Da Perugia a Roma senza dimenticare il giallorosso, Carlo: “Essere catanzaresi è un orgoglio”
La storia di Carlo Mauro, nato e cresciuto a Pontepiccolo, oggi nella Capitale. “Qui ancora si ricordano della tripletta di Palanca all’Olimpico”. Insieme a un gruppo di amici è nato il Catanzaro Club Roma che conta 140 tesserati. “Un orgoglio”
La storia di Carlo Mauro
Il candore dei fumogeni e il frastuono di cori che si alzano in cielo, con il rotocalco dei pensieri aggrovigliati nella mente a portare dritto al cuore l’immagine di uno stadio interamente pieno, stracolmo. E poi, quasi aguzzando la vista in un loop temporale, la visione che fa capolino nelle traverse del centro storico e dei mercati di una metropoli che non riposa quasi mai. Avvolta nell’abbraccio della Lupa e dei suoi figli.
Muove su binari strettamente giallorossi la vita di Carlo Mauro, nato a cresciuto a Pontepiccolo ma che a Roma ha trovato la sua seconda casa. Figlio anche lui delle necessità che incombono, di quando è il lavoro a gridare legittimazione. Ma senza che la lontananza abbia prosciugato l’amore per la città natìa e la squadra del cuore. “Se penso al Catanzaro la mia prima immagine è legata a mio padre – esordisce Carlo, oggi quarantenne – perché fu lui a portarmi per la prima volta allo stadio. Avevo 6 anni e vidi in curva un Catanzaro-Fermana che terminò sull’1-1. Ricordo che fu una giornata di sole dove la curva era strapiena, ma in fondo lo era tutto lo stadio. C’erano persone con il cappellino di carta creato con i vari giornalini, per ripararsi dal sole, e i cuscini che si portavano da casa per evitare di sporcarsi perché una volta non c’erano i seggiolini. A distanza di tanti anni, quando scendo giù per la partita, quelle persone e quei vecchietti con il cuscino non li rivedo più ma l’immagine di una giornata bella, di sole, con l’odore dei fumogeni e la curva piena resteranno dentro la mia testa per sempre”.

Dopo quel Catanzaro-Fermana un susseguirsi di emozioni contrastanti, in un saliscendi che racconta la vita di ogni tifoso giallorosso. “Crescendo andai da solo sempre in curva, feci tutta la trafila fino alla maggiore età quando emigrai verso il Centro Italia. A 19 anni sono partito per andare a studiare fuori, all’Università di Perugia. Con il Catanzaro mi sono fermato qualche anno, complice un po’ la delusione e l’apatia della piazza, fino alla stagione della promozione del 2004 quando mi feci tutte le trasferte, partendo da Perugia: Ascoli, Cesena…Andai in trasferta anche negli anni della B, qualche volta insieme a mio papà che nel frattempo mi raggiungeva su”.
C’è un Catanzaro a cui sei più legato? “Diciamo che ne abbiamo vissute di cotte e crude, soprattutto parlo dei tifosi che come me sono nati senza aver vissuto la A. Ma ci sono due formazioni che ricordo con piacere. Una sotto la gestione del presidente Cosentino, di quella che vincemmo il campionato di C2 insieme al Perugia, e poi l’altra quella di Corona sempre legata alla vittoria di un campionato, quello del 2003-2004. Non faccio menzione agli anni di Vivarini perché è stata una delusione per come sono maturate le cose. E se posso aggiungere, voglio citare anche il presidente Mancuso che ebbe negli anni della C2 un enorme coraggio, lui che sedeva dalla Tribuna Gianna e decise di sobbarcarsi il fardello del Catanzaro. Ricordo su tutti, sotto la sua presidenza, l’arrivo di Joe Kamara”.
La nascita del Catanzaro Club Roma
Gli anni dell’università lasciati alle spalle e la valigia che si sposta ancora, questa volta per calcare il suolo celestiale della Roma capitolina. La Città Eterna, dove Carlo ha dato nuova forma a quella passione – tutta giallorossa – mai sopita grazie alla fondazione insieme a un gruppo di amici del “Catanzaro Club Roma”. E pensare che l’idea originaria non è mica arrivata da un catanzarese. “Il club è nato ufficialmente a giugno del 2023 dall’iniziativa di un ragazzo, Alessandro Palmieri, ventenne cresciuto qui a Colleferro ma che ha il papà di Catanzaro. Alessandro aveva il desiderio di provare a raggruppare più tifosi del Catanzaro residenti nella Capitale e ha conosciuto Alessio Mangiacasale e Massimo Pascuzzo (rispettivamente presidente e vicepresidente del club, ndr), coloro i quali hanno poi effettivamente dato via al club insieme a me, che faccio il consigliere, Rinaldo, Nico Izzea il revisore dei conti mentre poi si è aggiunto Gianluca Greco tra i consiglieri”.
Oggi l’associazione conta 140 tesserati. “E abbiamo inaugurato nell’ottobre del 2024, quindi da più di un anno, la nostra sede fisica a Torrevecchia Gemelli – prosegue Carlo ricordando la festa per il primo compleanno con le vecchie glorie giallorosse– A mia memoria siamo forse l’unico club fuori dalla Calabria ad avere una sede fisica, è veramente un fiore all’occhiello. Quando non possiamo andare in trasferta ci ritroviamo in sede per guardare le partite. Scaramanzia? No, almeno fino ad oggi non abbiamo alcuna scaramanzia prima delle gare (sorride, ndr). I tesserati non provengono solo da Roma ma abbiamo iscritti di Catanzaro, sostenitori da Firenze e Bologna. Abbiamo voluto colorare la sede con bandiere, sciarpe e anche con le collaborazioni e i gemellaggi che abbiamo fatto con gli altri club, come ad esempio il Club Roma Viola di Firenze, il Club Roma Enrico Mantovani della Sampdoria e Francesca Mantovani di Perugia. Abbiamo magliette e cimeli che sono unici che sono presenti in uno store che abbiamo creato. Il motivo che ci ha spinto a fondare questo club è la passione, l’aggregazione delle persone fuori sede in una città come Roma molto grande, la possibilità insomma di riunirsi in un luogo che possa rappresentarci e poi perché è la nostra casa: io la definisco così, mi basta girare la chiave nella toppa e aprire la porta per percepire quella sensazione. È come se ritornassi ai primi tempi di quando ho vissuto il Catanzaro con mio padre allo stadio, tornare indietro per rivivere le stesse emozioni”.
“Genova ci ha fatto fare la pace con il Catanzaro”
La prima trasferta organizzata al “Braglia” di Modena nell’aprile del 2024 con tanto di stemma che non può mai mancare in viaggio. Come un rituale cadenzato. “L’organizzazione della trasferta parte dal mercoledì se la gara è di sabato o domenica. Abbiamo dei canali con i nostri tesserati, dove concordiamo l’organizzazione sia dell’orario che del mezzo appropriato. Una volta individuato mezzo e orario usciamo con un comunicato organizzativo e i tesserati si fanno vedere in un punto prestabilito, magari si parte con le macchine o in treno o bus. Siamo sempre stati presenti, tranne la trasferta di La Spezia di quest’anno, e ci siamo anche in casa con il nostro stendardo. Abbiamo infatti i nostri tesserati di Catanzaro che espongono in curva la nostra pezza. La trasferta più bella? Ce ne sono state diverse, penso le due di Genova che sono state emozionanti; cito anche Terni perché è stata la prima trasferta organizzata con un bus, qualcosa di molto speciale”.Dall’altra parte della cornetta si inserisce Massimo Pascuzzo, che aggiunge: “Genova per noi nati dal 78’ all’82’, che hanno visto solo la C e una Serie B, è come se ci avesse fatto fare pace con il Catanzaro. Abbiamo trovato la nostra dimensione a cui ambivamo. Per me, e penso pure per Carlo, la trasferta di Genova ha dato senso a tutte le trasferte in cui ci prendevano in giro: ora mentre lo racconto ho la pelle d’oca. Avevamo ragione noi, la storia ci ha ridato il senso di vivere dopo trent’anni nel dimenticatoio e degli sfottò”.
Da Catanzaro a Roma, passando per Perugia. Com’è stato l’impatto con la Capitale? “È stato un po’ traumatico – dice Carlo – nel senso che Roma per dimensioni e volume è proprio una metropoli. Per questo abbiamo sentito l’esigenza di avere una casa del Catanzaro qui a Roma, ed essendo estesa la città ci dà modo di stare compatti. Un ritrovo anche per coloro che vivono a Roma Sud o Roma Est. I tifosi del Catanzaro che vivono qui sono tanti e nei romani, quando si parla loro del Catanzaro, è ancora assopita l’origine della nostra Serie A. Ad esempio, abbiamo tesserati che non sono nativi di Catanzaro, eppure sono voluti entrare per bontà. Essendo magari romanisti ma a cui quella squadra di provincia, il Catanzaro che ha fatto male loro in passato, non fa altro che simpatia. Quando parlo del Catanzaro si ricordano ancora di Palanca e di quella tripletta all’Olimpico. Devo dire che se viene una persona romanista o romana, che abbia lontanissime origini catanzaresi, lo guardo con ammirazione perché potrebbe scegliere di andarsene all’Olimpico e invece viene in sede a tifare. Questo è orgoglio”.
“Condivido la politica dei Noto. Lo stadio? Resti in città”
Che idea ti sei fatto sul Catanzaro di questi anni? “Sarà che i giocatori vanno e vengono, come succede ormai tutte le estati. Tanti sono legati solo ai soldi ma l’importante è che ci sia una proprietà. I Noto stanno realizzando il sogno catanzarese, facendo un passetto alla volta. Quello che ci si augura, ovviamente, è di arrivare il più in alto possibile ma bisogna avere pazienza. I Noto non sono sprovveduti, è vero che sono pochi anni nel mondo del calcio ma sono cresciuti e poi sono circondati da persone, come il direttore generale e il direttore sportivo, che si stanno organizzando per fare un salto in A. Io condivido la strategia del presidente, di muovere un passo alla volta perché se vai in A e prendi solo sconfitte che senso ha? Vai solo per gloria? Me lo auguro anche io di andarci un giorno, sia chiaro, ma dico di metterci nei panni della società. Penso che la dimensione della Serie B sia perfetta: se poi un giorno ci saranno degli investitori che mettono un sacco di soldi ben venga allora, ma se prima non ci strutturiamo con il settore giovanile e le altre strutture è difficile. Lo stadio? Deve rimanere ancorato alla città, rinnovato e messo a norma. Non scherziamo. Si parla di fare uno stadio da 30-40mila spettatori ma sappiamo come ragiona il catanzarese: se i risultati sono buoni allora presenzia di buon grado allo stadio, altrimenti…Quello che vorrei augurarmi è che si possa un giorno cambiare atteggiamento. Ricordo negli anni della C2 che nelle partite di cartello eravamo 20-25mila spettatori. Ora con le nuove leggi la capienza del “Ceravolo” si è ridotta, ma di sold-out se ne sono visti pochi. Se facessimo 10 anni di fila in B, secondo te il catanzarese andrà sempre allo stadio in 12-13mila? Spero cambi la mentalità, ad oggi la B è un onore per quelli che siamo, per la società che ci rappresenta”.
Se dovessi spiegarlo a chi non lo sa o a chi non lo conosce, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Il riassunto di tutto. La passione, la vita: sotto tutti gli aspetti. L’orgoglio di essere catanzaresi”. Anche a distanza di chilometri, mantenendo intatto il volume del cuore che pulsa giallorosso.























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