Biasci e il Catanzaro, una storia che meritava un finale diverso. Questione di asticella, questione di addii pesanti

Biasci e il Catanzaro, una storia che meritava un finale diverso. Questione di asticella, questione di addii pesanti

In fondo le stagioni del pallone somigliano un po’ ai petali di un fiore. Il caldo li appassisce, inermi di una irragionevole arsura, pronti per essere spazzati via da un soffio di vento. Il significato cadenzato dell’incedere del tempo, inesorabile e che mai offre sconti.

Biasci e il Catanzaro, una storia come la S maiuscola

Come accade nella vita di tutti i giorni, del fato e dei suoi eventi, scanditi secondo quello che è il bene e il male. Come succede nelle storie, le più tormentate ma anche le più dolci: le storie d’amore, ad esempio. Tutto passa, anche quello che con una punta di romantica nostalgia vorresti non finisse mai.

E così che nelle prossime ore Tommaso Biasci lascerà il Catanzaro. Una storia nata in una fredda e anonima serata del “Ceravolo”, nel gennaio del 2022 contro il Palermo, ma che poi si sarebbe svelata fioriera di prestazioni e numeri importanti: le reti – tante, tutte preziose, 44 a referto – e gli assist: 12 in 136 presenze. Il ragazzo che da San Giuliano Terme si è iscritto per sempre nei record del Catanzaro: chi l’avrebbe mai detto, lui che arrivava dal Padova – ai margini del progetto tecnico – dopo aver fatto bene tra Carpi e Carrara. Stagioni proficue in C, ma mai all’onta del Sud e di una piazza così esigente come Catanzaro. Il riscontro e la storia hanno fatto il resto suggellando l’immagine di Biasci a uno dei pilastri intoccabili della tifoseria catanzarese. L’immagine che appartiene ancora nella memoria collettiva del popolo giallorosso a quella della cavalcata trionfale in B, del primo anno in cadetteria sancito dal doppio gol nel derby contro il Cosenza oppure delle corse sotto la Curva Capraro. L’ultima contro la Sampdoria dopo una rete di pregevole fattura.

Prestazioni, reti, numeri. Tutti incastonati in un atteggiamento e un esempio che Biasci, con il suo numero 28, ha infuso di grinta, cuore e carattere. Un giocatore capace di travalicare l’onesto gap tecnico con altri giocatori di spessore puntando sulla sua maggiore qualità: vivere per il gol, costruendosi lo spazio per bucare la rete. Un attaccante di quelli che per certi versi si fa fatica ancora oggi a vederli in giro, l’identikit di un giocatore dalla tempra cristallina e dai valori di un calcio che forse non c’è più.

Non solo. Perché Biasci ha rappresentato l’essenza del giocatore intelligente tatticamente. Chi se lo dimentica l’anello di congiunzione – tattico oltre che nello spogliatoio – con Vandeputte, a scambiarsi continuamente di ruolo gettando nel panico le difese avversarie e il binomio quanto mai vincente con Pietro Iemmello. Una coppia capace di generare oltre 100 gol in due, numeri che fanno il paio con gli innumerevoli record che il Catanzaro targato Vivarini ha scritto nel firmamento giallorosso.

Troppa nostalgia? Indubbiamente sì. Chi scrive conserva la morbosa convinzione che quel Catanzaro non potrà essere replicato, o quantomeno raggiunto. Contesto diverso, giocatori inseriti in un sistema decorato di idee e di un collante semplicemente perfetto. Ma, se vogliamo spostare il focus sulle ultime stagioni di Basci, la riflessione permette di ragionare su quale apporto abbia dato l’attaccante pisano in una competizione stimolante come la B su cui mai si era misurato. Ebbene, Biasci ha risposto con le reti anche in B nonostante il minor cabotaggio e nonostante un’ultima stagione sicuramente amara. Sia per il Catanzaro, che credeva ancora nel numero 28 tanto da estendergli il contratto dodici mesi fa, sia per lo stesso Tommaso che sappiamo in cuor suo ci tenesse a continuare a sentirsi un giocatore importante. Ma resta indubbio che, al netto delle congetture, le statistiche abbiano comunque fatto notare che Biasci, quando chiamato in causa, abbia dato e molto a fronte degli altri colleghi di reparto atavici.

Certo, la fine della scorsa stagione suona come una nota stonata. Perché una storia come quella di Biasci e il Catanzaro meritava un finale di tutt’altra enfasi. I retroscena e le trattative addebiteranno la responsabilità di questo addio, se a una gestione tecnica poco efficace nella scorsa stagione o se a una volontà precisa del giocatore di cambiare aria. Di trovare semplicemente dei nuovi stimoli.

Quattro giorni al gong, poi sarà tempo di bilanci

Le prossime ore si consumeranno tra gli afflati e le interazioni dei social, con tanto di saluti tra “Soda” e le Aquile. E proprio in casa Catanzaro restano tanti nodi da sciogliere in questi scampoli di mercato. Delle asticelle da alzare, per usare il “tormentone” rimbalzato sui media dopo il tiepido pareggio contro il Sudtirol. Il presidente Noto, tre giorni fa dal palco di Piazza Dogana, aveva dichiarato che entro il fine settimana la famigerata asticella si sarebbe alzata. Un segnale, qualcuno così l’ha inteso tra le righe, di mercato secondo le esigenze esposte da Aquilani e da Iemmello.

Ebbene, di tracce di nuovi acquisti sembrano che siano arrivate nelle ultime ore con radio mercato che riferisce di primi colpi che da qui a lunedì la piazza giallorossa si aspetta. A partire dalla punta, quella capace (si spera) di portare reti in cascina, di un esterno di gamba tanto richiesto dal tecnico romano e di un centrocampista che possa affiancare Rispoli nel difficile compito di sostituire Pompetti.

Soltanto dopo il gong di lunedì, alle ore 20, sarà tempo di bilanci e pagelle. Non servono ulteriori esercizi di pensiero per ritenere comunque che ad oggi il Catanzaro abbia deciso di virare massicciamente su una nuova era, svecchiando la rosa e provando a replicare il modello di calcio sostenibile delle passate stagioni. Ma se negli anni passati le uscite, indubbiamente pesanti, erano calmierate di una o massimo due unità l’estate 2025 che sta finendo ha già segnato l’impoverimento della spina dorsale giallorossa. Tre addii – Bonini, Scognamillo e Biasci (per lui si apriranno le porte dell’Avellino) – che equivalgono ad assenze permanenti per mister Aquilani a cui aggiungere una quarta, quella di Pompetti. Che speriamo, in questo caso, sia il più breve possibile.

Insomma, servono rinforzi in grado di sostituire lo spessore umano e tecnico di una rosa che al momento ha sì una coperta abbastanza lunga ma, data la gioventù e le belle speranze, forse un po’ troppo leggera per l’incombere dell’inverno e dei primi grattacapi. Peraltro già fuoriusciti all’esordio contro il Sudtirol. A volte, non sempre il male viene per nuocere.

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