Catanzaro, il calcio moderno tra addii e ripartenze: ora tocca a Polito
Lo chiamano “calcio moderno“. Un’espressione che, troppo spesso, finisce per giustificare qualsiasi scelta dettata dalla convenienza, dal business o dalle opportunità del momento. Si accettano con disarmante naturalezza cambi di rotta improvvisi, promesse disattese e parole che perdono valore nel giro di poche ore. Un messaggio che, inevitabilmente, rischia di trasmettere alle nuove generazioni un’idea dello sport ben lontana da quei principi di lealtà , rispetto e coerenza che, un tempo, rappresentavano valori irrinunciabili.
Anche la vicenda che ha accompagnato la ricerca del nuovo allenatore del Catanzaro si inserisce, suo malgrado, in questo contesto. Dopo l’addio di Alberto Aquilani, la società giallorossa aveva individuato in Marco Turati il profilo ideale per raccoglierne l’eredità . Lo aveva atteso, sostenuto e valorizzato, contribuendo ad accrescerne la credibilità in un momento particolare della sua carriera. Poi, però, è arrivato l’improvviso cambio di programma. Nonostante il mancato possesso del patentino UEFA Pro e una stagione conclusa con la retrocessione sul campo, Turati ha deciso di orientare diversamente il proprio futuro, scegliendo un’altra destinazione. Una decisione che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca e perplessità in un ambiente che lo aveva accolto con entusiasmo e che aveva investito tempo, energie e fiducia sulla sua figura.

Nella lunga storia del Catanzaro, una situazione del genere rappresenta un episodio piuttosto raro. La società , ancora una volta, ha dimostrato correttezza e pazienza, salvo ritrovarsi spettatrice di una scelta maturata all’ultimo momento. Il calcio di oggi è anche questo e, piaccia o no, bisogna prenderne atto.
Ma il “calcio moderno” non riguarda soltanto gli allenatori. Lo stesso discorso vale per il mercato, dove i sentimenti e il senso di appartenenza cedono spesso il passo alle opportunità . Il Catanzaro sta vivendo una fase di profondo rinnovamento e alcune partenze sembrano ormai inevitabili. Liberali è ormai un giocatore del Como, Brighenti , uno dei giocatori simbolo delle Aquile, si avvicina al ritorno vicino casa per motivi familiari, mentre Felipe Jack ha già salutato i giallorossi per trasferirsi alla Cremonese. E dopo Cassandro al Palermo, Favasuli è finito al centro di una vera asta di mercato che rende difficile immaginare una sua permanenza, mentre sul futuro di Pontisso permane più di un interrogativo. Situazioni diverse tra loro, accomunate però dalla stessa logica: oggi il mercato detta i tempi e le scelte, spesso ben oltre la volontà dei club e dei tifosi.

Capitolo nuovo allenatore. Archiviato il capitolo Turati, il Catanzaro ha però reagito con tempestività , individuando in Giorgio Gorgone il tecnico cui affidare la guida della squadra. Una scelta che merita attenzione non tanto per il clamore del nome, quanto per il valore del percorso professionale dell’allenatore romano. Gorgone è un tecnico che ha costruito la propria carriera lontano dai riflettori, distinguendosi soprattutto per la capacità di lavorare con i giovani e di trasmettere identità alle proprie squadre. Nella sua esperienza ha dimostrato di saper rilanciare gruppi in difficoltà , trasformandoli in squadre competitive grazie all’organizzazione, all’intensità e alla forza delle idee. Dal punto di vista tattico, Gorgone non è un integralista. Il suo sistema di riferimento è il 3-5-2, ma nel corso della carriera ha dimostrato di saper modificare l’assetto in funzione delle caratteristiche della rosa. All’occorrenza passa al 4-3-2-1 o al 4-3-1-2, privilegiando sempre equilibrio, intensità e occupazione razionale degli spazi. Le sue squadre cercano il possesso del pallone attraverso una costruzione ragionata dal basso, ma senza rinunciare alla verticalità quando se ne presenta l’occasione. Ama un centrocampo dinamico, capace di accompagnare entrambe le fasi di gioco, e pretende grande partecipazione dagli esterni, fondamentali nello sviluppo della manovra. Davanti predilige due attaccanti complementari, in grado di dialogare tra loro e attaccare la profondità , senza rinunciare al trequartista quando la rosa offre interpreti di qualità . Sono principi che potrebbero inserirsi con naturalezza nella filosofia calcistica sviluppata dal Catanzaro negli ultimi anni, garantendo quella continuità di gioco che la società considera uno dei propri punti di forza.

Ora, però, le idee da sole non bastano. Per trasformarle in risultati servirà un organico all’altezza. Ed è proprio qui che entra in gioco il lavoro di Ciro Polito, il punto fermo da cui la società del patron Noto ha deciso di ripartire. Dopo le partenze già definite e quelle ancora possibili, il direttore sportivo è chiamato a ricostruire una squadra che conservi competitività , identità e ambizione. I tifosi aspettano i primi colpi di mercato, consapevoli che saranno determinanti per mettere Gorgone nelle condizioni migliori per lavorare. E i primi nomi sono profili giovani interessanti, nel segno della continuità del progetto, da Cocchi a Postiglione, passando dal baby talento Greco.
Il calcio, del resto, è ricco di seconde opportunità . Lo dimostrano le storie di allenatori che, dopo una stagione difficile, hanno saputo rilanciarsi ai massimi livelli. Il Catanzaro si augura che anche Giorgio Gorgone possa scrivere una pagina importante della storia giallorossa, in attesa che si definisca anche legalmente il capitolo Turati.
Perché, al di là delle occasioni perdute, delle promesse cambiate e di un mercato che sembra non conoscere più sentimenti, ciò che conta davvero è chi sceglie di credere fino in fondo in un progetto. Oggi il Catanzaro può ripartire da un allenatore motivato e da una società chiamata a ricostruire. Tocca ora alla dirigenza giallorossa completare l’opera, consegnando al prossimo allenatore una squadra all’altezza delle aspettative di una piazza che continua a sognare.



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