Lo zio Sergio e i Cani sciolti, il giovane Luigi si racconta: “Cresciuto con il mito di Palanca, me lo sono tatuato sul braccio”

Lo zio Sergio e i Cani sciolti, il giovane Luigi si racconta: “Cresciuto con il mito di Palanca, me lo sono tatuato sul braccio”

Da Santa Maria con furore, Luigi Longo è figlio della generazione Z: “Ho iniziato ad andare allo stadio quando era poco frequentato. Vorrei tornare a un calcio più sentito, con meno business”

A prescindere dal risultato perché alla fine quello che conta è esserci, sempre. In ragione di una fede, quella che da piccolino trasmetteva con amore lo zio Sergio. E poco importa se tra gli anni Novanta e Duemila erano le grandi squadre del Nord a fare capolino nei pensieri della maggior parte dei ragazzi.

Per Luigi Longo invece no, c’è sempre stato solo il Catanzaro. In cima ai pensieri e alle note del cuore. Da Santa Maria con furore, il quartiere dove oggi ha trovato nel gruppo organizzato dei Cani sciolti la sua naturale inclinazione di tifoso: a sostenere e cantare a squarciagola con tutta la curva.

Luigi Longo in primo piano (credits: Us Catanzaro 1929)

La storia di un ragazzo di 27 anni, figlio di una generazione giallorossa cresciuta nella disincantata illusione di poter rinverdire i fasti di un tempo. L’illusione tramortita in campionati anonimi ma che poi si sarebbe sciolta un giorno nella rinascita. “La mia prima immagine in giallorosso è di un Catanzaro-Barletta, parliamo di almeno una decina di anni fa – racconta Luigi – Andai allo stadio e da lì in poi non ne ho fatto più a meno. Erano anni in cui lo stadio era poco frequentato, si preferiva guardare la Serie A, ma a me hanno sempre inculcato l’amore e la passione per il Catanzaro. Inizialmente me ne andavo in tribuna, anche se poi la Curva Ovest ha preso il sopravvento. Il mio interesse è cantare, fare in modo che la tifoseria ospite si senta in soggezione. Devo questa appartenenza a mio zio Sergio: lui fa parte del Catanzaro Club, uno dei più storici della città, ed era lui a parlarci in famiglia di questo Catanzaro, spingendoci a venire allo stadio. Spesso, era lui stesso a farci i biglietti per avvicinarci all’ambiente. Lui che ha vissuto gli anni della Serie A, anche di Massimo Palanca a cui siamo molto attaccati”.

Luigi Longo, a sinistra, da ragazzino

Seppur non l’abbia vissuto Palanca, questione di epoche diverse, Luigi ha voluto dare un senso a quello che per lui rappresenta un idolo. “Me lo sono tatuato sul braccio. Di calciatori a cui sono legato non ne ho in particolare, chiaro che per tutti noi il punto di riferimento è Iemmello, forse anche perché è figlio di questa città. A volte mi diletto a giocare a calcio con gli amici e di ruolo faccio il centrocampista, anche Pontisso e Pompetti sono i miei esempi. Ma Palanca è quello a cui sono più attaccato, un idolo: lo paragono ai migliori e per migliori intendo quelli della Serie A. Cioè, parliamo di tredici gol da calcio d’angolo! Vado sempre a rivederli i vecchi filmati che ci sono in rete di lui al Catanzaro”. Parole di ammirazione che sfociano in un sano rimpianto. “Mi spiace non aver vissuto quegli anni, forse sarebbe stato più bello ammirare dal vivo un signore del calcio come Palanca, era un calcio più sentito e con meno business rispetto a oggi. Spero che un giorno quel calcio romantico possiamo riviverlo”.

Luigi Longo con l’amico di sempre Davide

I valori della vita e del tifoso, genuino, in un figlio della generazione Z. “Nella vita di tutti i giorni faccio il refertista in un supermercato. Sono abbonato in curva e vado in trasferta quando posso con il lavoro. Sono stato quest’anno a Brescia quando abbiamo vinto all’ultimo secondo, insieme agli amici bresciani: c’è sempre bisogno di queste giornate, dove prevale il rispetto e l’amicizia. Sono cose belle che si vedono. La stagione che per me resterà indimenticabile è invece quella di due anni fa quando andammo in B, vedendo la squadra mi è rimasto impresso quanto fossero tutti grandi amici tra loro. Un vero gruppo. Sono contento anche degli ultimi due campionati di Serie B, stiamo vivendo stagione fantastiche”.

Luigi Longo, al centro, con l’amico Davide e la fidanzata Lidia

Il futuro può interrompere il nastro dei ricordi e avviare il tasto “Rec” su rinnovate ambizioni. “Credo che la proprietà sia molto buona, questo è senza dubbio un punto di partenza fondamentale. Il nostro compito è di stare un po’ più sereni, sostenere questo progetto che ha l’intenzione di farci tornare a quei giorni che tutti immaginiamo. La speranza c’è, è solo questione di tempo”.

Se dovessi spiegarlo, che cosa rappresenta per te il Catanzaro? “Ogni mattina mi sveglio e il pensiero va a quando gioca il Catanzaro, a quando si torna al “Ceravolo”. La squadra rappresenta qualcosa della nostra città e quindi, a maggior ragione, qualcosa da difendere. Quando arrivi allo stadio dimentichi tutto, pensi a quello che vivi dentro. Non si può spiegare, ma si può vivere. È come se in quella giornata l’obiettivo sia andare allo stadio e vedere la partita tifando la tua squadra del cuore, a prescindere dal risultato. Gesti semplici, che ci fanno stare bene”.

 

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Il Giallorosso nel cuore