Una vita difficile a cui ha detto basta. Mariella: “Ora c’è solo il Catanzaro, grazie ai giallorossi sono rinata”
La storia di Maria “Mariella” Lasalvia, che dal 2022 non si perde una partita delle Aquile sia in casa che in trasferta. “Dopo la morte di mio padre e mio marito mi sono promessa di vivermi gli ultimi scampoli di vita seguendo la mia passione”

La fronte corrucciata sotto cui si posano gli occhi stanchi ma vissuti, che oggi sorridono di una serenità conquistata. Nonostante il sudore faticato e tanto dolore provato, il più delle volte ingiusto, spietato e per questo ineluttabile. Di quando tutto sembrava perso, di quelle giornate così cupe e piovose da bagnare il cuore.
Ferite che restano, con le gocce che a poco a poco hanno sedimentato consapevolezze e una scelta. Quella di godersi appieno la vita. Sì, la stessa che le ha tolto gli affetti più cari. Perché, in fondo, sta a noi il privilegio di scegliere come e cosa fare del bene più prezioso.
Mariella e l’amore per il giallorosso trasmesso da papà Luigi

Maria Lasalvia ha scelto di vivere il Catanzaro, scoprendosi come mai forse aveva fatto finora. Nata e cresciuta a Catanzaro, Mariella – il richiamo da quando è piccolina – ha trovato nel giallorosso il senso di una nuova vita. “Vado allo stadio dal 2022, dopo la morte di mio padre Luigi a cui devo tutto – racconta Mariella – È venuto a mancare a 95 anni, lui che era un tifoso sfegatato delle Aquile. Lo chiamavamo il nonnino ultras, perché a 93 anni, poco prima che si allettasse, chiedeva anche se aveva perso la vista che cosa avesse fatto il Catanzaro. Andava sempre allo stadio, è stato lui a trasmettermi la passione per i giallorossi così come mio fratello che, quando ero piccolina, giocava a calcio nelle varie squadre di Catanzaro Lido. Ho trascorso gli ultimi anni di vita di mio padre ad accudirlo con le partite che ce le guardavamo dalla tv, prima ancora alla radio. Dopo la sua morte ho detto basta: mi sono ripromessa che gli ultimi scampoli della mia di vita li avrei dovuti passare nel riuscire a vedere finalmente il Catanzaro dal vivo dopo tanta attesa”.
Una vita intensa, anche a livello sportivo: la A1 con la Polisportiva Lido
Soprattutto da quella della prima volta allo stadio, un ricordo di una società che luccicava di un costume genuinamente atavico. “Ricordo che mi portò qualche volta allo stadio papà, anche se lui era un ultras nel vero senso della parola. All’epoca, quando ero ragazzina, non c’era la cultura della donna allo stadio. Solo poi crescendo le cose sono cambiate, nel senso che sono riuscita a vedermi qualche partita dal vivo. Ma per un periodo un po’ lungo mi sono dovuta fermare dato che mio marito non stava bene di salute: se ne è andato anche lui ed è anche per questo che dopo la sua scomparsa, insieme a quella di papà, ho deciso di vivermi gli ultimi anni di vita allo stadio, che non ho mai potuto frequentare per un motivo o per un altro”.
Il ruolo formale e scrupoloso di cancellerie nel Tribunale di Catanzaro dal lunedì al venerdì lascia spazio a quello senza remore della tifosa dai seggiolini della Tribuna Ovest. Ma soprattutto di colei che è cresciuta all’insegna dello sport, con il sogno da ragazzina di crearsi una palestra tutta sua. “I miei primi ricordi in giallorosso sono legati alle attività sportive, a livello agonistico, della città. Ho giocato a pallavolo negli anni Settanta e Ottanta, arrivando in A1-A2 e giocando per la Polisportiva Lido con l’allora professore Bellacoscia che mi selezionò alle scuole medie. Il mio ruolo? Libero, anche se una volta si chiamava ricezione”. Mariella ha anche giocato a pallone. “Ho fatto parte del Catanzaro Calcio femminile, in particolare giocavo come terzino sinistro. Praticamente facevo tutta la fascia. Dopo il calcio, invece, mi sono sposata e ho avuto i miei tre figli e a uno di loro un giorno l’ho accompagnato al tiro con l’arco. Risultato? Mi sono iscritta e ho vinto un sacco di campionati e tornei, avendo la possibilità di partecipare alla Coppa delle regioni a Sestola, in provincia di Modena, rappresentando la Calabria nella categoria senior. Infine, sempre a Lido, ogni anno si tiene un memorial di beach volley per ricordare una delle mie colleghe e con le altre mi diletto a giocare. Dove vedo sport, insomma, mi ci butto a capofitto. Ogni tanto adesso mi concedo qualche corsetta sul lungomare, le sfide mi piacciono ma riconosco che ormai alla mia età di 64 anni non sono più affidabile”.
“Ho prenotato tutte le trasferte fino all’8 novembre”
Il Catanzaro un compagno di viaggio da cui mai staccarsi, con il biglietto in tasca e la valigia sempre pronta su e giù per l’Italia. “Non vado solo a vedere il Catanzaro in casa ma anche quasi sempre in trasferta. Abbiamo già prenotato ad esempio, insieme a un gruppo di amici tifosi, le trasferte fino all’8 novembre. Ogni trasferta è un’emozione, per me sono tutte belle, ci sono stati stadi bellissimi che ti incuriosiscono e ti emozionano come Bari o Genova ad esempio e anche Palermo. Se devo scegliere penso a Genova perché ho incontrato Nicolini e con lui ci siamo promessi che devono farmi conoscere di persona Palanca. Lo devo a mio padre, che ha vissuto gli anni della A e della B ma anche quelli in cu eravamo sprofondati negli abissi”. La trasferta più particolare? “Di pazzie per il nostro Catanzaro ne ho fatte qualcuna. L’ultima con questo gruppo di tre amici è stata a La Spezia (lo scorso 30 agosto, ndr): siamo partiti venerdì sera a mezzanotte con l’Intercity da Lamezia arrivando la mattina del sabato a La Spezia e la sera della partita abbiamo fatto una tirata verso Pisa con un treno. Siamo arrivati alle quattro di notte di domenica in aeroporto, che era chiuso perché apriva alle cinque, senza dormire per due sere: tornare stanca ma con l’adrenalina in corpo è come vivere una seconda giovinezza perché ho tutto quello che mi è mancato in questi anni. Sono rinata grazie a questo percorso e finalmente ho tutto quello che voglio, nonostante i miei figli siano a volte comprensibilmente preoccupati. Io a loro dico sempre di lasciarmi fare, anzi a volte di farsi anche gli affari loro (sorride, ndr)”.
“Le critiche? Dobbiamo solo tifare. Quando gioca il Catanzaro sto a digiuno”
C’è un Catanzaro a cui sei più legata? “Sono amica di Enrico Nicolini. Quando andai a Genova ci ritrovammo vicini in tribuna, mentre quando lui torna in città ci salutiamo sempre. Lui fa parte del Catanzaro di mio padre, quello con cui sono cresciuta. Per il resto ogni anno porta con sé un campionato diverso, un allenatore nuovo e quindi non posso dire che uno è migliore dell’altro. Sono due anni che arriviamo ai playoff: il mio pensiero è di lasciare lavorare il mister e i giocatori, noi dobbiamo solo fare il tifo. Quando si perde c’è il rammarico perché potevi vincere ma, detto questo, sono assolutamente contraria alle critiche. Non rispondo mai ai commenti negativi che leggo sui social, lascio invece lavorare la squadra perché solo così può andare avanti”.
Che rapporto hai con le partite? “Ho sempre ansia, non vedo l’ora che la partita inizi. Non sono scaramantica perché sono obiettiva, la palla è rotonda e si lotta per la vittoria, anche internamente. Quando vado allo stadio evito di mangiare, sto a digiuno perché l’agitazione è tanta e non voglio mettere cibo in bocca. L’emozione parte già dalla mattina e si fa forte quando ci si avvicina allo stadio. Pro o contro averlo in città? Io preferirei lo stadio a Germaneto, c’è lo spazio e poi lì vedo organizzazione che oggi non c’è. Per fare un esempio, per salire da Lido e arrivare allo stadio per trovare un parcheggio non troppo distante si deve partire tre ore prima. Purtroppo il grosso handicap sono i parcheggi, io comunque preferisco camminare e anche se devo fare un po’ di strada a piedi non mi lamento”.
Come la vedi questa stagione? “Io sono sempre ottimista, non sono negativa di natura. Tutto quello che viene va bene ma non dipende da noi, ma dai giocatori. Già si è visto dagli acquisti, il presidente sta facendo miracoli e i nuovi arrivi mi ispirano fiducia. Aquilani è giovane così come lo era Caserta. Ogni anno ci sono particolari in una squadra che ti piacciono di più e altri di meno. Sono sensazioni che hai singolarmente, poi dalle altre bocche senti solo critiche quando invece mi piacerebbe sentire anche degli elogi: in fin dei conti sono due anni consecutivi che si va ai playoff”.
“Il sogno? Continuare a vivermi il Catanzaro”

Vissute gioie e dolori, in una vita ricca di emozioni, Mariella ha ancora un sogno nel cassetto? “Vista l’età e le situazioni che cambiano da un giorno all’altro non mi faccio illusioni. Mi mancano due anni e mezzo per la pensione, mi piacerebbe quindi continuare a vivere questo sogno: seguire il Catanzaro, che il buon Dio mi lasci un po’ di salute per godermelo appieno. E magari tornare in Serie A”.
Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Rappresenta lo sport più seguito, quello più ambito in città. Alle mie nipotine cerco di inculcare l’importanza di fare sport, qualsiasi sia va bene, perché si cresce con altri principi e un’altra mentalità. Uno spirito diverso, insomma. Anche se, a dire il vero, a una delle mie nipotine la sto convincendo a iscriversi a calcio femminile”. Un ghigno a chiudere il racconto, solleticando l’idea di un’altra piccola Mariella che dà del tu al pallone. Da dove questa storia ha avuto inizio.













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