La sfida al Napoli, Pompetti e sprazzi di un bel Catanzaro: cosa ci lascia il ritiro di Spiazzo
Spiazzo-Dimaro e ancora Spiazzo. L’amichevole di ieri pomeriggio contro il Napoli ha segnato la fine del ritiro in Trentino per le Aquile. Dodici giorni di fatica, i primi di un nuovo percorso che porta il nome di Alberto Aquilani, e la possibilità di vivere a stretto contatto con il gruppo squadra: evento che serve da sempre a cementare legami e rinsaldare, ove ce ne fosse bisogno, affetti costruiti durante la precedente stagione. Spesso si dice che i campionati si vincono dai ritiri, a fare gruppo e costruire soprattutto una mentalità.
Il ritiro del Catanzaro tra note positive e negative
Il ritiro del Catanzaro ha lasciato segnali dai colori cangianti, non senza tuttavia note “stonate”. Veniamo prima alle cose importanti. Se l’anno scorso fu un rincorrere il tempo, sotto tutti i punti di vista – Caserta annunciato a giugno inoltrato e una rosa completata l’ultimo giorno di calciomercato, con comprensibile smarrimento tattico nelle prime giornate -, quest’anno la società si è mossa in anticipo. La matassa Aquilani si è sbloccata relativamente presto, senza gli impedimenti di dodici mesi fa. Così come sul fronte delle operazioni dove segnaliamo l’arrivo di ben otto innesti: qualcuno potrà obiettare che si tratta per lo più di innesti under e chi scrive è anche d’accordo con tale postulato. Ma è indubbio che l’acquisto di profili giovani vada contestualizzato a un periodo che stanno vivendo tutte le squadre di B, in attesa di accendere e accendersi nelle ultime settimane di mercato, con le pretese degli over e delle squadre d’appartenenza che giocoforza verranno meno.
Otto gli acquisti, scanditi da ufficialità, foto di rito e prime dichiarazioni. In ordine di tempo il portiere Christian Marietta, il fantasista Gabriele Alesi, il laterale Ruggero Frosinini (primo nuovo over), il centrale Ervin Bashi, in mezzo al campo Fabio Rispoli, l’estro di Seha e la forza di Patrick Nuamah (giocatore che nonostante la giovane età presenta già un buon numero di partite in B con l’ex Brescia di Cellino) mentre a irrorare la causa degli innesti d’esperienza ecco il ritorno di Gianluca Di Chiara. Salutato dai più con ottimismo, la società ha sottoscritto un accordo annuale: logiche valutazioni su quello che potrà dare il 33enne palermitano. L’augurio, da parte di tutti, è che il suo apporto risulti di quelli consistenti per la retroguardia – sarà una banalità ma il salvataggio sulla linea di Vergara è già una bella notizia – e soprattutto lo spogliatoio.
In dodici giorni sono state tre le amichevoli, le prime due contro formazioni locali e di cabotaggio tecnico minore. Test che sono serviti a mettere minuti nelle gambe, logico che sia così, ma anche dare modo ad Aquilani di valutare “sul campo” la condizione dei giocatori e lo stato di forma del suo gioco. A proposito di Aquilani: l’ex tecnico del Pisa si è presentato da poco più di quaranta giorni, ma sembra che sulla panchina giallorossa sieda da più tempo. Sarà forse l’abbinamento cromatico che gli risulta naturale, vista la sua romanità, oppure il suo carattere deciso e senza remore di apparire? Le dichiarazioni alla stampa, ai colleghi e ai microfoni del club hanno consegnato un Aquilani consapevole della sua squadra, delle forze e delle lacune che necessitano di essere implementate. A questo aggiungiamo l’umiltà, valore su cui temprare una carriera che l’ex calciatore della Roma si augura di ripetere da allenatore. “La mia idea di gioco? L’idea è quella di avere una squadra che propone qualcosa, però aspetto che sia fatta e poi decideremo”, diceva qualche settimana sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Segno evidente di valorizzare i giocatori a disposizione e adattarsi, se necessario, al loro atteggiamento in campo. Floriano Noto, presentandolo, ha dichiarato che il suo gioco rispecchia il Dna dei calciatori.
E sprazzi di questo Dna lo si sono visti contro il Napoli. E’ vero, l’impatto è stato di pura sofferenza, ed è vero anche che le prestazioni a luglio lasciano il tempo che trova soprattutto se contestualizziamo un Napoli tra primo e secondo tempo diverso in atteggiamento e uomini. Ma il Catanzaro ha giocato a calcio, si è difeso stringendo i denti e ha attaccato sfiorando nel finale con Pittarello un pareggio che avrebbe avuto del clamoroso. Da sottolineare come dopo l’intervallo Aquilani non abbia praticamente operato cambi, se non quello di Biasci con proprio l’ex Cittadella. Un segnale importante, a dare una possibilità di riscatto alla squadra: a farla restare sul pezzo, costruendo quella mentalità di avversario che, nonostante i pugni e i colpi subiti, resta in piedi e combatte. Giusto per ricordare un’immagine di memoria balboiana.

L’ultimo segnale positivo, forse quello che rende più orgogliosi, è aver disputato un’amichevole con il Napoli in uno scenario invidiabile. A Dimaro, in uno stadio tutto esaurito, con quella Curva Carciato piena di calore e colori giallorossi. Pensare che anni fa, di questi tempi, del Catanzaro e di Catanzaro si parlava in tutt’altro modo venendo accostata alla paura di non potersi iscrivere tra cavilli e fideiussioni è una conquista tutt’altro che scontato. L’ennesimo punto di approdo per una società e piazza, tornati nel calcio che conta.
Il ko di Pompetti il maggiore grattacapo
Da una parte gli onori, dall’altra però anche le noie. Non sono sfuggite in questo ritiro alcune note negative, se così possiamo chiamarle. A cominciare da quello che è sembrato ai più un fulmine a ciel sereno: l’addio di Stefano Scognamillo, leader indiscusso della difesa giallorossa in tutti questi anni. Quest’anno avrebbe raggiunto il titolo di bandiera, sganciando un tassello over dagli obblighi contrattuali della società. Ma, al di là dei formalismi, la perdita di Scognamillo rappresenta senza dubbio un vuoto che sarà difficile – a prescindere dagli innesti futuri – colmare nello spogliatoio. Un leader buono, genuino, di quelli che strappano un sorriso nei momenti di tensione di una partita o di uno scampolo di stagione. Del suo passaggio al Benevento si è detto di tutto, giusto che sia così e ci mancherebbe, chi scrive ritiene che a questi livelli il calcio rappresenta un’opportunità di vita e non solo una passione da continuare a coltivare.
A lasciare il Catanzaro, in questo caso temporaneamente, anche un paio di altri tesserati alle prese con il virus intestinale. Una circostanza evitabile, ma che può essere ricompresa nell’arco di una stagione. Inutile soffermarsi sul fatto che tutto questo abbia comportato non pochi ostacoli al lavoro di Aquilani.
In chiusura, la nota più negativa che mai avrei voluto scrivere questa mattina. Parliamo dell’infortunio di Marco Pompetti. Un giocatore troppo importante per questa piazza e il nuovo corso di Aquilani. Giocatore duttile, esplosivo e capace di dare qualità e dinamismo alla mediana giallorossa. L’entrata dura e scomposta di Hasa – in amichevole, per giunta – non rende giustizia, ma il calcio “regala” anche questo. “La prima cosa è che devo dire mi dispiace quello che è successo a Pompetti, mi auguro non sia nulla di grave ma abbiamo la sensazione che si sia fatto male. Oltre a giocatore importante è un uomo importante nello spogliatoio”, così Aquilani ieri sera. Dopo gli esami strumentali arriverà nelle prossime ore il responso sulle condizioni del play abruzzese e soprattutto dei suoi tempi di recupero (a proposito: sarebbe buona cosa se la società emettesse un comunicato ufficiale, utile agli operatori dell’informazione ma anche ai tifosi e più in generale alla piazza, senza che circolino notizie destituite da fondamento scientifico, come se i social tutto d’incanto si siano trasformati in un ambulatorio medico con professori e non). Un grattacapo grosso, che rappresenta un ostacolo semi-permanente a quell’idea di calcio che Aquilani vuole portare avanti, attribuendola alla leadership del giovane Pompetti.
In settimana la ripresa dei lavori a Giovino, per preparare il primo test ufficiale della stagione contro il Sassuolo in Coppa Italia. E proprio dal Sassuolo, diventato partner strategico per gli affari del Catanzaro, potrebbe arrivare un certo Andrea Ghion a sostituire Pompetti. A volte, dagli imprevisti nascono nuove opportunità.



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