Sei punti al vento, ma una certezza: il Catanzaro deve restare sé stesso | Il punto

Sei punti al vento, ma una certezza: il Catanzaro deve restare sé stesso | Il punto

Ottimismo per il gioco espresso ma superiamo la paura di vincere.

Ultimi minuti di gara sommati ad arbitraggi quantomeno discutibili,  hanno impedito al Catanzaro di mettere in cascina sei punti nelle ultime tre partite. Dalla gara casalinga al cospetto del Monza, alla difficile sfida contro l’Avellino degli ex Biasci e Sounas, fino al nebbioso recupero contro il Modena di Sottil — impreziosito da una perla di Rispoli — le Aquile hanno mostrato un atteggiamento deleterio alla conquista dell’intera posta in palio, quella che avrebbe consentito ora di blindare il quinto posto in graduatoria.

Ma se tre prove fanno un indizio, i punti gettati al vento sono sei. Il Catanzaro si sarebbe così trovato a soli 4 punti dal Palermo e con 4 gare da giocare, tra cui lo scontro diretto al Barbera. Tuttavia, con i “se” e con i “ma” non si costruisce nulla e, se nel computo delle osservazioni lecite inseriamo anche i superficiali arbitraggi post-natalizi con cui il Catanzaro si è dovuto confrontare, questi hanno rappresentato un avversario ancor più ostico dei diretti competitor.

Eppure le Aquile, malgrado le défaillance in zona Cesarini, hanno saputo opporsi a tutte le avversità poste lungo il loro cammino. Questo è un aspetto tutt’altro che secondario: analizzando le gare, i giallorossi hanno sistematicamente dominato gli avversari, e ciò apre scenari improntati all’ottimismo anche in vista dei playoff che Iemmello e compagni si apprestano ad affrontare. I numerosi infortuni, uniti alla pioggia di cartellini gialli e rossi comminati dai direttori di gara, non hanno impedito al Catanzaro di esprimere il proprio gioco. Solo quando, nei minuti finali, la squadra di Aquilani ha finito per snaturare il proprio DNA, sono emerse le difficoltà: proprio allora il Catanzaro ha sofferto, subendo l’avversario e disperdendo quanto costruito durante la partita. Un aspetto, questo, rimarcato dallo stesso Aquilani nella conferenza stampa post-recupero di martedì.

Il Catanzaro non può permettersi di snaturarsi: non deve rinunciare a costruire gioco né abbassarsi ad attendere passivamente l’avversario, perché puntualmente paga dazio. Poco importa come nascano gli episodi sfortunati; conta invece osservare come squadre come Monza, Avellino o Modena esultino come per una vittoria dopo aver strappato un pareggio contro i giallorossi. Sono state sperimentate tutte le soluzioni: con Iemmello e senza Iemmello, con Petriccione e senza Petriccione, con Brighenti e senza Brighenti. Eppure i sostituti si sono dimostrati all’altezza: da Fellipe Jack fino a Gonçalo Esteves ad Avellino, tutti hanno confermato la capacità quasi “alchemica” di Aquilani nel valorizzare i propri uomini. Una sorta di “Re Mida” della panchina, a patto che la squadra resti fedele alla propria identità.

A Castellammare, in un contesto tutt’altro che semplice e con una rosa ridotta all’osso, le Aquile avranno l’occasione di esorcizzare la zona Cesarini, trasformandola finalmente in “zona giallorossa”. Aquilani dovrà fare a meno di alcuni pilastri, ma proprio per questo potrebbe ancora una volta sorprenderci con soluzioni tattiche inedite, in vista dei playoff. Qualunque sarà la posizione finale in regular season, il Catanzaro si presenterà come una delle squadre più ostiche da affrontare. A una condizione: non tradire mai la propria natura, né nel gioco né nello spirito. Perché questo Catanzaro, anche quando deve difendere, ha un solo modo per farlo davvero: attaccare.

Avanti tutta, Catanzaro. Il bello deve ancora venire.

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Il Giallorosso nel cuore