in cui sono nato, in cui ho vissuto fino a 33 anni e il cui amore resterà sempre incondizionato. Tanti non lo possono capire, è facile tifare le squadre grandi e invece per noi tifare Catanzaro significa appartenere a qualcosa di unico, importante, che ci fa battere il cuore sempre. Come una fidanzata, una moglie, una figlia: è vita”.

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Il Giallorosso nel cuore